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Intervista ad Alessia: Viaggio tra scienza e parole

Intervista ad Alessia: Viaggio tra scienza e parole


In che modo la tua tachilalia ha influenzato la scelta di intraprendere un percorso scientifico e di iscriverti all’Università degli Studi di Napoli Federico II?

All’età di tredici anni scelsi di iniziare una carriera scientifica perché la mia tachilalia (disturbo del linguaggio caratterizzato da un eloquio eccessivamente veloce) mi disturbava: ho sempre preferito i calcoli e la scrittura al dialogo perché da sempre penso più velocemente di quanto la mia bocca riesca a dire.

Anche col passare degli anni le scienze sono state la mia comfort-zone: quando bisogna eseguire dei calcoli non serve spiegare come li hai svolti ma soltanto svolgerli, in egual maniera, quando si è in laboratorio non bisogna spiegare come si sta svolgendo un esperimento ma stilare il proprio protocollo e metterlo in atto. Le scienze sono sempre state il mio modo per mostrare a me stessa di cosa fossi capace, senza dovere spiegazioni a nessun altro.


Cosa hai provato quando, dopo il diploma al Liceo Scientifico Statale Cuoco-Campanella, hai conseguito la laurea magistrale in Biotecnologie mediche a pieni voti?

Sono sempre stata una studentessa modello a detta di tutti i miei docenti e all’università non sono stata da meno.

Arrivata alla conclusione di questo percorso universitario ho provato un’enorme gioia, in primis per l’ottimo percorso di studi e per la votazione finale, ma anche perché sapevo quanto lavoro c’era stato dietro la preparazione di ogni singolo esame, data la paura di non essere abbastanza capace a far emergere durante i colloqui orali quanto io fossi realmente preparata su quelle materie che mi hanno affascinata da sempre come la biochimica e l’oncologia. E’ stata un’ulteriore rivincita contro tutte le paure infondate che avevo lasciato che mi ostacolassero.


Guardando alla bambina che viveva tra Bologna e poi a Napoli, cosa le diresti oggi riguardo a quel “difetto” che tanto la faceva soffrire?

Da bambina la tachilalia mi ha condizionato molto perché volevo dire sempre la mia ma spesso mi bloccavo per paura di non riuscire a scandire bene le parole ed essere presa in giro. Per tutta l’adolescenza ripetevo in mente minimo tre volte la frase che volevo pronunciare, nel mentre però il discorso cambiava ed io quindi, alla fine, non dicevo nulla. Ad oggi alla me bambina letteralmente bloccata dalla paura direi di continuare a lavorare su se stessa perché quel “difetto” l’ha resa quella che ad oggi sono: un’ottima ascoltatrice ed una grande amante del sapere. “Impara per te stessa e non per far vedere agli altri ciò che sai”, me lo ripetevo sempre anche da bambina.

La verità è che non c’era alcun difetto ma solo un dono: scrivo più veloce della media e, allenando la mente, ho sviluppato una grande memoria, la mia mente non si ferma mai e da lei ho imparato a non farlo nemmeno io.


In che modo la tua passione per l’organizzazione e per “Gli itinerari di Alessia” riflette la tua personalità e il tuo modo di elaborare il mondo?

La mia minuziosa organizzazione nasce da questo difetto linguistico che mi porta a dover mettere tutto per iscritto per svuotare la mente, ciò nel tempo è diventato parte integrante delle mie giornate e mi ha permesso di sviluppare un bellissimo hobby come quello della creazione di itinerari di viaggi. Questo hobby riflette pienamente la mia personalità: organizzativa, precisa e genuina.

Infatti, organizzare viaggi mi dà anche la possibilità di aiutare gli altri, tant’è che i miei amici sanno quanto io sia brava nelle organizzazioni e vengono costantemente da me per avere degli itinerari su misura o per organizzare eventi di ogni tipo.


Se potessi trasformare la tua passione per i viaggi in un lavoro, che tipo di agenzia o progetto creeresti e quale sarebbe il primo itinerario che proporresti?

Già da bambina sognavo di aprire una mia agenzia di viaggi, preparavo itinerari per posti generati dal “generatore di mete casuali” di Google e li trasformavo in PowerPoint tutti colorati. Il primo itinerario che proporrei è sicuramente un itinerario di una settimana a Parigi. So che può sembrare scontato ma Parigi è il mio sogno da sempre: amo la città e ogni suo viale, per non parlare della lingua francese, quando parlo in francese la mia tachilalia si calma e la mia mente riposa, sento proprio di appartenere a questa città.


Intervista ad Alessia: Viaggio tra scienza e parole

Redazione The Digital Moon

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