Intervista a Giuseppe: Percorso e visione cinofila
Intervista a Giuseppe: Percorso e visione cinofila
Cosa significa lavorare con un approccio cognitivo-zooantropologico e in che modo questo orienta i tuoi percorsi educativi?
Per me lavorare con un approccio cognitivo-zooantropologico significa riconoscere il cane come un soggetto unico e non replicabile, dotato di una mente cognitiva, emozioni complesse, intenzionalità e capacità interpretativa del mondo.
Non lavoro per ottenere obbedienza. Lavoro per costruire competenze. Quando osservo un comportamento di un cane non mi fermo al “cosa fa”, ma mi chiedo “da dove nasce”, “che cosa prova”, “perché lo fa”.
Ogni percorso educativo o riabilitativo diventa quindi un processo evolutivo. Non cerco di correggere un sintomo: accompagno un’evoluzione cognitiva, esperienziale ed emotiva del cane e della sua famiglia.
Questo percorso di ricerca mi ha portato anche a concludere la stesura del mio primo libro, che verrà pubblicato a breve. È un lavoro che racchiude anni di esperienza sul campo e riflessioni teoriche, tecniche, filosofiche e spirituali, nato dal desiderio di contribuire a formare nelle famiglie una cultura cinofila più matura e consapevole. Si potrà trovare nelle maggiori librerie in tutta Italia e sul web.
Parallelamente porto avanti un’importante attività di divulgazione attraverso i social con @dogcoachitalia. Utilizzo questi canali come strumenti culturali, non come vetrina. Parlo di molteplici argomenti in modo semplice ma non semplicistico. Il mio obiettivo non è offrire “ricette rapide”, ma stimolare pensiero critico.
Cerco di tradurre concetti complessi in contenuti accessibili senza banalizzarli, affinché sempre più famiglie possano sviluppare consapevolezza prima ancora di chiedere un intervento tecnico. Accompagnare un cane significa accompagnare anche la sua famiglia a comprendere e rispettare il suo mondo. Perché quando cambia lo sguardo delle famiglie, cambia il destino della relazione.
Quali sono le problematiche comportamentali più frequenti che incontri nel tuo lavoro di riabilitazione e come costruisci un percorso personalizzato per affrontarle?
Le problematiche che incontro più frequentemente nel mio lavoro di riabilitazione sono:
- aggressività intra- e interspecifica
- fobie generalizzate, e più spesso fobie sociali
- reattività al guinzaglio
- legami di attaccamento non sicuri
Ognuna di queste manifestazioni non è il problema in sé, ma l’espressione di un equilibrio interno fragile, contesti limitanti, traumi infantili, esperienze negative impattanti o di competenze non sviluppate; purtroppo spesso ciò si traduce anche in vere e proprie patologie che devono essere affrontate affiancando, in equipe, un veterinario comportamentalista.
Aggressività intra- e interspecifica:
Può riguardare conflitti tra cani o verso persone. Spesso è una strategia difensiva appresa in assenza di competenze comunicative adeguate o in presenza di insicurezza relazionale.
Fobie generalizzate e fobie sociali:
Le prime si manifestano come paure diffuse verso più stimoli ambientali; le seconde riguardano difficoltà nelle interazioni sociali. In entrambi i casi il sistema emotivo del cane entra rapidamente in allarme.
Reattività al guinzaglio:
È una risposta eccessiva quando il cane è vincolato. Il guinzaglio limita le possibilità comunicative e può amplificare frustrazione o insicurezza.
Difficoltà nella gestione della frustrazione e delle emozioni:
Alcuni cani non hanno sviluppato competenze di autoregolazione. Faticano ad attendere, a tollerare limiti o a modulare l’eccitazione.
Legami di attaccamento non sicuri:
Il legame di attaccamento è il rapporto emotivo che un cane sviluppa con la sua figura di riferimento, fondamentale per sentirsi sicuro ed esplorare il mondo.
Quando è ambivalente, evitante o disorganizzato, può generare dipendenza eccessiva, controllo costante o fragilità emotiva.
Nel costruire il percorso parto da un’analisi sistemica valutando storia del cane, qualità della vita, qualità e tipo di relazione, dinamiche familiari, livello delle competenze e soddisfazione dei bisogni. L’intervento lavora su regolazione emotiva, costruzione di competenze cognitive, ristrutturazione relazionale e formazione consapevole delle famiglie. Quando si parla di riabilitazione comportamentale, soprattutto, si parla di un percorso di accettazione e maturazione condivisa.
Le Classi di Socializzazione®️ e le Social Wild Walking sono strumenti centrali nella tua attività: quale valore aggiunto offrono nella crescita relazionale tra cane e famiglia?
Le Classi di Socializzazione®️, sviluppate all’interno della metodologia della scuola ThinkDog, sono contesti pedagogici sociali strutturati e architettati da istruttori cinofili qualificati. Non sono semplici incontri tra cani. Sono spazi di apprendimento sociale evolutivo, esperienze guidate che rafforzano la fiducia e le competenze del cane.
