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Intervista al Consigliere comunale di Civitanova Marche

Intervista al Consigliere comunale di Civitanova Marche

Un dialogo tra pensiero e bellezza, tra riflessione e creatività: è questa l’anima di Filosofarte, un progetto che unisce filosofia e arte per costruire un ponte tra il mondo delle idee e la sensibilità estetica, coinvolgendo cittadini, artisti e pensatori in un percorso di crescita condiviso.

Quali sono i temi specifici che intendete esplorare durante gli eventi di Filosofarte?

Filosofarte nasce dal desiderio di creare uno spazio in cui il pensiero e la creatività si incontrino.
Nei nostri eventi vogliamo esplorare temi universali come la libertà, il tempo, la fragilità, la speranza e la bellezza.
Ogni incontro sarà un’occasione per fermarsi e riflettere insieme, con linguaggi diversi ma uniti dallo stesso desiderio di comprendere e sentire.
A partire dal prossimo anno introdurremo anche mostre artistiche dedicate ai temi trattati, per trasformare la riflessione filosofica in un’esperienza visiva e sensoriale, accessibile a tutti.


In che modo pensate che la cultura possa contribuire alla crescita della comunità di Civitanova Marche?

La cultura è uno strumento di crescita umana e sociale. Quando una città investe nella cultura, investe nelle persone.
Significa creare spazi di ascolto, di confronto e di accoglienza.
Per noi è fondamentale che Filosofarte sia un progetto aperto a tutti, anche alle persone con disabilità o che vivono situazioni di disagio fisico, psicologico o sociale.
Vogliamo che la cultura diventi un linguaggio inclusivo, capace di unire e non di escludere.
A Civitanova Marche la cultura può essere un luogo di incontro dove nessuno si sente ai margini.


Potreste condividere qualche esempio di eventi passati che hanno avuto un impatto significativo sulla partecipazione del pubblico?

Negli anni scorsi abbiamo vissuto momenti di grande intensità emotiva, in cui la filosofia si è intrecciata con la musica, la poesia e le arti visive.
Ricordo in particolare le serate dedicate al tema del “tempo” e del “silenzio”, in cui il pubblico è diventato parte viva dell’esperienza.
Alcuni laboratori hanno coinvolto anche persone con fragilità, confermando che l’arte e il pensiero possono davvero essere strumenti di inclusione e di benessere condiviso.
Il progetto ha iniziato anche a farsi conoscere fuori dal territorio…
Sì, e ne siamo profondamente orgogliosi.
Abbiamo avuto la fortuna di essere invitati al Palagio di Trudie Styler e Sting a Figline Valdarno, un’esperienza che ha dato grande visibilità al nostro lavoro e ci ha permesso di portare lo spirito di Filosofarte in un contesto di respiro internazionale.
Inoltre, il progetto ha partecipato a diversi eventi e collaborazioni nazionali, tra cui Sotto il Monte Giovanni XXIII con Giuseppe Cruciani, Pescara, Penne, Sirolo e Roma, dove abbiamo trovato interesse, dialogo e nuove sinergie culturali.
È un percorso in grande espansione, che ci conferma quanto sia forte il bisogno di una cultura viva, capace di unire la riflessione al sentimento.


Come coinvolgete artisti e filosofi nel processo di creazione degli eventi?

Il nostro metodo è basato sul dialogo e sulla co-creazione.
Invitiamo artisti, filosofi, educatori e operatori sociali a partecipare fin dalle prime fasi di progettazione.
Vogliamo che ogni evento sia frutto di uno scambio autentico tra discipline e persone.
È così che nascono esperienze che toccano il cuore e che parlano a tutti, indipendentemente dalle abilità o dalle condizioni di partenza.


Quali sono le vostre aspettative per il futuro di Filosofarte e come intendete espandere il progetto?

Il nostro sogno è che Filosofarte diventi un punto di riferimento stabile per la città e per il territorio.
Per il prossimo anno vogliamo ampliare il progetto con mostre d’arte contemporanea, laboratori accessibili, collaborazioni con le scuole e con associazioni che operano nel sociale, e un calendario di eventi che porti la cultura nei luoghi quotidiani.
Vogliamo che ogni cittadino, qualunque sia la sua storia o la sua condizione, possa sentirsi parte di questa esperienza.
Perché la cultura, quando è autentica, appartiene a tutti e fa crescere tutta la comunità.


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Redazione The Digital Moon

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