Intervista a Gabriele Amore: Calcio e Successo Accademico
Intervista a Gabriele Amore: Calcio e Successo Accademico
Qual è stata la tua esperienza iniziale nell’adattarti alla vita negli Stati Uniti?
All’inizio è stata una curva di apprendimento molto ripida: abituarsi al clima, al fuso orario e a una nuova lingua è stato impegnativo. Sono partito con un lessico italiano non molto ampio, avendo vissuto gran parte della mia adolescenza al Sud, in Campania, a Cava de’ Tirreni. Nei primi sei mesi ho trascorso la maggior parte del tempo in silenzio, ascoltando i miei compagni e cercando di immagazzinare il maggior numero possibile di vocaboli, anche perché avevo un carattere molto timido e temevo di fare domande o sbagliare.
Con il tempo, però, ho trovato una rete di supporto preziosa: compagni di squadra, insegnanti e tutor che mi hanno aiutato a integrarmi. Ho imparato a chiedere aiuto quando ne avevo bisogno e a pianificare le giornate in modo più strutturato. Dopo quattro anni, mi ritrovo a parlare due nuove lingue oltre all’italiano — l’inglese e lo spagnolo — e a vedere ogni sfida come un’opportunità di crescita, sia sportiva che personale.
In che modo la borsa di studio ha influenzato il tuo percorso sportivo e accademico?
La borsa di studio è stata una leva fondamentale. Mi ha dato stabilità finanziaria e la possibilità di concentrarmi sugli studi e sull’allenamento, senza la costante preoccupazione delle spese. Allo stesso tempo, ha rafforzato la mia etica del lavoro: volevo dimostrare che la fiducia ricevuta era ben ripagata, sia in campo che in classe.
Inoltre, mi ha permesso di accedere a risorse accademiche, tutoraggio e programmi di sviluppo personale che hanno ridotto la distanza tra le mie aspirazioni e i risultati concreti. È stata una vera spinta per crescere a 360 gradi.
Quali sfide hai affrontato nel conciliare gli studi e il calcio?
Le sfide principali sono state la gestione del tempo e la stanchezza fisica. Allenamenti intensi, partite, trasferte e poi studio: ho dovuto imparare a pianificare in anticipo, a utilizzare anche brevi momenti per ripassare e a stabilire priorità chiare.
È stato fondamentale avere una routine di sonno costante, una pianificazione settimanale e momenti di pausa per evitare l’esaurimento. Ho anche imparato a comunicare apertamente con coach e professori, trovando insieme soluzioni quando serviva adattare scadenze o orari. È stata una palestra di disciplina e organizzazione che mi servirà per tutta la vita.
Come l’esperienza di vivere in una cultura diversa ha cambiato la tua visione della vita e del calcio?
Vivere in una cultura diversa mi ha insegnato l’umiltà e l’empatia. Ho capito che il calcio è una lingua universale, ma le dinamiche sociali e le aspettative cambiano da Paese a Paese. Ho imparato ad apprezzare le differenze di stile di gioco, di approccio all’allenamento e di metodo di studio.
Questa esperienza mi ha reso più flessibile, aperto al confronto e disposto a imparare da chi ha vissuti diversi dai miei. In campo, ho capito che il successo non dipende solo dal talento, ma anche dalla capacità di adattarsi e dal rispetto verso i compagni.
Non smetterò mai di ringraziare me stesso per aver preso la decisione di partire a 18 anni. Quando lo annunciai, in pochi credettero in me: mi dissero che ero pazzo, che non sarei durato, che ero egoista a lasciare la mia famiglia. Persino alcuni professori risero quando dissi che sarei andato in America. Eppure, pochi mesi dopo, fu proprio una scuola americana a offrirmi una borsa di studio.
L’ho fatto perché avevo un sogno: imparare, conoscere e uscire dalla mia comfort zone. Al ritorno, dopo i primi sei mesi, alcune persone mi voltarono le spalle, ma oggi so che è stato meglio così. A chi mi ha giudicato, devo un ringraziamento speciale: mi ha dato la forza per arrivare dove sono ora.
Quali sono i tuoi piani futuri dopo aver conseguito la laurea in International Business?
Dopo la laurea, vedo due percorsi complementari. Da un lato, vorrei proseguire con un master in gestione internazionale, strategia aziendale e commercio estero, per consolidare le mie competenze e ampliare la rete professionale.
Dall’altro, voglio accumulare esperienza pratica sul campo, lavorando in progetti che mi permettano di sviluppare capacità di analisi, gestione e coordinamento in contesti globali.
A medio e lungo termine, il mio obiettivo è tornare a casa e mettere a frutto ciò che ho imparato, contribuendo alla crescita dell’azienda di famiglia, specializzata nel trattamento delle acque e nella commercializzazione di prodotti chimici.
Voglio assumermi nuove responsabilità, sviluppare strategie di vendita e rafforzare la presenza internazionale dell’impresa, facendo crescere il progetto in modo sostenibile e consapevole.
In sintesi, voglio unire studio, esperienza e visione per costruire un futuro che unisca la mia formazione internazionale alle mie radici.
Intervista a Gabriele Amore: Calcio e Successo Accademico
Redazione The Digital Moon
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