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Intervista a Sharon: Tra obiettivi e palloni

Intervista a Sharon: Tra obiettivi e palloni

Fotografia e calcio sono due mondi molto diversi: cosa ti ha insegnato ognuno di loro e come convivono oggi nella tua vita?

La fotografia e il calcio sono da sempre il cuore della mia vita. Sono le mie più grandi passioni e, senza di loro, probabilmente non sarei la Sharon che sono oggi. Mi hanno accompagnata nel mio percorso di crescita, aiutandomi a conoscermi, a superare limiti e a credere in me stessa.

La fotografia mi ha insegnato ad amare il mio corpo e a prendermi cura del mio benessere, soprattutto mentale. Attraverso l’obiettivo ho imparato ad accettarmi, a valorizzarmi e a sentirmi libera. È stata anche una porta aperta sul mondo: mi ha permesso di viaggiare, di incontrare persone straordinarie e di diventare una donna sempre più sicura, autonoma e consapevole.

Il calcio, invece, è una presenza costante nella mia vita. È disciplina, sacrificio e determinazione. Allenarmi ogni giorno mi fa sentire forte, centrata, viva. Il gioco di squadra, la competizione e l’adrenalina fanno parte del mio carattere e rispecchiano perfettamente il mio modo di affrontare la vita: con grinta, passione e voglia di migliorarmi continuamente. Oggi la fotografia rappresenta la mia professione principale e il calcio è parte integrante del mio lavoro e della mia identità. Conciliare queste due realtà non è sempre semplice, ma è una sfida che affronto con entusiasmo, perché entrambe raccontano chi sono e la donna che continuo a diventare.


L’esperienza a Sportitalia è stata un punto di svolta: cosa ti porti dentro di quegli anni e quanto ha influenzato il tuo modo di comunicare?

Sportitalia è entrata nella mia vita quando meno me lo aspettavo. In quel periodo ero completamente immersa nella fotografia, concentrata sui miei progetti e sull’organizzazione di alcuni workshop fotografici in Norvegia. Tutto sembrava già scritto, poi è arrivata questa proposta che ha cambiato ogni cosa. Ho deciso di ascoltare l’istinto, di stravolgere i miei piani e di intraprendere un percorso totalmente nuovo.
Se potessi tornare indietro, rifarei questa scelta altre mille volte. È stata un’esperienza che mi ha fatta crescere profondamente, non solo a livello professionale ma soprattutto umano. Mi ha permesso di maturare, di acquisire nuove competenze e di mettermi alla prova in un contesto stimolante e ricco di emozioni.

Grazie a Sportitalia mi sono legata ancora di più al mondo del calcio, un ambiente che sento mio da sempre. Ho conosciuto tantissime persone, ma soprattutto ho costruito rapporti veri, legami forti che vanno oltre il lavoro. In quegli anni, Sportitalia per me non è stata solo una redazione, ma una famiglia, un luogo in cui sentirmi accolta, sostenuta e valorizzata.

Dopo quell’esperienza, inevitabilmente, si sono aperte molte porte. L’esposizione mediatica mi ha permesso di crescere anche a livello social, rafforzando la mia immagine e creando una connessione sempre più forte con il pubblico. Ma ciò che porto con me, più di tutto, è il valore umano di quel percorso e le persone che ne hanno fatto parte.


Sei molto attiva su Instagram e il rapporto con chi ti segue è speciale: quanto è importante per te creare un legame autentico con il tuo pubblico?

Sui social ho costruito un rapporto molto forte e sincero con chi mi segue. Ci sono persone che sono con me fin da quando avevo appena 5.000 follower, dai miei primi viaggi all’estero per la fotografia, e che ancora oggi ricordano con affetto ogni tappa del mio percorso. È una cosa che mi emoziona profondamente, perché significa aver condiviso qualcosa di vero.

Oggi ho un seguito ampio e internazionale, con persone che mi seguono da tutto il mondo. Da quando ho iniziato a lavorare nel settore calcistico, la community è cresciuta in modo significativo. Sono sincera: credo di avere pochi haters e moltissimi sostenitori. In tanti apprezzano anche il fatto che io mostri senza filtri la mia fede interista, ed è per questo che sento un legame speciale con i tifosi dell’Inter, che mi dimostrano grande affetto.

Non sono una persona particolarmente legata ai messaggi diretti e non sempre riesco a rispondere a tutti, ma quando posso cerco di leggerli e ad alcuni rispondo sempre con piacere. Ci sono stati momenti, però, in cui il supporto ricevuto sui social è stato fondamentale. Lo scorso anno, nel mese di novembre, nel giro di diciassette giorni ho perso entrambe le mie nonne: è stato un periodo molto duro. In quei giorni la vicinanza delle persone, anche solo attraverso un messaggio, mi ha toccata profondamente. Sentire tanto affetto mi ha aiutata più di quanto si possa immaginare.


I tuoi viaggi in Europa per i workshop fotografici ti hanno fatta crescere molto: qual è l’esperienza che ti ha cambiata di più?

La fotografia è stata una scoperta magnifica. Ho iniziato molto giovane, avevo circa sedici o diciassette anni, e fin da subito mi ha dato l’opportunità di viaggiare da sola in tutta Europa. È stata una scelta voluta: ho sempre sentito il bisogno di mettermi alla prova, perché essere sola in un Paese straniero mi aiutava a credere di più in me stessa, a diventare una donna più autonoma e ad acquisire maggiore sicurezza.
Ogni viaggio è stato un’esperienza formativa, non solo dal punto di vista professionale ma soprattutto umano.

Ricordo con grande affetto tutte le esperienze vissute all’estero e non ce n’è una che sento di poter definire più importante delle altre, perché ognuna mi ha lasciato qualcosa e ha contribuito a rendermi la persona che sono oggi.


Ti definisci solare, intraprendente e un po’ folle: in che modo queste caratteristiche emergono nel tuo lavoro di fotomodella professionista e nella tua quotidianità?

Nel mio lavoro sul set il mio modo di essere è molto diverso da quello della vita di tutti i giorni. Durante i servizi fotografici sono una persona estremamente seria e professionale: parlo poco, sono molto concentrata e totalmente focalizzata sull’obiettivo da raggiungere. A volte posso persino sembrare un po’ antipatica, ma è solo perché voglio portare il progetto a termine nel miglior modo possibile e nel minor tempo possibile.

Nella vita quotidiana, invece, sono tutt’altra persona. Sono istintiva, impulsiva, a tratti folle, e questo spesso mi ha portata a cacciarmi in situazioni complicate, soprattutto nella sfera privata… ma lì mi fermo.

Il calcio, e in particolare lo stadio, mi dà la possibilità di esternare completamente questa parte di me. Tra esultanze, adrenalina e tifo puro, riesco a liberare tutte le emozioni e a trasformarmi in una vera tifosa, vivendo il calcio in modo viscerale e autentico.


Intervista a Sharon: Tra obiettivi e palloni

Redazione The Digital Moon

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