Intervista a Giovanni Tattoo: Dalla Carta alla Pelle
Intervista a Giovanni Tattoo: Dalla Carta alla Pelle
Dalla carta alla pelle: com’è nato il passaggio dal disegno tradizionale al tatuaggio?
All’inizio non avrei mai immaginato di intraprendere la carriera da tatuatore. È stato un incontro fortuito a cambiare le carte in tavola: una persona, osservando le mie capacità nel disegno, mi suggerì di considerare il tatuaggio come possibile strada professionale. All’epoca mi sembrava quasi surreale, tanto che inizialmente reagii con una risata, pensando fosse un mondo troppo distante da me.
Col tempo, però, ho imparato a dare ascolto anche ai piccoli segnali della vita. Cliente dopo cliente, ho iniziato a notare qualcosa che andava oltre l’aspetto tecnico: i sorrisi e le emozioni autentiche di chi si affidava a me. È stato proprio quel riscontro umano, quel senso di connessione e gratitudine, a farmi innamorare davvero di questo mestiere.
Quanto ha influito tuo nonno nella tua decisione di intraprendere un percorso artistico?
Mio nonno era un falegname, estremamente umile e legato ai valori del lavoro artigianale. Ho compreso col tempo quanto il mestiere del falegname e quello del tatuatore abbiano in comune: manualità, pazienza, dedizione e rispetto per il materiale, che nel mio caso è la pelle.
Mi ha trasmesso due principi fondamentali: il valore del rapporto umano e l’importanza di fare le cose con amore. Da bambino, durante i mercatini in cui vendeva modellini in legno, mi invitava a disegnare ritratti per le persone che passavano. Quella esperienza mi fece capire quanto sia prezioso creare qualcosa con le proprie mani per gli altri. Quando mio nonno venne a mancare, imprimere sulla mia pelle un veliero – simbolo dei suoi modellini – fu un segnale per trasformare la mia passione in un mestiere.
Quali sono state le sfide principali nel passare dal disegno al tatuaggio?
Passare dalla carta alla pelle non è affatto semplice. Lo strumento cambia completamente: la macchinetta, soprattutto quelle a bobine con cui ho iniziato, non ha nulla a che vedere con una matita o una penna. All’inizio ero spaventato, temendo di non riuscire a trasporre sulla pelle la stessa qualità ed espressività del disegno.
Solo con il tempo e grazie ai consigli di tatuatori più esperti, ho imparato a rieducare la mia mano, abbandonando alcuni “vizi” del disegno su carta per adottare un gesto tecnico funzionale al tatuaggio. È stato un percorso di trasformazione sia tecnica che emotiva, perché accettare i propri limiti iniziali è parte fondamentale della crescita in questo mestiere.
Lavori tra Svizzera, Italia ed estero: come cambia il rapporto con i clienti e la cultura del tatuaggio?
Lavorare in diversi paesi mi ha permesso di confrontarmi con realtà culturali e umane molto diverse. Ogni luogo ha il proprio approccio emotivo, estetico e comunicativo al tatuaggio: alcuni vivono questa esperienza con grande intensità emotiva, altri in modo più distaccato.
Ho trovato stimolante anche il confronto con colleghi di altri Paesi, ciascuno con la propria storia e visione del mestiere. Ogni scambio e ogni esperienza è stata un’occasione di crescita tecnica e umana. Anche i clienti, con i loro racconti e desideri, mi hanno trasmesso molto, trasformando ogni tatuaggio in un dialogo tra culture ed emozioni diverse.
Come continui a evolvere come artista e tatuatore oggi?
L’aggiornamento continuo è fondamentale in un settore in continua evoluzione come quello del tatuaggio. Frequento workshop, mi confronto con altri professionisti e studio costantemente. Ogni incontro con un collega, un cliente o durante un viaggio rappresenta un’opportunità di crescita.
Vedo ogni persona come un libro da leggere: ognuno ha qualcosa da insegnarmi. Questo stimola a migliorarmi, affinare la tecnica e rendere ogni tatuaggio significativo. Migliorarsi ogni giorno non è solo un obiettivo professionale, ma un modo per onorare la fortuna di poter incidere qualcosa di importante sulla pelle e, spesso, nel cuore delle persone.
Intervista a Giovanni Tattoo: Dalla Carta alla Pelle
Redazione The Digital Moon
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