Intervista a Sara: Non smettere mai di sognare
Intervista a Sara: Non smettere mai di sognare
Sei infermiera nella salute mentale da vent’anni e allo stesso tempo scrittrice, recensora e creatrice di contenuti. Come convivono dentro di te queste due anime — quella che cura le persone nella realtà e quella che costruisce mondi attraverso le parole?
Per me non sono mai state due anime separate. Credo che sia la scrittura sia il mio lavoro nascano dallo stesso bisogno: ascoltare. In reparto o al loro domicilio incontro ogni giorno persone fragili, ferite, spesso invisibili agli occhi degli altri. La scrittura mi permette di trasformare quell’ascolto in emozione, riflessione, racconto. Non porto le storie reali nei miei libri, ma porto ciò che quelle persone mi insegnano sull’essere umani. Credo che chi lavora nella salute mentale impari a guardare oltre le apparenze, e questo cambia inevitabilmente anche il modo di scrivere.
Hai pubblicato libri per bambini, romanzi young adult e romanzi per adulti. Cambia qualcosa nel tuo modo di scrivere a seconda del lettore a cui ti rivolgi, o c’è un filo invisibile che attraversa tutto ciò che scrivi?
Cambia il linguaggio, cambia il modo di avvicinarsi alle emozioni, ma il cuore resta sempre lo stesso. In tutto ciò che scrivo c’è il desiderio di creare connessione. Mi interessa raccontare personaggi che cercano il proprio posto nel mondo, che cadono, si smarriscono, ma continuano a cercare luce. Forse il filo invisibile è proprio questo: la speranza. Anche nei momenti più difficili, nei miei libri c’è sempre uno spiraglio aperto.
Il progetto europeo sul riciclo ti ha portata a collaborare con altri nove scrittori, trasformando favole in podcast su Spotify e presto in traduzioni inglesi. Cosa hai scoperto di te stessa lavorando in un contesto così collettivo e internazionale?
Ho scoperto quanto sia importante lasciare spazio agli altri senza perdere la propria voce. Quando si scrive, spesso si è molto solitari. In quel progetto, invece, ogni idea diventava più grande grazie allo sguardo degli altri autori. È stato emozionante vedere come storie nate in una piccola realtà potessero attraversare confini, lingue e culture. Mi ha ricordato che le storie hanno una forza universale: parlano a tutti, anche quando nascono da esperienze molto personali.
Hai frequentato un master in tecniche narrative e nel frattempo hai scritto un nuovo romanzo “in attesa di scoprire quale strada vorrà intraprendere”. Riesci a lasciare che siano le storie a guidarti, o hai sempre bisogno di sapere dove stai andando?
All’inizio avevo bisogno di controllare tutto: la trama, i personaggi, persino le emozioni. Con il tempo ho imparato che le storie respirano da sole. A volte partono da un’immagine, da una frase, da un dolore o da una nostalgia, e chiedono semplicemente di essere ascoltate. Oggi provo a fidarmi di più del percorso. Credo che scrivere significhi anche accettare di perdersi un po’, perché spesso è proprio lì che si trovano le cose più vere.
Il tuo motto è “non smettere mai di sognare” e lo trasmetti ai tuoi figli e alle persone che incontri nel tuo lavoro. In un centro di salute mentale, dove la realtà può essere durissima, come si fa a tenere vivo il sogno — per gli altri e per sé stessi?
Credo che il sogno, a volte, non sia qualcosa di enorme. Può essere anche solo riuscire ad alzarsi dal letto, tornare a sorridere, sentirsi ascoltati da qualcuno. Nel mio lavoro ho imparato che la speranza non fa rumore, ma esiste anche nei giorni più difficili. E penso che le persone abbiano bisogno soprattutto di questo: qualcuno che continui a vedere una possibilità, anche quando loro non riescono più a vederla. Per me sognare non significa vivere fuori dalla realtà, ma avere il coraggio di credere che la vita possa ancora sorprenderci.
Sara Fasciano
Intervista a Sara: Non smettere mai di sognare
Redazione The Digital Moon
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