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Intervista a Luigi: Il Fotografo dello sport in Sardegna e non solo

Intervista a Luigi: Il Fotografo dello sport in Sardegna e non solo


Luigi, la tua vita professionale è un incredibile incrocio di mondi apparentemente distanti: attualmente sei un impiegato contabile, un supervisore di voli in Jet Privato e per oltre un decennio sei stato addetto di scalo all’Aeroporto di Alghero, un corista d’opera con l’Associazione Corale Canepa e persino un ex tastierista metal. In che modo questa straordinaria poliedricità di esperienze ha plasmato il tuo sguardo dietro all’obiettivo fotografico, permettendoti di catturare l’essenza di discipline così diverse?

Credo che tutto parta dalla curiosità. Fin da bambino sono sempre stato interessato a tutto ciò che mi circondava e ho avuto la fortuna di crescere con un padre che mi ha fatto conoscere tanti mondi diversi: la musica, l’aeronautica, la fotografia, trasmettendomi il valore del mettersi in gioco in prima persona. Mi ha insegnato che non bisogna mai smettere di imparare e che ogni esperienza può insegnare qualcosa e penso che il mio cammino sia frutto di queste diversità che ho imparato a far esistere insieme.

Con il tempo ho avuto l’opportunità di vivere realtà molto diverse tra loro, sia in ambito lavorativo che personale. Ognuna mi ha lasciato qualcosa a titolo diverso: un modo diverso di osservare le persone, di capire le dinamiche di un ambiente o di cogliere dettagli che magari ad altri possono sfuggire. Penso che tutto questo inevitabilmente abbia influenzato anche il mio modo di fotografare. Ogni evento, che sia sportivo, musicale, istituzionale o aziendale, ha un linguaggio e un pubblico diversi. Aver conosciuto questi contesti dall’interno mi aiuta a comprenderne meglio l’atmosfera e a cercare di raccontarla attraverso le immagini, senza mai dimenticare che il mio compito è quello di documentare e trasmettere ciò che rende speciale quel momento.


Dal 2017 sei il fotografo ufficiale della Dinamo Banco di Sardegna Sassari in Serie A e collabori con l’agenzia Ciamillo-Castoria, coprendo i più grandi eventi di basket nazionali e internazionali come gli Eurobasket FIBA. Qual è il segreto tecnico e mentale per riuscire a immortalare “l’attimo perfetto” in uno sport iper-veloce e frammentato come la pallacanestro, dove un decimo di secondo fa la differenza tra una foto storica e una mossa?

Non parlerei di “segreto”: sicuramente è importante essere sempre concentrati e cercare di rimanere sul pezzo per tutta la partita, perché basta una distrazione di un secondo per perdere l’azione che poi tutti ricorderanno. C’è poi una componente che secondo me viene spesso sottovalutata: la fortuna. Trovarsi nel posto giusto, nel momento giusto e con l’attrezzatura pronta fa davvero la differenza.

Per quanto ci si possa preparare, ci sono immagini che nascono -inevitabilmente- anche da una serie di circostanze favorevoli. Detto questo, l’esperienza aiuta molto: più partite vivi, più impari a leggere il gioco, ad anticipare certe situazioni e a capire dove posizionarti in base a quello che potrebbe accadere. Non sempre ci si riesce, ma quando preparazione, concentrazione e un pizzico di fortuna si incontrano, è più facile riuscire a catturare quell’attimo che racconta davvero una partita.


Oltre al basket, segui il calcio di Serie A con il Cagliari, hai seguito il volley femminile con l’Hermaea Olbia e, dal 2023, sei fotografo ufficiale della FIGH, seguendo la Nazionale Italiana di pallamano ai mondiali del 2025 in Danimarca e gli Europei 2026 in Svezia. Quali differenze dinamiche e di luce trovi nel raccontare lo sforzo atletico tra uno sport di contatto indoor come la pallamano e il grande palcoscenico all’aperto del calcio di massima serie?

Ogni sport ha caratteristiche diverse, ma il principio rimane sempre lo stesso: bisogna essere pronti, perché in qualsiasi momento può nascere l’azione che racconta un’intera partita. È importante conoscere lo sport che si sta fotografando, cercare di anticiparne le dinamiche e farsi trovare nella posizione migliore.
Dal punto di vista fotografico, la pallamano è probabilmente uno degli sport che preferisco.

