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Intervista a NYOT: Bell e fatal

Intervista a NYOT: Bell e fatal


In che modo il dialetto napoletano contribuisce a rendere più autentiche le emozioni raccontate nel brano?

Partiamo dal fatto che scrivere in napoletano mi viene automatico, poi credo che sia un dialetto molto romantico, “carnale”.


Come cambia la percezione dell’amore tra la prima e la seconda parte della canzone?

Nella prima strofa c’è protezione nei confronti della ragazza, si cerca di creare un fiducia, di rassicurare l’altra persona, quindi un amore che fa bene. Nella seconda strofa la relazione finisce, l’artista cade in loop, ogni volta che si attacca a qualcuno poi ci resta male, quindi è un amore che fa male.


Che significato simbolico assume la parola “fatal” all’interno del ritornello?

Fatal ha un doppio significato, fatale che può ucciderti o fatale inteso come una cosa che ti resta dentro, che ti segna.


In che modo il pezzo rappresenta la vulnerabilità maschile nelle relazioni contemporanee?

Di solito un uomo tende a rendersi forte, duro, ha la parte di quello che non soffre, che non ci resta male, invece in questo pezzo ci sono tutte le fragilità dovute ad un amore che fa bene e male allo stesso tempo.


Qual è il messaggio principale che emerge dal conflitto tra attrazione e autodistruzione descritto nel brano?

“BELL E FATAL” racconta quel conflitto tra il desiderio di restare e la consapevolezza che stai perdendo te stesso. L’attrazione è forte, quasi irresistibile, ma più ti aggrappi più ti ferisci.

È la consapevolezza che l’amore può essere sia rifugio che arma — e che a volte siamo noi a scegliere di restare anche quando sappiamo che ci sta distruggendo


Intervista a NYOT: Bell e fatal

Redazione The Digital Moon

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