Intervista a Cristina spagnulo: Creator e Social Media Manager
Intervista a Cristina spagnulo: Creator e Social Media Manager
Com’è cambiato il “dietro le quinte” dal 2013 a oggiCristina, hai iniziato il tuo percorso 13 anni fa, quando YouTube e Instagram erano spazi di pura condivisione, quasi ingenui. Oggi, nel 2026, i social sono macchine algoritmiche potentissime. Avendo vissuto questa transizione sia come creator che come Social Media Manager professionista, quali sono i cambiamenti più radicali che hai notato nel modo di creare contenuti e come si sopravvive alla pressione di dover essere costantemente visibili?
Quando ho iniziato, nel 2013, i social erano molto più spontanei: erano un’estensione della propria creatività, fine a sé stessa. Si pubblicava perché si aveva qualcosa da raccontare o da esprimere, senza pensare troppo all’algoritmo, alle metriche o alle performance. C’era un senso di comunità che oggi, in parte, si è trasformato in una continua ricerca della visibilità.
Avendo vissuto questi tredici anni sia come creator sia come Social Media Manager, ho visto nascere e cambiare le regole del gioco. Oggi un contenuto non deve essere solo bello o interessante: deve catturare l’attenzione nei primi secondi, trattenere l’utente, generare interazioni; deve essere “pensato” per uno scopo. Credo però che il rischio più grande sia confondere il proprio valore con i numeri: gli algoritmi cambiano continuamente e non possiamo controllarli. Quello che possiamo controllare è la qualità di ciò che portiamo online, la costanza con cui lo facciamo e, soprattutto, la credibilità. Io ho imparato che non si sopravvive cercando di piacere a tutti, ma costruendo una community che ti segue perché si riconosce nei tuoi valori.
Hai alle spalle un’adolescenza complessa e dolorosa che hai deciso di non nascondere, ma di raccontare apertamente nei tuoi video. Questa vulnerabilità ha spinto tantissime ragazze a scriverti nel corso degli anni per confidarti di aver superato i loro momenti più bui grazie a te. Cosa si prova a sapere di essere state l’ancora di salvataggio di così tante persone e come credi si debba affrontare oggi la piaga del cyberbullismo, che viaggia a velocità raddoppiata rispetto al passato?
Per tanti anni ho pensato che il dolore fosse qualcosa da nascondere e, all’inizio, l’ho fatto, da sola nella mia cameretta. Con i social ho deciso di raccontare la mia storia, fatta anche di bullismo a scuola, difficoltà e momenti davvero complicati come depressione, anoressia e bulimia. È stata una delle decisioni più importanti, perché mi sarei resa vulnerabile e non sapevo come avrebbero potuto reagire le persone. Nel corso degli anni, però, ho ricevuto migliaia di messaggi da ragazze e ragazzi che mi hanno raccontato di essersi sentiti meno soli grazie ai miei video. Alcune mi hanno scritto che sono riuscite a chiedere aiuto, altre che hanno ritrovato fiducia in sé stesse.
Ogni volta provo un senso di responsabilità enorme, perché capisco quanto le parole possano avere un peso. Il cyberbullismo oggi è ancora più pericoloso perché viaggia velocemente, raggiunge le persone ovunque e spesso resta online per sempre. Credo che la soluzione non sia solo educare chi lo subisce, ma soprattutto chi commenta, chi giudica e chi pensa che dietro uno schermo tutto sia concesso. Dovremmo insegnare fin da piccoli che dall’altra parte di un telefono c’è una persona vera, con emozioni, sensibilità e fragilità. A me piace pensare ai social come a uno strumento per creare connessioni autentiche. Se anche una sola persona, grazie a quello che condivido, riesce a sentirsi meno sola, allora tutto quello che faccio acquista un significato molto più grande dei numeri.
Oggi siamo bombardati da standard estetici e di vita apparentemente impeccabili, che rischiano di far perdere la percezione della realtà soprattutto ai più giovani. Da addetta ai lavori che conosce perfettamente i trucchi della comunicazione e della post-produzione, quali sono i segnali d’allarme che indicano che stiamo “cadendo nell’inganno” dei social e come possiamo rieducare noi stessi a distinguere la vita reale da quella formattata per un feed?
