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Intervista ad Emanuele: Dalle forbici di quartiere al fashion luxury

Intervista ad Emanuele: Dalle forbici di quartiere al fashion luxury


Ciao Emanuele! Il tuo percorso è iniziato a soli 16 anni in un piccolo salone di Firenze, subito dopo il trasferimento da Napoli. Qual è stata la scintilla o il primo impatto in quel salone che ti ha fatto capire che l’hair styling non sarebbe stato solo un lavoro, ma la tua strada nella vita?

Il trasferimento da Napoli a Firenze è stato un cambiamento importante. Avevo 14 anni e due anni dopo ho iniziato a lavorare in un piccolo salone. All’inizio era semplicemente un’opportunità per imparare un mestiere, ma giorno dopo giorno ho capito che dietro un taglio o un colore c’era molto di più. Mi affascinava il fatto di poter cambiare il modo in cui una persona si vedeva allo specchio. Vedere una cliente uscire con un sorriso diverso da quello con cui era entrata mi ha fatto capire che questo lavoro non riguardava solo i capelli, ma la capacità di trasmettere sicurezza ed emozioni. Da quel momento ho capito che sarebbe stata la mia strada.


Aprire un’attività a soli 21 anni richiede una dose straordinaria di coraggio e determinazione. Quali sono state le sfide imprenditoriali più grandi che hai dovuto affrontare all’inizio e come sei riuscito, in otto anni, a raddoppiare aprendo anche un salone interamente dedicato all’uomo?

Aprire un’attività a 21 anni è stata una delle sfide più grandi della mia vita. Avevo tanta passione, ma pochissima esperienza imprenditoriale. Ho dovuto imparare a gestire un’azienda, prendere decisioni difficili e affrontare momenti in cui sembrava tutto più complicato del previsto. Credo però che la costanza abbia fatto la differenza. Ho sempre investito nella formazione, nella qualità del servizio e nella costruzione di un’identità precisa. È stato questo che, negli anni, mi ha permesso di crescere fino ad aprire anche un salone dedicato esclusivamente all’uomo, ampliando la mia visione senza perdere i valori con cui ho iniziato.


Durante il periodo del Covid è arrivata la svolta grazie all’incontro con un’agenzia milanese di scouting, che ti ha spalancato le porte del fashion luxury. Com’è stato il primissimo impatto con l’adrenalina, i ritmi serrati e le dinamiche del backstage della moda rispetto al lavoro quotidiano in salone?

L’ingresso nel mondo della moda è stato un vero punto di svolta. Passare dal salone ai backstage delle sfilate significa cambiare completamente ritmo. In salone hai il tempo di conoscere la persona e costruire il risultato insieme; nel fashion ogni minuto è fondamentale e tutto deve essere impeccabile al primo colpo. Ricordo ancora l’emozione del mio primo backstage: vedere decine di professionisti lavorare contemporaneamente verso un unico obiettivo è stato incredibile. All’inizio è stata una sfida, ma proprio quell’adrenalina mi ha fatto innamorare di questo ambiente.


Oggi lavori come Head Team Hairstylist per eventi e produzioni con celebrità nazionali e internazionali. Come si gestisce la responsabilità di guidare un team di stylist in contesti così prestigiosi e come riesci a tradurre la visione degli stilisti e dei brand sui capelli dei modelli e delle star?

Essere Head Team Hairstylist significa avere la responsabilità non solo del proprio lavoro, ma anche di quello dell’intero team. È fondamentale creare un gruppo affiatato, organizzato e capace di lavorare con precisione anche sotto forte pressione. Il mio ruolo è trasformare la visione creativa dello stilista in un risultato concreto, rispettando tempi molto stretti e mantenendo uno standard elevato. Ogni sfilata, campagna o evento racconta una storia diversa, e i capelli sono parte integrante di quella narrazione. È una responsabilità importante, ma anche una soddisfazione enorme.


Nonostante il successo nel mondo della moda, continui a dividere il tuo tempo tra i backstage milanesi e la cura dei tuoi clienti in salone a Firenze. In che modo queste due anime del tuo lavoro si alimentano a vicenda e qual è il consiglio che daresti a un giovane aspirante hair stylist che sogna di seguire le tue impronte?

Il salone e il mondo della moda si arricchiscono continuamente a vicenda. I backstage mi permettono di confrontarmi con le ultime tendenze, di lavorare in contesti internazionali e di sviluppare velocità, precisione e creatività. Il salone, invece, mi ricorda ogni giorno il valore del rapporto umano, dell’ascolto e della personalizzazione. Credo che il vero equilibrio nasca proprio dall’unione di queste due esperienze. A chi sogna questo percorso dico sempre di non avere fretta: studiate, fate esperienza, siate umili e curiosi.
Le opportunità sono come i treni: passano per tutti, ma bisogna andare in stazione per prenderli. Nessuno verrà a cercarti. Bisogna prepararsi, lavorare ogni giorno e farsi trovare pronti quando arriva il momento giusto.


Intervista ad Emanuele: Dalle forbici di quartiere al fashion luxury

Redazione The Digital Moon

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