Intervista a Luca: Un comunicatore sportivo tra social e tv
Intervista a Luca: Un comunicatore sportivo tra social e tv
Quando hai capito che la tua passione per lo sport poteva trasformarsi in un vero e proprio lavoro nel mondo della comunicazione?
Fin da piccolo sono stato sempre appassionato di telecronache sportive. Sono ciò che mi ha rapito totalmente e che in me ha fatto nascere il sogno di diventare telecronista sportivo. Il vero primo momento di presa di coscienza però l’ho avuto al termine del liceo, nella maturità conseguita durante il periodo del Covid: durante quell’estate ho deciso di iscrivermi alla facoltà di scienze della comunicazione di Roma 3 dopo diversi giorni di riflessione e di provare ad entrare nel mondo della comunicazione.
In parte lo facevo già da qualche anno, grazie ad una pagina sui consigli sul Fantacalcio che ora si chiama FantaSquare. Interagire con gli utenti era divertente e soddisfacente, mi colpiva il legame e il senso di gratitudine che ricevevamo sia i miei colleghi sia io per risposte e consigli. Da cosa nasce cosa e l’idea di voler diventare giornalista sportivo si è sempre più rafforzata, al punto che non ho poi avuto più la necessità di ragionare sul ‘quale strada intraprendere’, poiché il percorso scelto si faceva ogni volta più chiaro semplicemente andando avanti, come quando cammini al buio con una candela in mano.
Qual è stata la sfida più formativa nel tuo percorso finora?
Tutte le esperienze vissute sono state formative. Il lavoro da social media manager per l’attenzione al dettaglio e al ricevente del post, per la programmazione e l’organizzazione. Il lavoro redazione per capire l’importanza delle fonti, della ricerca e del ricontrollare sempre i propri testi, o i propri lavori in ogni ambito. Sicuramente l’aver iniziato relativamente presto il lavoro da corrispondente con la redazione di Calcio in Pillole in una città come Roma, con due squadre così importanti come Lazio e Roma in Serie A, con due tifoserie estremamente affascinanti e piene di storia ha avuto un impatto importante. Il vivere in strada, in mezzo ai tifosi, confrontandosi con persone di tutte le età, elaborando le esperienze di tutti non è scontato ed è un qualcosa che ti arricchisce dentro profondamente.
Essere corrispondente su Roma poi per Sportitalia, ruolo che ricopro attualmente, amplifica ancora di più il concetto e il ritorno: fa strano pensare alle volte che mentre noi siamo davanti la telecamera c’è qualcuno davanti uno schermo di una tv o di un cellulare che ci sta guardando, ascoltando e che è anche pronto a darci dei feedback sia istantanei sia in prima persona prima durante e dopo gli eventi sportivi. Lavorare sul campo è stata sicuramente una delle più grandi fortune che ho avuto fin qui.
Come gestisci la pressione e la velocità delle notizie?
Sono sincero, non ci penso troppo e credo in parte mi venga naturale. Se iniziassi a pensare alla ‘pressione’ di un evento sbaglierei il lavoro nel pratico e anzi, probabilmente starei anche facendo un lavoro che non fa per me o non starei vivendo nella maniera giusta questo mestiere e questa vita. Preparazione, studio, costanza e rimanere aggiornati fa parte del nostro lavoro e della nostra vita di tutti i giorni, non soltanto legata al mondo del calcio o di un argomento specifico.
Solo avendo un quadro più dettagliato possibile si può cercare di incappare in errori; presentarsi in un momento clou impreparati mette a rischio non solo il nostro lavoro sul campo, ma anche tutto il lavoro che c’è dietro in redazione. Aggiornarsi, consultarsi con i colleghi, aiutarsi e scambiarsi idee in questo mondo è fondamentale. Il corrispondente vive in una doppia redazione, la propria della testata e quella che si crea sul campo con gli altri colleghi inviati con i quali si seguono eventi, conferenze e partite. Come in tutte le cose, se ci si aiuta il lavoro diminuisce e diventa più facile. Per rimanere poi calmo e lucido, pratico molto sport nel tempo libero: questo mi aiuta a scaricare la tensione, a riordinare le idee e a prepararmi per i lavori del giorno dopo.
Quanto ha inciso il tuo percorso universitario nel prepararti concretamente al lavoro che svolgi oggi?
Ha inciso, ma non nella contenutistica come tanti pensano. Metodologia di studio, sapersi organizzare gli orari e le giornate, l’importanza di fare network, il darsi scadenze per delle consegne e lavorare step by step senza trovarsi un carico eccessivo da gestire tutto insieme. Direi in percentuale, un 30% le nozioni teoriche e un 70% tutto il resto, dove annovero anche l’esecuzione pratica di tutte le teorie che vengono insegnate dai docenti.
Guardando al futuro, quali sono i tuoi obiettivi professionali e dove ti immagini tra cinque anni nel panorama della comunicazione sportiva?
Non voglio pormi obiettivi o limiti. Se ripenso ai tanti eventi già vissuti – tra conferenze, partite di competizione europee, eventi – in poco più di due anni faccio quasi fatica a crederci. È successo tutto molto in fretta, ricopro un ruolo importante per una delle più grandi Tv italiane del mondo dello sport e sono parte dell’organigramma social di Fantacalcio. Non penso al processo, ma a vivere senza pensare a cosa sarà, godendomi il presente e continuando a lavorare a testa bassa con umiltà, conscio del fatto che anche se può sembrare abbia già fatto chissà quanto o chissà cosa, non sono neanche all’1% di tanti altri giganti di questo settore.
Mi piacerebbe, certo, vivere una notte di Champions League o della Nazionale di calcio da inviato, qualche trasferta europea ed entrare in maniera più concreta nel mondo delle telecronache, ma c’è tempo. L’importante è esser costanti, fare ciò che ci piace e in questo modo, in questo mondo, non saremo solo noi a raggiungere i nostri obiettivi, ma saranno anche questi ultimi che si avvicineranno verso di noi.
Luca Paglioni
Intervista a Luca: Un comunicatore sportivo tra social e tv
Redazione The Digital Moon
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