Lavorando ogni giorno sui social conosco perfettamente quanto sia semplice modificare la realtà. Una buona luce, un’inquadratura studiata, un montaggio fatto bene o un filtro possono cambiare completamente la percezione di una persona o di una situazione. Il segnale d’allarme arriva quando iniziamo a confrontare la nostra vita quotidiana con il momento migliore della vita di qualcun altro. I social mostrano quasi sempre una selezione della realtà, non la realtà completa. Penso che dovremmo ricordarcelo più spesso, soprattutto quando ci sentiamo “indietro”.
Nessuno pubblica le giornate storte, le insicurezze o i momenti di fatica con la stessa frequenza con cui pubblica i successi. Per questo cerco sempre di raccontare anche ciò che non è perfetto. Credo che la vera educazione digitale passi proprio da qui: imparare a consumare i contenuti con spirito critico e ricordarsi che dietro ad ogni profilo c’è una scelta editoriale, e spesso si è seguiti da un’agenzia. Non è facile fare questa distinzione, soprattutto se penso ai più giovani, che fanno continui paragoni e spesso non riescono a distinguere il fatto che ciò che si vede sui social è spesso costruito e finto, rischiando così di rincorrere qualcosa che non esiste e lasciando spazio alla frustrazione.
L’equilibrio tra Creator e Social Media ManagerTu crei strategie per le aziende, ma continui anche a raccontare la tua quotidianità sui tuoi canali personali. Questa doppia anima è un grande punto di forza, ma può essere anche un’arma a doppio taglio: quando pianifichi la tua comunicazione, riesce a prevalere l’istinto spontaneo della creator o la mente analitica della social media manager prende il sopravvento applicando regole, metriche e target?
Questa è una domanda che mi fanno spesso. Quando lavoro con un’azienda o un privato prevale sicuramente la Social Media Manager: analizzo i dati, studio il pubblico, costruisco una strategia e ogni scelta ha un obiettivo preciso. Quando invece parlo sul mio profilo personale cerco di lasciare molto più spazio alla Cristina “persona”, a quello che ho da dire.
Certo, l’esperienza mi porta automaticamente a capire cosa potrebbe funzionare meglio, ma non voglio perdere quella spontaneità che mi ha permesso di costruire la mia community in questi anni, nonostante oggi sia pienamente consapevole di quanto sia efficace una buona strategia. Da creator capisco cosa significa metterci la faccia, esporsi e creare contenuti ogni giorno; da Social Media Manager riesco invece a trasformare quella sensibilità in strategie concrete per i brand.
Da 18 mesi la maternità ha rivoluzionato la tua vita e, inevitabilmente, anche il tuo modo di comunicare. Essere madre in un’epoca iper-connessa impone nuove riflessioni sul concetto di privacy, autenticità e responsabilità editoriale. In che modo l’arrivo della tua bambina ha ridefinito le tue priorità online e qual è il valore della “concretezza” che cerchi di trasmettere oggi alle altre mamme che ti seguono?
Diventare mamma è stata l’esperienza che più mi ha cambiata, sia come persona sia come professionista. La maternità mi ha insegnato che non tutto deve essere condiviso. Prima pubblicavo ogni momento delle mie giornate; oggi rifletto molto di più su cosa pubblicare, su quanto mostrare e, soprattutto, sul rispetto della privacy di mio figlio. Credo che essere genitori online significhi avere una responsabilità in più: tutelare Andrea è la mia priorità, non solo nella vita, ma anche virtualmente. Essere mamma ha cambiato anche il mio modo di comunicare.
Cerco sempre di raccontare una maternità reale, senza idealizzarla. Ci sono giornate che “passano lisce” e giornate molto faticose, e penso sia importante dirlo. Tante mamme si sentono inadeguate perché vedono solo immagini perfette, routine senza sforzo e mamme sempre in ordine, mentre la realtà è fatta anche di stanchezza, dubbi e piccoli traguardi quotidiani. Se c’è un valore che oggi cerco di trasmettere è proprio la concretezza. Non voglio essere il punto di riferimento di una maternità perfetta, ma una persona normale che condivide esperienze autentiche. E se chi mi segue riesce a sentirsi capita, senza sentirsi giudicata o in difetto, allora credo di aver raggiunto il mio obiettivo.
Cristina Spagnuolo
Intervista a Cristina spagnulo: Creator e Social Media Manager
Redazione The Digital Moon
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