Intervista a Miky B: Energia & arte e connessioni che lasciano il segno
Intervista a Miky B: Energia & arte e connessioni che lasciano il segno
Come riesci a far convivere mondi così diversi – telecomunicazioni, nautica, arte e musica – mantenendo sempre una forte identità personale?
Far convivere telecomunicazioni, nautica, arte e musica non è una questione di compartimenti separati, ma di energia che cambia forma.
Le telecomunicazioni mi hanno insegnato la struttura: connessioni, reti, sistemi che devono funzionare in armonia. La nautica mi ha insegnato l’equilibrio: leggere il vento, adattarmi, rispettare la forza degli elementi.
L’arte mi dà visione: trasformare un’idea in immagine, in simbolo. La musica è il battito: è la sintesi emotiva di tutto.
La mia identità personale resta forte perché non cambio essenza, cambio linguaggio.
Il filo conduttore è sempre lo stesso: creare connessioni – tra persone, tra frequenze, tra emozioni.
In fondo, che si tratti di un segnale che viaggia in una rete, di una barca che segue una rotta o di un beat che vibra in un club, parliamo sempre di energia che si muove. Io mi limito a darle direzione.
Cosa ti ha insegnato il contatto diretto con il pubblico, sia nel lavoro quotidiano che sul palco come vocalist?
Il contatto diretto con il pubblico è la mia palestra più grande.
Nel lavoro quotidiano mi ha insegnato l’ascolto vero. Ogni persona ha un’esigenza diversa, un ritmo diverso, un modo diverso di comunicare. Se non impari a leggere chi hai davanti, non crei connessione. E senza connessione, non c’è energia che circola.
Sul palco, come vocalist, la lezione è ancora più immediata: il pubblico non mente. Se sei autentico, lo senti tornare indietro come un’onda. Se sei distante, lo percepisci subito.
Mi ha insegnato tre cose fondamentali:
• Presenza – Essere totalmente lì, in quel momento.
• Empatia – Capire l’umore della sala e guidarlo, non imporlo.
• Verità – Non interpretare un personaggio, ma amplificare ciò che sei.
Il palco è uno specchio amplificato della vita quotidiana: cambia solo il volume. L’energia è la stessa. Sta a te saperla accendere, modulare e restituire.
Il dinner show è una forma di spettacolo molto immersiva: qual è l’emozione che cerchi sempre di lasciare alle persone?
Il dinner show è un’esperienza totale: non è solo spettacolo, è atmosfera, è relazione, è vibrazione condivisa.
L’emozione che cerco sempre di lasciare è la sensazione di aver vissuto qualcosa di unico e irripetibile. Non voglio che le persone ricordino solo una performance, ma un momento. Quel preciso istante in cui si sono sentite parte di qualcosa – non spettatori, ma protagonisti.
In un dinner show l’energia è più vicina, più intima. Guardi negli occhi chi hai davanti, respiri lo stesso ritmo. È lì che nasce la magia.
Cerco di lasciare:
• Calore – La sensazione di essere accolti.
• Coinvolgimento – Non assistere, ma partecipare.
• Memoria emotiva – Un ricordo che riaffiora anche giorni dopo, magari ascoltando una canzone o ripensando a quella sera.
Se alla fine qualcuno esce con un sorriso diverso da quello con cui è entrato, allora l’energia ha fatto il suo viaggio.
Quanto ha influito la tua famiglia di artisti nel tuo modo di vivere l’arte e l’espressione personale oggi?
La mia famiglia di artisti è stata il mio primo riferimento. Fin da piccola, grazie a mio padre che gareggiava nella ginnastica artistica agli anelli, ho respirato il senso della disciplina e della competizione.
Quasi naturalmente ho iniziato anch’io a partecipare alle gare.
Quello sport mi ha insegnato concentrazione, sacrificio e controllo: qualità che oggi porto con me sul palco e nel lavoro. Perché, in fondo, anche lì serve equilibrio, forza e presenza.
In un ambiente creativo mi ha insegnato che l’arte non si fa per apparire, ma per esprimere qualcosa di vero. Mi ha trasmesso naturalezza, rispetto per il pubblico e il coraggio di mettermi in gioco senza maschere. Oggi porto sul palco e nella vita quella radice: l’arte come verità, disciplina e connessione tra le persone.
Se dovessi descrivere la tua energia con una parola sola, quale sarebbe… e perché proprio quella?
Se dovessi descrivere la mia energia con una sola parola, direi: Connessione.
Perché tutto ciò che faccio – nel lavoro, nello sport, nell’arte, sul palco – nasce dal desiderio di creare un legame. Tra me e le persone, tra emozioni e musica, tra mente e cuore.
L’energia, per me, non è qualcosa da esibire. È qualcosa da condividere.
Intervista a Miky B: Energia & arte e connessioni che lasciano il segno
Redazione The Digital Moon
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