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Intervista a Rossella: Il suo percoso autentico e poliedrico

Intervista a Rossella: Il suo percoso autentico e poliedrico


Rossella, il tuo percorso unisce una solida formazione giuridica — con una laurea in giurisprudenza a soli 23 anni e l’abilitazione da avvocato — alla carriera nel giornalismo e nello spettacolo. In che modo il rigore, la logica e la preparazione richiesti dagli studi di diritto ti aiutano oggi a gestire la complessità e la pressione dei contesti televisivi e dei grandi eventi internazionali?

Sì, il mio percorso nasce da una solida formazione giuridica. Mi sono laureata molto presto e, subito dopo la laurea, ho intrapreso anche il percorso giornalistico, un ambito nel quale ho avuto l’opportunità di muovere i primi passi professionali. Non è stato semplice, perché conciliare studio, formazione e lavoro richiede impegno e sacrificio. Tuttavia, credo che costanza, tenacia, determinazione e soprattutto passione siano gli elementi fondamentali per raggiungere i propri obiettivi. Oggi, grazie all’esperienza maturata negli anni, pur consapevole di avere ancora tanta strada da percorrere, riesco a gestire con maggiore serenità e professionalità le diverse sfide che il mio lavoro mi pone ogni giorno.


Nel 2019 sei approdata in televisione accanto a pilastri del giornalismo sportivo del calibro di Mario Sconcerti, Massimo Caputi e Dario Marcolin. Com’è stato l’impatto con la conduzione di programmi calcistici di quel livello e qual è l’insegnamento più grande che hai fatto tuo lavorando fianco a fianco con questi professionisti?

Sì, sono approdata in televisione accanto a grandi professionisti del giornalismo sportivo e, all’inizio, ero naturalmente molto tesa ed emozionata. Fin dal primo momento, però, mi hanno fatta sentire a mio agio: ricordo con piacere la loro disponibilità e l’attenzione che hanno avuto nei miei confronti, sia dietro le quinte sia durante le trasmissioni.

In particolare, conservo un ricordo speciale di Mario Sconcerti. Osservarlo lavorare è stata per me una vera scuola: anche senza insegnamenti diretti, semplicemente guardandolo e ascoltandolo, ho imparato tantissimo sul giornalismo, sulla competenza e sul modo di stare in televisione. Per questo sono molto grata a quella prima esperienza, che ha rappresentato un passaggio fondamentale nel mio percorso professionale.


Oggi sei il volto di eventi internazionali di prestigio con Alfiere Productions, tra festival e manifestazioni che si dividono tra le atmosfere di Venezia e Cannes. Come cambia la tua energia professionale quando passi dallo studio dinamico di un programma sportivo all’eleganza istituzionale e internazionale dei grandi red carpet del cinema?

Vorrei innanzitutto precisare che sono molto legata ad Alfiere Productions, perché considero questa realtà una vera famiglia. Siamo cresciuti insieme professionalmente e umanamente e mi auguro che ci siano ancora tanti progetti ed esperienze da condividere in futuro.

Con loro ho vissuto emozioni davvero uniche, come quelle dei red carpet internazionali. Ricordo che le prime volte è stato tutto molto intenso ed emozionante: trovarsi in contesti così prestigiosi rappresenta sempre una grande responsabilità, ma anche un privilegio.

Non ho particolari difficoltà a cambiare approccio quando passo da un argomento all’altro o da un contesto all’altro, perché amo il mondo della comunicazione a 360 gradi. Tutto ciò che significa raccontare una realtà, trasmettere emozioni e offrire contenuti al pubblico rappresenta per me una grande passione. È proprio questa passione che mi permette di affrontare esperienze diverse tra loro con entusiasmo e, spero, con naturalezza.


Nonostante una forte presenza online nata spontaneamente e importanti collaborazioni commerciali, rifiuti categoricamente l’etichetta di influencer, puntando tutto su autenticità e semplicità. Come riesci a difendere questo equilibrio e la tua naturalezza in un mondo digitale che spesso spinge verso l’esasperazione dei filtri e delle apparenze?

È vero, il mio rapporto con i social è nato in modo molto spontaneo. Pur non considerandolo un vero e proprio lavoro, ho iniziato a ricevere proposte di collaborazioni commerciali perché avevo già costruito una community numerosa e questo mi ha permesso di farmi conoscere da diverse realtà.

All’inizio, soprattutto quando ero più giovane, vivevo i social con grande leggerezza e divertimento. Con il tempo, però, ho acquisito maggiore maturità ed esperienza e oggi riesco a gestire tutto con più consapevolezza, mantenendo sempre una certa distanza critica rispetto ad alcune dinamiche del mondo digitale.

La cosa a cui tengo di più è restare me stessa. Non mi è mai interessato costruire un personaggio o inseguire modelli che non mi rappresentano. Credo che l’autenticità sia il valore più importante e che, alla lunga, venga percepita anche dalle persone che ti seguono.

Fortunatamente la mia esperienza online è stata per lo più positiva e ho avuto a che fare soprattutto con persone corrette e rispettose. C’è stato però un episodio particolarmente difficile: dopo la partecipazione a un reality su Real Time nel 2019 ho ricevuto addirittura delle minacce di morte. È stato un momento molto duro, ma sono riuscita ad affrontarlo e a superarlo, traendone ulteriore forza e consapevolezza.


La tua passione per il calcio è nata da bambina nel segno del mito di Alessandro Del Piero, anche se oggi non tifi per una squadra in particolare, mantenendo un approccio da giornalista pubblicista. Come vedi l’evoluzione della figura femminile nel racconto del calcio e quali sono i prossimi obiettivi che desideri raggiungere per continuare a far crescere la tua carriera senza mai rinunciare alla tua semplicità quotidiana?

Sì, è vero, la mia passione per il calcio è nata grazie alla Juventus e, in particolare, alla figura di Alessandro Del Piero. Guardavo spesso le partite insieme a mio cugino, che aveva la mia stessa età, e quel mondo mi ha affascinata fin da subito. All’inizio non comprendevo ancora tutti gli aspetti tecnici del gioco, ma la personalità e il talento di Del Piero mi hanno incuriosita al punto da voler approfondire, studiare e imparare sempre di più.

Ero davvero molto piccola, avevo circa nove o dieci anni, e conservo ancora oggi un ricordo bellissimo di quel periodo. È curioso pensare che quella passione nata quasi per gioco mi abbia poi portata, in modo del tutto inaspettato, a lavorare proprio nel mondo del calcio e della comunicazione sportiva.

Per quanto riguarda il ruolo delle donne nel racconto del calcio, non amo fare distinzioni tra mondo femminile e mondo maschile. Credo che ciò che conti davvero siano la competenza, la preparazione e la professionalità. Quando queste qualità sono presenti, quello è il posto giusto per lavorare, crescere e dare il proprio contributo, indipendentemente dal genere.

Sono convinta che il settore continuerà a evolversi positivamente grazie a professionisti e professioniste preparati e appassionati. Quanto al futuro, il mio obiettivo è continuare questo percorso con entusiasmo, crescere sempre di più a livello professionale e personale, senza perdere quella semplicità e quella autenticità che mi hanno sempre accompagnata.

ROSSELLA VITOLO|Ig @Rossella_Vitolo


Intervista a Rossella: Il suo percoso autentico e poliedrico

Redazione The Digital Moon

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