BusinessInterviste

Intervista a Luca D’Alessandro: Dalla moda al life coaching

Intervista a Luca D’Alessandro: Dalla moda al life coaching

Cosa ti ha spinto, nel 2008, a intraprendere la carriera di coach professionista quando in Italia era ancora poco conosciuta?

In realtà non è stata una scelta ragionata. È stato qualcosa che si è mosso da dentro, più forte di me.

All’esterno avevo una vita piena: lavoro, amicizie, disponibilità economiche, relazioni, hobby. Sembrava tutto “giusto”. Eppure non stavo bene. Sentivo un disagio sottile ma costante. Così ho iniziato a chiedermi perché, e quella domanda ha aperto una ricerca enorme. Ho scoperto che leggere, indagare, incontrare persone e spostarmi da una vita “orizzontale” a una vita più “verticale” mi dava un beneficio immenso.

A un certo punto il mondo esterno ha completamente perso presa su di me: ciò che prima sembrava importante, uscite, relazioni, soldi, lavoro, non aveva più alcun significato. Dopo un momento di panico per la perdita dei miei riferimenti, qualcosa in me ha iniziato a riordinarsi.

Ricordo un episodio in particolare, era il 2004. Ero affacciato alla finestra, fumavo una sigaretta, e la mia compagna dell’epoca mi fece una domanda personale. Le risposi in modo spontaneo e diretto, e lei ebbe un beneficio immediato. Mi disse: “Dovresti fare quei lavori che fanno in America… quelli che aiutano le persone a vivere meglio.”

Io risposi: “Intendi il life coach?

Lei disse: ““.

In quel momento dentro di me si sono accese due sensazioni opposte: una forte paura e una gioia assoluta. La gioia era chiara: non sapevo cosa fosse quel lavoro, ma sentivo che apparteneva alla mia anima. Pochi mesi dopo ero iscritto a una scuola di formazione. Da lì non ho più smesso di studiare, ricercare ed esplorare.


Tra i tuoi 5 libri e i 16 videocorsi, quale ritieni abbia avuto il maggiore impatto sul pubblico e perché?

Tra i videocorsi sicuramente “Lasciare Andare”, un percorso di 21 giorni, uno al giorno. Credo sia stato uno dei lavori con l’impatto più grande: migliaia di persone lo hanno seguito e ha permesso a moltissimi di liberarsi da pesi, relazioni e dinamiche non più proprie. Evidentemente tante persone portano dentro ciò che non appartiene loro, e quel percorso è stato una chiave concreta per lasciarlo andare.

Tra i libri, quello che ha avuto più risonanza è “Lascia che il cuore canti”, che inizialmente era uscito come “Ama” e poi è stato completamente rivisto e ampliato. È un libro che contiene un percorso intero, ed è ancora oggi quello che più di ogni altro ha lasciato un segno profondo.


In che modo la tua esperienza con le grandi aziende nel settore della moda e della cosmetica ha influenzato il tuo approccio alla crescita personale?

In realtà non l’ha influenzato molto. Quell’esperienza mi ha fatto capire una cosa semplice: anche nelle aziende più strutturate e complesse, tutto si riduce sempre alle persone. Non mi interessava lavorare per le aziende; mi interessava lavorare con le persone. Il resto è solo contesto.


Quali sono le principali scoperte che hai condiviso nelle tue conferenze e ricerche dal 2009?

Sono state molte, e in fasi diverse.

La prima riguardava un tema un po’ più esoterico: la ciclicità degli eventi umani. L’idea che l’umanità si ritrovi ciclicamente in ambienti energetici simili. Fu un lavoro che univa filosofia, storia dell’arte, scienza. Un periodo molto ricco. Successivamente è arrivata la ricerca su un principio che per me è fondamentale: tutto ciò che viviamo è un riflesso di qualcosa che portiamo dentro.

Volevo che fosse una scoperta pratica, non teorica. Così ho scritto “Il potere dei cinque riflessi”, codificando 5 livelli di riflesso per permettere a chiunque di “leggersi” attraverso relazioni, luoghi, attrazioni e dinamiche quotidiane.

Poi è arrivata quella che considero la scoperta più importante del mio percorso: la frequenza più alta che un essere umano può vivere non è l’illuminazione, né la pace assoluta, ma l’autenticità.

La coerenza con la propria verità più profonda. È il contatto con quell’immagine originaria che ognuno di noi porta dalla nascita… la nostra forma più pura.


Come riesci a integrare comunicazione, radio, teatro, musica e arte nel tuo percorso di divulgatore e coach?

Per me è tutto un unico gesto. Ho un bisogno profondo di esprimermi, e questa espressione prende forme diverse: musica, teatro, voce, comunicazione, parole. Ma la radice è sempre la stessa: ricordare alle persone che possono essere se stesse, completamente.

Qualunque mezzo io utilizzi, il messaggio non cambia: un invito alla libertà interiore, all’autenticità, alla possibilità di smettere di nascondersi


Intervista a Luca D’Alessandro: Dalla moda al life coaching

Redazione The Digital Moon

Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.

https://www.instagram.com/thedigitalmoon