THE PENGUIN: L’ASCESA MAFIOSA DI UN REIETTO
THE PENGUIN: L’ASCESA MAFIOSA DI UN REIETTO
The Penguin, chi sei?
Sul filone di The Batman (2022) e Joker (2019), arriva THE PENGUIN: L’ASCESA MAFIOSA DI UN REIETTO
E si mostra al pubblico con una versione più simile al mondo reale che a quello dei fumetti…
Sembra di assistere a una produzione di Scorsese, abbiamo l’ascesa di un gangster (anche se dall’aspetto goffo) che sa muoversi con astuzia e doppi giochi. Pinguino è un soprannome datogli dalla famiglia mafiosa Maroni, famiglia per cui lavora da quando era solo un povero randagio, iniziando come autista. Ma dietro quella mascherina da finto scemo, c’è Oswald… Un manipolatore spietato, killer mercenario senza un senso estetico della morte…
Capiamo il perchè…
Perché? Ha dovuto sopprimere il suo lato folle (non posso spoilerare), l’arte di uccidere e la follia la possiamo però intravedere subito, nella prima esecuzione durante i primi minuti del primo episodio. Uno sguardo agghiacciante, derisorio verso la sua vittima, un sogghigno misurato che sa far rabbrividire più delle risate schizoidi del Joker.
Piacere, Sophia Falcone
Ma la vera scoperta è la trama parallela che vede protagonista Sophia Falcone, uscita dall’ospedale psichiatrico di Arkham, pronta a vendicarsi per ciò che ha subìto prima e durante la sua carcerazione. Non posso dire altro su di lei, o rovinerei tutto, a parte la recitazione magistrale di un personaggio mai veramente posto sotto i riflettori nell’universo del cavaliere oscuro. Qui finalmente la troviamo in tutto il suo “nero splendore”, una pazza allucinata dagli occhi perennemente spalancati, chic e cinica come Meryl Streep in Prada, ma mai cadente nel kitsch al pari delle ultime trasposizioni di Crudelia Demon. Donna bellissima, italiana nei lineamenti, ma mai rozza come le boss camorriste di Gomorra. Una psicopatica di classe, fredda, spietata, sadica, scaltra e fatale!
THE PENGUIN è un gangster noir d’autore di altissimo livello
La serie si accosta molto più a un gangster movie stile Scorsese, Coppola, Leone o Sollima. Un romanzo criminale tra i ghetti di una metropoli devastata dagli eventi del film antecedente, buia, piovosa come l’atmosfera di Se7en, grottesca e noir-cyberpunk stile Blade Runner. La fotografia è una vera esperienza di goduria per gli occhi, primi piani con una lente talmente a fuoco che pare iperrealismo pittorico, quel GIALLO che prevarica su tutti i colori in accostamento ai locali notturni -ritrovi per gli emarginati di una città di perdizione- non può che ricordare i dipinti di Hopper. Il trucco su Colin Farrell è un’opera d’arte a sé, ed è inutile poi parlare della performance dell’attore… Pare che abbia accantonato sé stesso per trasformarsi in Oswald “Oz the Penguin”, il “Soprano” che ondeggia per una malformazione e che ama guardare l’alba, prima o dopo aver ucciso chi gli si sia messo davanti per ostacolare la sua scalata verso il suo trono. La poltrona da Padrino di Gotham City.
Oswald e Sophia
Altra meraviglia è il bipolare rapporto che si instaura tra il pinguino e la lady Falcone.
Sia Oz che Sophia hanno un passato complesso, questo li avvicina a livello emotivo, tuttavia si percepisce del dolore che scorre tra i loro occhi, mentre si fissano profondamente. Perché entrambe sono anime oscure, appena riemerse dal proprio inferno più devastante. Eppure si trovano in rivalità, e non c’è colpa da parte di nessuno dei due se il fato li ha messi contro, nonostante provino empatia, stima reciproca e un cenno di tenerezza da parte di Sophia (questo ci fa intendere che anche nel cuore di una pluriomicida c’è della commozione e del tenero). PS: questo sentimento benevolo nei confronti di Oz non è quasi mai presentato in modo narrativo, lo si percepisce solamente dagli sguardi (altra dimostrazione del talento e dell’intensità recitativa dei due attori)
VOTAZIONE
Finale straziante, al pari di Joker, anche se per motivi differenti.
Non una serie TV, ma un mega filmone crime gangster drama, che avrei montato in un unico lungometraggio, magari diviso in tre capitoli da 3 ore circa l’uno.
Voto: 9
THE DIGITAL MOON
DANY D. DARKO

