Intervista a Nicolaas Andela: Il percorso di un DJ
Intervista a Nicolaas Andela: Il percorso di un DJ
Andela, sei un DJ e producer con base ad Amsterdam ma la tua identità sonora attinge a piene mani dalle influenze della scena UK e da anni di esperienza diretta sui dancefloor di tutta Europa, dall’Italia alla Spagna, fino alla Germania e alla Finlandia. In che modo vivere in un hub musicale internazionale come Amsterdam e girare diversi club europei ha plasmato il tuo stile e la tua sensibilità artistica?
Amsterdam ha cambiato completamente il mio modo di vivere la musica. Quando mi sono trasferito qui ho iniziato a frequentare club quasi ogni weekend, osservando da vicino artisti che fino a quel momento conoscevo solo attraverso i loro dischi. Vedere come costruivano un set, come gestivano la pista e quanto fosse importante la selezione mi ha aperto gli occhi.
Allo stesso tempo, aver avuto la possibilità di suonare in diversi Paesi mi ha insegnato che ogni pubblico ha una propria identità. In Italia, ad esempio, c’è spesso un approccio più esplosivo, mentre in Olanda o in Germania il pubblico è molto più paziente e si lascia accompagnare in un viaggio musicale più lungo. Questo mi ha portato a sviluppare uno stile che prende tanto dalla scena UK, soprattutto dalla minimal deep-tech, ma senza voler copiare nessuno. Mi piace costruire set che raccontino qualcosa e che facciano venire voglia di rimanere in pista fino all’ultima traccia.
Sei il co-fondatore di OMT Records, dove ti occupi sia del lato creativo che dell’organizzazione di eventi pensati per rimettere al centro l’atmosfera, il senso di comunità e la qualità del suono al di sopra delle logiche commerciali. Qual è la visione e la filosofia che guidano l’etichetta e cosa significa oggi costruire una realtà indipendente nell’ambito della musica elettronica?
OMT Records è nata quasi per necessità. Sentivo che mancava uno spazio dove le persone venissero prima dei numeri e dove la qualità musicale fosse più importante dell’hype del momento.
Costruire una realtà indipendente oggi non è semplice. C’è tantissima concorrenza e i social spesso danno l’impressione che tutto debba girare intorno ai numeri. Noi cerchiamo di fare l’opposto: creare una community che torni agli eventi perché si fida del progetto, non perché c’è il nome di moda quella settimana. È un percorso più lento, ma credo sia anche quello più solido nel lungo periodo.
I tuoi set si distinguono per essere dinamici, groove-driven e strutturati con cura per trascinare la pista in viaggi lunghi e immersivi. Come prepari le tue esibizioni e qual è il segreto per stabilire un legame empatico e profondo con il pubblico durante un set prolungato?
Non preparo mai un set dall’inizio alla fine. Mi preparo tantissima musica, creo diverse playlist e studio possibili direzioni, ma poi è il dancefloor che decide. Per me leggere il pubblico è probabilmente la parte più importante del lavoro di un DJ. Puoi avere la libreria migliore del mondo, ma se non capisci come sta reagendo la pista rischi di suonare per te stesso.
Mi piace costruire i set in maniera graduale, senza avere fretta di arrivare al momento di massima energia. Credo molto nella tensione, nel groove e nei piccoli cambiamenti che magari il pubblico non nota razionalmente, ma che fanno percepire un’evoluzione continua. Quando dopo due o tre ore ti accorgi che le persone sono ancora completamente dentro al viaggio musicale, quello è il momento in cui capisci che il lavoro sta funzionando.
Parallelamente alla consolle, porti avanti una solida attività come producer, firmando release su etichette di riferimento comeMaterial e Ole Records, fino al traguardo del tuo ultimo EP entrato alla #63 posizione della Beatport Global Chart. Come nasce una tua traccia in studio e quali sonorità ti guidano nella fase di composizione e arrangiamento?
Le idee arrivano nei momenti più strani. A volte nasce tutto da un groove di batteria, altre da una linea di basso o da un vocal trovato per caso. Cerco sempre di partire da un elemento che mi faccia venire voglia di ballare ancora prima di pensare al resto. In studio sono abbastanza ossessivo. Posso passare ore su un kick o sul rapporto tra basso e batteria perché per la musica che faccio quella parte è fondamentale. Mi piace un suono pulito, con tanto spazio e pochi elementi, ma ognuno deve avere un motivo preciso per essere lì.
Le release con Material e Ole Records mi hanno dato tanta fiducia e vedere il mio ultimo EP entrare nella Beatport Global Chart è stata una bella soddisfazione. Più che il numero in classifica, però, mi rende felice sapere che i miei brani vengono suonati da DJ che stimo. Per me quello è sempre il riconoscimento più importante.
Sia nei tuoi set sia negli eventi targati OMT Records emerge una forte attenzione nel creare un vero senso di unione e appartenenza sul dancefloor. Guardando ai prossimi traguardi del tuo percorso artistico, quali nuove tappe, uscite discografiche o collaborazioni hai in cantiere per il futuro?
La cosa che mi motiva di più non è solo pubblicare musica o fare un bel set, ma costruire qualcosa che duri nel tempo. Con OMT Records vogliamo continuare a crescere sia come eventi sia come etichetta, cercando artisti che condividano la nostra stessa visione. Non mi interessa fare dieci eventi al mese. Preferisco organizzarne meno ma curati in ogni dettaglio, dove chi entra possa dire di aver vissuto un’esperienza e non semplicemente una serata.
Sul fronte musicale sto lavorando a nuove produzioni e a diverse collaborazioni che usciranno nei prossimi mesi. L’obiettivo rimane sempre lo stesso: continuare a migliorarmi, suonare in posti nuovi e far crescere OMT Records senza perdere quella spontaneità e quel senso di comunità con cui tutto è iniziato. Alla fine credo che sia proprio questo il valore più grande della musica elettronica: mettere insieme persone che magari non si sono mai viste prima, ma che per qualche ora parlano la stessa lingua.
Nicolaas Andela|Ig: @andela.dj
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Redazione The Digital Moon
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