Intervista a Martin Loberto: Tra palcoscenico e realtà
Intervista a Martin Loberto: Tra palcoscenico e realtà
Arrivare anche solo a un provino per cinema o serie TV sembra spesso una conquista in sé: quali sono, secondo te, gli ostacoli più invisibili ma più duri da superare in questo mondo?
Gli ostacoli più duri sono quelli che non si vedono e non si dicono: l’attesa, il silenzio, la sensazione di valere solo quando qualcuno ti chiama. È faticoso non personalizzare i “no”, o peggio i non-riscontri, e continuare a credere nel proprio percorso anche quando sembra immobile. La vera sfida è non lasciare che l’insicurezza diventi identità, e ricordarsi che un provino mancato non definisce il tuo talento.
Nel teatro senti di avere più spazio per esprimerti, mentre nel cinema spesso arrivano etichette rapide: come vivi il rischio di essere “incasellato” e che lavoro fai per liberarti da queste definizioni?
L’incasellamento è reale e a volte fa paura, perché rischia di ridurti a un’immagine sola. Nel teatro ho potuto attraversare personaggi molto diversi, e questo mi ha dato libertà e fiducia. Nel cinema cerco di non combattere l’etichetta frontalmente, ma di allargarla: lavorando su me stesso, studiando, mostrando sfumature. Credo che il tempo e la coerenza, prima o poi, raccontino chi sei davvero.
Lavorare come responsabile commerciale ti permette di sostenerti, ma richiede energia e presenza mentale: come riesci a far convivere due identità professionali così diverse senza perdere il centro?
All’inizio l’ho vissuta come una contraddizione, oggi come una forma di equilibrio. Il lavoro “reale” mi tiene con i piedi per terra, mi responsabilizza e mi dà autonomia. Il teatro e il cinema nutrono la parte più profonda di me. Il centro lo mantengo ricordandomi che non sono il mio ruolo lavorativo, ma la persona che li attraversa entrambi. Nessuna delle due identità annulla l’altra.
Quanto conta oggi l’immagine – social, presenza, percezione esterna – nel percorso di un attore, e come lavori sulla tua senza snaturarti?
Conta molto, a volte troppo. I social possono essere una vetrina ma anche una trappola. Io cerco di usarli come un’estensione di ciò che sono, non come una maschera: condivido quando sento che ha senso, non per riempire un vuoto o inseguire un’idea di successo. Proteggere la propria verità, oggi, è già una forma di resistenza.
Nonostante le difficoltà, dici di non perdere mai la voglia di farcela: da dove nasce questa resistenza interiore e cosa diresti a chi, come te, sente di essere “a metà strada” da troppo tempo?
Nasce dall’amore per questo mestiere, ma anche dalla consapevolezza che il percorso non è lineare. A chi si sente “a metà strada” direi che forse quella metà è già moltissimo: è esperienza, è resistenza, è identità. Non siamo in ritardo, siamo in costruzione. E finché c’è desiderio, curiosità e onestà, il viaggio non è mai fermo.
Intervista a Martin Loberto: Tra palcoscenico e realtà
Redazione The Digital Moon
Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.
https://www.instagram.com/thedigitalmoon

