Intervista a Miriam Filippelli: Nuove sfide del diritto civile
Intervista a Miriam Filippelli: Nuove sfide del diritto civile
Mancata concessione dei finanziamenti: quali sono le principali ragioni giuridiche e pratiche che portano banche e istituti di credito a negare un finanziamento a imprese e privati?
La concessione del credito rientra nell’autonomia contrattuale degli istituti bancari ed è il risultato di una valutazione discrezionale del merito creditizio del richiedente. Le principali ragioni di diniego sono legate, da un lato, a profili oggettivi — come l’insufficiente capacità reddituale, un’eccessiva esposizione debitoria, la mancanza di garanzie adeguate o una situazione economico-finanziaria non sostenibile — e, dall’altro, a valutazioni di rischio effettuate dall’istituto sulla base di modelli interni e criteri prudenziali imposti dalla normativa di vigilanza bancaria.
Dal punto di vista giuridico, il rifiuto è legittimo purché non sia discriminatorio, arbitrario o fondato su dati inesatti, e purché rispetti i principi di correttezza, buona fede e trasparenza nei rapporti contrattuali.
In caso di rifiuto di un finanziamento, quali strumenti di tutela legale ha a disposizione il cittadino o l’imprenditore per verificare la correttezza della decisione dell’istituto di credito?
Il richiedente può chiedere chiarimenti sulle motivazioni del diniego e accedere ai dati utilizzati per la valutazione del merito creditizio, soprattutto quando la decisione è stata influenzata da sistemi automatizzati.
Sul piano giuridico, è possibile presentare un reclamo formale all’istituto di credito e, in caso di esito insoddisfacente, rivolgersi all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), che rappresenta uno strumento rapido ed efficace di risoluzione alternativa delle controversie. Resta ferma la possibilità di agire in sede giudiziaria qualora emergano profili di illegittimità, violazione delle norme sulla trasparenza bancaria o utilizzo di informazioni errate.
Quanto incidono le segnalazioni nelle banche dati creditizie (come CRIF o Centrale Rischi) e quali sono i rimedi legali in caso di segnalazioni errate o illegittime?
Le segnalazioni nelle banche dati creditizie hanno un impatto determinante sull’accesso al credito, poiché costituiscono uno degli elementi principali nella valutazione dell’affidabilità del soggetto. Una segnalazione negativa, soprattutto se riferita a inadempimenti o ritardi nei pagamenti, può compromettere seriamente la possibilità di ottenere finanziamenti anche per lunghi periodi.
In caso di segnalazioni errate o illegittime, il soggetto interessato ha diritto di chiedere la rettifica o la cancellazione dei dati inesatti, rivolgendosi sia all’ente segnalante sia al gestore della banca dati. Qualora il problema non venga risolto, sono previsti rimedi davanti all’ABF, al Garante per la protezione dei dati personali e, nei casi più gravi, al giudice ordinario, anche per il risarcimento dei danni subiti.
Passando al tema dell’intelligenza artificiale, in che modo l’IA sta già influenzando il settore legale e la gestione delle pratiche nel diritto civile?
L’intelligenza artificiale sta progressivamente trasformando il settore legale, incidendo soprattutto sull’organizzazione del lavoro e sulla gestione delle informazioni. Nel diritto civile, l’IA viene già impiegata per l’analisi di grandi volumi di documenti, la ricerca giurisprudenziale, la classificazione delle pratiche, la gestione delle scadenze e, in alcuni casi, per l’elaborazione di modelli previsionali sugli esiti delle controversie.
Questi strumenti consentono un significativo risparmio di tempo e un aumento dell’efficienza operativa, permettendo ai professionisti di concentrarsi sugli aspetti strategici e interpretativi del caso. Tuttavia, l’intelligenza artificiale non sostituisce il ragionamento giuridico, l’attività ermeneutica e la capacità di valutazione critica che sono proprie dell’avvocato.
Il diritto civile, in particolare, richiede un’analisi del caso concreto che tenga conto non solo dei precedenti, ma anche del contesto, degli interessi in gioco e dei principi generali dell’ordinamento, elementi che restano affidati insostituibilmente all’intelligenza e alla responsabilità umana.
Dal punto di vista etico e giuridico, quali sono i principali rischi legati all’utilizzo di algoritmi e sistemi di intelligenza artificiale nel settore legale?
Dal punto di vista etico e giuridico, l’utilizzo dell’intelligenza artificiale nel settore legale pone criticità particolarmente rilevanti, soprattutto in relazione all’affidabilità degli elaborati e alla responsabilità professionale dell’avvocato. Uno dei rischi più evidenti riguarda la produzione di contenuti giuridici solo apparentemente coerenti, ma in realtà privi di solidità argomentativa, talvolta fondati su precedenti giurisprudenziali inesistenti o del tutto decontestualizzati.
Un esempio significativo in tal senso è rappresentato dalla sentenza del Tribunale di Latina n. 1035 del 23 settembre 2025, nella quale il giudice ha espressamente riconosciuto che i difensori avevano redatto gli atti difensivi mediante strumenti di intelligenza artificiale.
L’elemento di maggiore novità della pronuncia consiste nella puntuale individuazione di una serie di indici rivelatori di un utilizzo non governato dell’intelligenza artificiale nella redazione degli atti difensivi: un linguaggio seriale e standardizzato, richiami giurisprudenziali privi di pertinenza, la mancanza di una coerente struttura logico-argomentativa, il ricorso a massime estrapolate dal contesto e l’evidente inconsistenza delle tesi sostenute.
Questa pronuncia evidenzia come l’impiego non controllato dell’intelligenza artificiale possa tradursi in una compromissione della qualità della difesa e in una violazione dei doveri di diligenza, competenza e lealtà professionale. A ciò si aggiunge il problema dell’opacità degli algoritmi, che rende difficile ricostruire il percorso logico delle elaborazioni e impedisce un controllo critico effettivo da parte del professionista.
In questo contesto, appare chiaro che l’intelligenza artificiale non può e non deve sostituire il ragionamento giuridico umano, ma può al più costituire uno strumento di supporto, da utilizzare con prudenza e sotto la costante supervisione dell’avvocato, il quale rimane l’unico responsabile delle scelte difensive e della tutela effettiva dei diritti del cliente.
Intervista a Miriam Filippelli: Nuove sfide del diritto civile
Redazione The Digital Moon
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