Intervista a Marica: Ritrovare se stessi attraverso il transgenerazionale
Intervista a Marica: Ritrovare se stessi attraverso il transgenerazionale
Qual è stato il momento preciso in cui hai sentito che la tua vita aveva bisogno di un cambiamento più profondo?
Non è stato un momento “illuminato”, ma piuttosto un punto di saturazione. Sono sempre stata una buona osservatrice e avevo iniziato a notare un filo conduttore. Continuavo a vivere le stesse dinamiche, incontravo gli stessi blocchi e, soprattutto, non riuscivo a trovare la mia strada per realizzarmi davvero. C’era come una sensazione di girare in tondo. Capivo tante cose a livello razionale, ma nella mia vita concreta non cambiava nulla. Ero stanca di non vedere risultati reali.
Il periodo del Covid, con il suo fermo forzato, è stato decisivo. Mi ha tolto tutte le distrazioni e, in un certo senso, mi ha “costretta” a guardare in faccia la mia situazione senza più rimandare. È stato lì che ho scelto di prendere in mano davvero la mia vita mettendomi in gioco fino in fondo, anche nelle parti più scomode. Da quel momento è iniziato un cambiamento più profondo, che non riguardava solo cosa fare, ma come guardavo me stessa e la mia storia.
In che modo il lavoro sul transgenerazionale può aiutare concretamente una persona nella vita quotidiana?
Quando non vedi l’origine di uno schema, continui a ripeterlo senza sosta. Mentre quando riconosci che quel meccanismo ha radici più antiche, cambia completamente il modo in cui lo vivi.
Per esempio, una persona che tende a mettersi da parte nelle relazioni può scoprire che sta portando avanti una dinamica familiare legata al sacrificio o alla rinuncia. Non si parla più di “sono fatta così”, ma di “sto portando qualcosa che non è iniziato con me”. Questa consapevolezza, nella vita quotidiana, si traduce in scelte diverse: inizi a mettere confini, a non reagire automaticamente, a prendere il tuo posto senza portare pesi invisibili.
Detta così potrebbe sembrare che non abbiamo il libero arbitrio, ma finché uno schema resta inconscio, sei tu a essere guidato da lui. Nel momento in cui lo riconosci — e ne comprendi la funzione all’interno della tua vita — inizi ad avere una scelta. Il lavoro sul transgenerazionale restituisce libertà, perché ti permette di distinguere ciò che è davvero tuo da ciò che stai portando avanti per lealtà inconscia. E da lì, anche nella quotidianità, qualcosa cambia davvero: non sei più dentro lo stesso meccanismo senza accorgertene.
Come si integrano tra loro psicogenealogia, numerologia evolutiva e tarologia nel tuo metodo?
Per me sono strumenti diversi che lavorano sullo stesso punto, ovvero rendere visibile ciò che non lo è. La psicogenealogia è la base, perché mi permette di leggere le dinamiche familiari e transgenerazionali in cui la persona è inserita.La numerologia evolutiva aiuta a individuare schemi, potenziali e nodi più profondi legati alla struttura della persona, ma anche eventuali conflitti con il padre, con la madre o le lealtà inconsce verso il proprio sistema familiare.
La tarologia, invece, entra in modo più diretto nel presente: mette in luce cosa sta accadendo in quel momento e dove si trova il blocco, rendendo immediatamente visibile ciò che la persona sta vivendo. Questi strumenti non li utilizzo in modo rigido o separato, ma li integro in base alla persona che ho davanti e a ciò che emerge durante la consulenza. L’obiettivo non è decidere “quale strumento usare”, ma arrivare al punto, vedere lo schema, comprenderlo e iniziare a scioglierlo.
Qual è la trasformazione più significativa che hai osservato in una persona attraverso questo percorso?
Le richieste che arrivano sono spesso simili: ansia, difficoltà nel lavoro, relazioni che non funzionano o che si ripetono sempre allo stesso modo. Ma ciò che cambia davvero non è solo la situazione esterna, quanto il modo in cui la persona si posiziona rispetto a ciò che vive. Ho visto uomini e donne lasciare andare resistenze profonde, iniziare a fare scelte che rimandavano da tempo e affrontare passaggi importanti della loro vita con una serenità che prima non avevano.
Ho visto anche persone ricongiungersi con familiari dopo anni di distanza, sciogliere tensioni, riportare dialogo dove prima c’era chiusura. E questo, per me, è uno degli aspetti più significativi perché ha un impatto che va oltre la singola persona e porta più equilibrio anche nelle relazioni e nel sistema familiare. In un momento storico in cui siamo costantemente esposti a tensioni e conflitti, vedere nascere più pace, anche nel piccolo di una famiglia, ha un valore enorme.
Cosa diresti a chi sente che sta ripetendo gli stessi schemi ma non sa da dove iniziare per cambiare?
Direi di smettere di cercare subito la soluzione e iniziare a farsi le domande giuste. Se uno schema si ripete, non è un caso e non è nemmeno solo un errore personale. C’è sempre un senso, anche se all’inizio non è visibile. Il primo passo non è “cambiare”, ma osservare: quando succede? con chi? cosa provo? cosa mi ricorda?
E soprattutto: questa cosa è davvero solo mia? Già questo sposta qualcosa. Poi, se senti che da solo non riesci ad andare oltre un certo punto, farti accompagnare da un professionista qualificato può fare la differenza. Perché ci sono dinamiche che da dentro è molto difficile vedere, mentre quando vengono messe in luce diventano molto più semplici da affrontare.
Marica Ciaprini
Intervista a Marica: Ritrovare se stessi attraverso il transgenerazionale
Redazione The Digital Moon
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