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Intervista a una farmacista: Tra clinica e sanità di prossimità

Intervista a una farmacista: Tra clinica e sanità di prossimità

In che modo la tua formazione in farmacia ospedaliera e farmacoepidemiologia ha influenzato il tuo approccio professionale anche nella farmacia territoriale?

La farmacia ospedaliera ha rappresentato per me i miei primi 10 anni di attività lavorativa, ho avuto la fortuna di imparare ed affiancare professionisti molto preparati , e una delle skills che ho subito sviluppato è stata il Problem Solving in qualunque situazione, anche la più intrcata, e nel SSN capitano spesso! Per fortuna nella mia farmacia sono più rare ma attingo dalla mia esperienza.


Quali competenze maturate nei Comitati Etici e nella sperimentazione clinica ritieni oggi più strategiche per il farmacista del Servizio Sanitario Nazionale?

Gli anni in cui ho lavorato a stretto contatto con la Sperimentazione Clinica sono stati davvero formativi, ho imparato bene a riconoscere la validità di uno studio clinico e i meccanismi alla base dell’immissione di un nuovo farmaco in commercio, e in questo periodo storico, in cui siamo continuamente bombardati da farmaci innovativi, è importante saper leggere dei dati clinici che vengono presentati, in modo da poter adattare poi il nostro consiglio al paziente.


Cosa ti ha spinto a scrivere il manuale di Farmacia Ospedaliera e quali bisogni formativi dei giovani farmacisti hai voluto colmare con questo libro?

La mia attività sui social IG e TT mi mette continuamente in contatto con colleghi o giovani studenti che vorrebbero intraprendere questo percorso, e mi sono resa conto, con grande stupore, che ad oggi non ci fosse un manuale ad hoc per il concorso. I colleghi che si approcciano al test di ingresso sono laureati, quindi, necessitano solo di un ripasso di concetti che hanno gia studiato negli anni, tuttavia, l’avere un manuale su cui studiare, anche psicologicamente, può essere rassicurante.


Come è cambiato il ruolo del farmacista territoriale negli ultimi anni, anche alla luce dell’esperienza come farmacista vaccinatore e della sanità di prossimità?

Il momento di cambiamento estremo credo sia stato il 2020 durante la pandemia. Le farmacie erano quella minoranza di presidi aperti, ci siamo ritrovati a gestire l’emergenza con paura ma tanta dedizione, molti colleghi hanno perso la vita in quei mesi, abbiamo fatto il possibile, da procurare dispositivi di sicurezza, ad effettuare i tamponi, i vaccini, abbiamo rassicurato e siamo stati vicini a tantissime persone.

Il SSN ha riconosciuto il nostro ruolo e le farmacie oggi e molto più nel futuro saranno dei veri presidi di salute, credo che si andrà sempre più ad implementare la prevenzione con esami e test erogabili anche in farmacia. Auspico, anche, che i collaboratori farmacisti possano avere il riconoscimento del contratto collettivo nazionale da Sanitari.


Che messaggio senti di voler trasmettere ai giovani farmacisti che oggi si affacciano alla professione e cercano di orientarsi tra specializzazioni e sbocchi lavorativi?

Ragazzi cercate qualcosa che vi faccia stare bene, che vi faccia andare al lavoro con il sorriso, che vi faccia venire fame di imparare, sapere e mettersi in gioco. La professione del farmacista non è solo ospedale, non è solo bancone, non è solo scuola.. Abbiamo una laurea che consente davvero tantissimi sbocchi, alcuni sono meno famosi di altri ma possono regalare tantissime soddisfazioni. Io adoro affiancare nell’orientamento.. Chissà che in un futuro non riesca a creare qualcosa che sia un po’ più strutturato e che possa aiutare i colleghi a trovare la propria strada.


Intervista a una farmacista: Tra clinica e sanità di prossimità

Redazione The Digital Moon

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