Il cane sviluppa autoregolazione, flessibilità comportamentale e cognitiva, competenze comunicative e gestione dei rapporti sociali. Le famiglie imparano a osservare non solo il proprio cane ma anche gli altri presenti in classe, leggere segnali comunicativi del proprio cane e fidarsi delle sue competenze, che pian piano aumentano. Ad oggi ogni mese si iscrivono alle mie classi dai 40 ai 50 cani che vengono suddivisi in gruppi ben studiati con largo anticipo e con obbiettivi specifici e di gruppo.
Le Social Wild Walking, sono invece passeggiate sociali svolte in natura, favoriscono cooperazione spontanea, maggiori competenze al guinzaglio, maggiore socievolezza al guinzaglio con gli altri cani, riducono l’iperstimolazione urbana e rafforzano l’equilibrio emotivo. In entrambi i contesti, la relazione è il pilastro su cui poggia l’esperienza che diventa trasformativa.
Con ThinkDog hai sviluppato una formazione solida e riconosciuta: in che modo questa realtà ha influenzato la tua identità professionale?
La formazione con ThinkDog, scuola fondata più di 20 anni fa da Angelo Vaira, ha rappresentato una vera e propria svolta nella mia identità personale e professionale.
Non si tratta solo di un percorso formativo tecnico: ThinkDog mi ha trasmesso un metodo, un’etica e una visione centrata sul rispetto della mente del cane e sulla centralità della relazione. Ogni esercizio, ogni osservazione, ogni confronto con i docenti e i colleghi è stato un tassello che ha costruito la mia capacità di leggere il comportamento dei cani come espressione dei loro stadi evolutivi e delle loro competenze cognitive.
Grazie a tanti intuizioni e strumenti come ad esempio i livelli cognitivi del cane teorizzati da Angelo Vaira, oggi sono in grado di interpretare i segnali di ogni cane con più precisione, comprendendo le emozioni, le intenzioni e il modo in cui elabora le esperienze. Questo approccio mi ha permesso di superare la visione tradizionale del “cane da addestrare” e di assumere il ruolo di facilitatore di consapevolezza, accompagnando sia il cane che la famiglia in un percorso di crescita condivisa.
Un ringraziamento sincero va quindi a ThinkDog, per avermi fornito gli strumenti, la profondità e la sicurezza necessaria a sviluppare il mio percorso, e per aver creato una cultura cinofila che mette davvero la relazione e la comprensione al centro di tutto.
Come nasce il progetto Takes Care DS e quale cambiamento desideri portare nel mondo del dog sitting in Italia attraverso questa scuola e rete professionale?
Takes Care DS nasce da un episodio molto concreto. Una mia cliente mi chiamò raccontandomi che il suo cane, affidato a un dog sitter, era stato lasciato in un’area cani, senza consapevolezza reale su cosa potesse accadere e senza gestione delle dinamiche sociali, procurandosi purtroppo una pinzata da un altro cane.
In quel momento ho capito che non era un caso isolato. Era un problema culturale.
Il dog sitting viene spesso ridotto a semplice custodia ad appannaggio di improvvisati. Ma il cane non è un oggetto da parcheggiare.
Da lì ho deciso che era arrivato il momento di fare qualcosa e così nel gennaio del 2025 è nata la piattaforma takescareds.it
Una piattaforma che ha come obbiettivo quello di mettere in contatto le famiglie con i migliori dog sitter in Italia, selezioniamo in presenza, tramite dei referenti regionali sparsi su tutto il territorio italiano, i migliori sitter, ci sono dei criteri di valutazioni molto attenti e rigidi per scovare solo i migliori, vogliamo quindi arrivare a formare con il tempo una rete di professionisti preparati, consapevoli e formati secondo una visione cognitivo-zooantropologica. Dall’altra parte invece Take Care DS è anche un progetto formativo che mira a formare futuri dog sitter con un livello tecnico e teorico di altissimo livello. Per questo motivo a marzo partirà la prima edizione del nostro corso per dog sitter., le iscrizioni si stanno per chiudere e i posti disponibili per finire.
Vogliamo in questo modo dare alle famiglie e al mercato professionisti capaci di comprendere il cane, leggere segnali di stress, rispettare i suoi tempi, avere competenze su gestioneC cura, affidamento e sicurezza del cane e infine mantenere coerenza educativa e collaborare con educatori, istruttori, veterinari e le stesse famiglie in modo funzionale. Il corso partirà il 28 marzo 2026 !
Il cambiamento che desidero portare in Italia è culturale prima ancora che professionale e questo è sempre stato il mio primo obbiettivo come professionista cinofilo. Perché prendersi cura non significa sorvegliare. Significa comprendere.
Per concludere credo che oggi il vero cambiamento nella cinofilia non passi da tecniche sempre più sofisticate, ma da una maggiore consapevolezza relazionale e ascolto sul cane ma anche e sopratutto sulle famiglie. Ogni cane che entra nella nostra vita ci offre un’opportunità: evolvere come esseri umani. Educare un cane non significa insegnargli a obbedire. Significa camminare insieme in questo mondo
Giuseppe Loiacono
Intervista a Giuseppe: Percorso e visione cinofila
Redazione The Digital Moon
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