È molto intensa, veloce e ricca di contatti: ogni azione mette in risalto forza, tecnica ed espressività degli atleti. Rispetto al calcio, dove spesso bisogna aspettare più a lungo il momento decisivo, nella pallamano le occasioni si susseguono continuamente e questo rende il lavoro molto coinvolgente. Anche dal punto di vista della luce cambia molto: nei palazzetti bisogna adattarsi a impianti di illuminazione spesso complessi, mentre negli stadi entrano in gioco fattori come il sole, le ombre e le diverse condizioni atmosferiche. I Mondiali del 2025 e gli Europei del 2026 sono state due esperienze che porterò sempre con me. Avere la possibilità di seguire la Nazionale italiana in competizioni di quel livello è stato un privilegio e una grande responsabilità. Mi ha permesso di confrontarmi con i migliori professionisti e raccontare, attraverso le mie fotografie, momenti importanti per il movimento della pallamano italiana.


Nel tuo percorso artistico spicca un legame viscerale con la musica, che ti ha visto sia sul palco come artista del coro in decine di stagioni liriche, sia dietro le quinte come tecnico luci e audio per giganti come Goran Bregovic, Fabri Fibra e Lionel Ritchie. Quanto ti aiuta la tua profonda conoscenza del backstage, dei tempi scenici e dell’illuminazione teatrale quando ti trovi a fotografare i concerti?

Conoscere il lavoro che c’è dietro a un concerto è sicuramente un vantaggio. Aver vissuto il palco anche da un punto di vista tecnico mi aiuta a capire le dinamiche del live, a muovermi con maggiore consapevolezza e a sapere quali sono gli spazi, i tempi e anche limiti e rischi da rispettare mentre si lavora.
Dal punto di vista fotografico ogni concerto è diverso e bisogna comunque adattarsi a quello che succede sul momento.

Ma c’è però un aspetto fondamentale in ognuno: la luce. Una fotografia di un live nasce prima di tutto dal lavoro del light designer, colui che crea l’atmosfera del concerto e, allo stesso tempo, mette nelle condizioni il fotografo di raccontarlo al meglio. Quando il disegno luci riesce a valorizzare l’artista, coinvolgere il pubblico e allo stesso tempo offrire le condizioni per realizzare immagini efficaci, il risultato finale ne beneficia sotto tutti i punti di vista. È un lavoro di squadra che coinvolge soprattutto chi sta dietro le quinte.


Sei nato e cresciuto a Sassari, città a cui sei legatissimo e dove hai collaborato attivamente anche con progetti teatrali e musicali. Guardando alla tua ricchissima carriera in questo 2026, c’è un evento globale, un’Olimpiade o un palcoscenico artistico in cui non hai ancora scattato e che rappresenta il sogno nel cassetto per il tuo prossimo futuro professionale?

Non ho mai vissuto il mio percorso con una lista di traguardi da raggiungere a tutti i costi. Ho sempre cercato di cogliere le opportunità che arrivavano, affrontando ogni esperienza con la stessa curiosità e con la voglia di imparare qualcosa di nuovo. Sicuramente partire da una città come Sassari e riuscire a calcare piazze sportive importanti o coprire eventi di caratura internazionale è per me motivo di grande orgoglio: anche da underdog si può andare lontano, l’importante è non porsi limiti e credere nelle proprie capacità. Gli eventi in cui si ha la possibilità di rappresentare la propria nazione hanno un valore particolare, diverso, perché dietro (e attraverso) la fotografia c’è anche il senso di appartenenza e la responsabilità di raccontare un momento importante per tante persone.

Per questo motivo, poter seguire un giorno la Nazionale italiana di pallamano in una manifestazione come le Olimpiadi sarebbe sicuramente una grande soddisfazione professionale e personale. Ma credo che la cosa più bella sia continuare a vivere questo lavoro con la stessa passione con cui è iniziato, lasciando che siano le esperienze a costruire il percorso.

Luigi Canu


Intervista a Luigi: Il Fotografo dello sport in Sardegna e non solo

Redazione The Digital Moon

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