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Intervista a Francesco: Il fighter professionista che combatte per un sogno

Intervista a Francesco: Il fighter professionista che combatte per un sogno


Dalla Kickboxing alle MMA Francesco, hai 25 anni e alle spalle un percorso straordinario nella kickboxing, dove hai conquistato per due volte il titolo di Campione Italiano e per due volte quello del Mediterraneo. Eppure, il tuo sogno vero è sempre stato un altro: indossare i guantini da 4 once e combattere nella gabbia delle MMA. Cosa hanno le Arti Marziali Miste che la kickboxing non riusciva a darti, e com’è stato l’impatto fisico e mentale con la transizione a uno sport così totale e crudo?

La kickboxing mi piaceva però sentivo sempre che mancava quel tocco in più per essere completo su ogni punto di vista, ed era proprio questo che vedevo e sapevo che mi potevano dare le MMA il saper fare tutto sia lo striking che la lotta, all’inizio e tutt’oggi non è facile perché la lotta sia in piedi che a terra è un mondo dove non finisci mai di imparare quindi la parte fisica e mentale giocano un ruolo fondamentale.

Io dal punto di vista mentale sono sempre stato forte e molto probabilmente è stato ed è proprio quello che mi aiuta ad andare avanti, superare gli ostacoli che quotidianamente mi si palesano davanti e riuscire a scavalcarli ogni giorno mi aiuta crescere ogni punto di vista sia in quello tecnico in quello fisico e in quello mentale perché come hai detto tu è uno sport totale e crudo quindi bisogna farsi trovare pronti.


La tua giornata tipo farebbe tremare chiunque: due sessioni di allenamento intensissimo al giorno da atleta professionista e poi, la sera, il turno di lavoro come operatore della nettezza urbana nel porta a porta. Come riesci a gestire i tempi di recupero, la stanchezza muscolare e lo stress mentale di una vita divisa tra i colpi in gabbia e la fatica di un lavoro manuale notturno? Dove trovi la forza interiore nei giorni in cui il corpo dice basta?

Come ho già detto il mio punto più forte è sempre stata la mente, quello non mi spaventa perché metto in conto le brutte giornate,mi piacciono perché sono proprio quelle che mi spingono ad andare avanti mi aiutano a trovare a forza e la motivazione per fare sempre meglio, io penso che gli incontri si vincano nei mesi prima del match non il giorno stesso, durante la preparazione per l’incontro troverai tanti ostacoli, sei tu che decidi di saltarli e andare avanti e di conseguenza poi vincere oppure fermarti ai primi ostacoli e perdere la sfida con te stesso.

Quindi dal punto di vista mentale mi sento sempre pronto ad affrontare ciò che mi si prensenta, per quello fisico invece cerco sia durante la giornata che nel weekend di riposarmi il più possibile anche perché il riposo sembra banale ma la parte più importante per uno sportivo, non bisogna sovraccaricare troppo il corpo, anche se la maggior parte degli atleti è ossessionata dallo spingere sempre e continuamente( e io sono uno di quelli)la cosa più importante invece è ascoltare se stessi e capire quando è il momento di decelerare per far sì che il corpo riprenda fiato.


Il fulcro della tua storia tocca una nota dolente: in Italia, a differenza di molti altri Paesi, gli atleti di discipline non mainstream non riescono a vivere del proprio sport. Tu sei un professionista, ma devi comunque lavorare per mantenerti. Perché secondo te l’Italia fatica così tanto a valorizzare i suoi talenti al di fuori dei soliti circuiti e quanto questo gap economico e infrastrutturale frena lo sviluppo di campioni che potrebbero dominare a livello mondiale?

Ma a livello nazionale secondo me lo sport in generale non è considerato come nelle altre nazioni, banalmente basta vedere come viene considerata l’educazione fisica nelle nostre scuole a differenza di quelle che non sono in Italia, quindi dico che già qui nasce il problema da quando siamo piccoli, aldilà del mio sport l’Italia dovrebbe investire sullo sport in generale non focalizzarsi solo su quelli che spiccano di più a livello mondiale perché con gli anni quello che oggi è uno sport minore come lo erano le MMA qualche anno fa, potrebbe diventare uno dei più visti al mondo, ma noi come paese non saremo pronti a parteciparvi perché a differenza degli altri il paese non investe su lo sport.

Un’altro problema poi è quello dei soldi, ad oggi più che essere un bene lo sport sembra più un lusso, non tutti possono permettersi di fare sport e questo è sicuramente un’altro dei problemi che metterei sempre al primo posto, magari in Italia abbiamo dei talenti che possono arrivare a livelli altissimi, ma gli stessi non possono permettersi di pagare il mese in palestra o l’iscrizione al corso e allora come possono allenarsi partecipare e vincere, una soluzione per far sì che le cose cambino potrebbe essere proprio questa, fare in modo che lo sport sia accessibile a tutti.


A livello internazionale, le MMA sono uno degli sport a più rapida crescita in assoluto, con un seguito di pubblico e sponsor miliardario. In Italia, invece, viene ancora visto come uno sport di nicchia o “minore”. Non si pretende lo stesso livello di investimento del calcio o del tennis, ma cosa servirebbe concretamente a livello di investimenti e federazioni per permettere a fighter italiani come te di competere ad armi pari con i top team americani o russi?

In Italia c’è sempre stato il problema delle federazioni, il fatto che ce ne siano tante secondo me abbassa il livello, se il campionato fosse uno per tutto il paese e tutti hanno modo di confrontarsi l’uno con l’altro per capire veramente chi sono i campioni lì allora il livello già inizierebbe a cambiare, combattere fra italiani per far sì che tutti imparino qualcosa da qualcuno per poi come nazione esser pronti come i team americani o russi, un’altro punto è quello di non dover pagare per gareggiare, torniamo sempre al solito discorso, sport bene o lusso ? Se i talento indiscutibile vuole partecipare ad una gara ma non ha soldi per partecipare come possiamo scoprire quel talento ? Ripeto la soluzione è che lo sport diventi come l’acqua che esce dalle fontanelle nei centri di ogni città, accessibile a chiunque.


Siamo nel 2026 e la tua determinazione è il manifesto di una generazione di atleti che non cerca scuse, ma si rimbocca le maniche. Nonostante le difficoltà e le notti passate a lavorare, continui a combattere per arrivare ai livelli più alti. Se guardi al futuro della tua carriera in gabbia, qual è il prossimo “match” che vuoi vincere, sia dentro che fuori dall’ottagono, e quale messaggio vuoi lanciare ai giovani fighter che si trovano nella tua stessa situazione?

Ad oggi il prossimo match che devo vincere è quello di tornare a vincere nell’ottagono, vengo da una sconfitta sia in gabbia che nella vita, nel momento in cui avevo perso il match la vita ha deciso di colpirmi ancora più forte e farmi perdere quello che per me è stato un padre,un amico e un fratello, tutto questo nelle vesti di un Nonno, quindi dovrò tornare a splendere e vincere per lui,per la mia famiglia e per tutto il mio Team,questo è il mio prossimo match e sono sicuro che è solo questione di tempo,tornerò dove voglio. Ai ragazzi di oggi dico coltivare una passione, anche la più stupida portarla avanti e crederci fino in fondo, quando si presenterà qualcuno a dirvi che fallirete e che non siete in grado, non ascoltatelo è solo uno dei tanti ostacoli da superare, voi continuate a correre gli ostacoli rimarranno dietro,la vittoria invece no è proprio lì davanti a voi.

Francesco Tumminello


Intervista a Francesco: Il fighter professionista che combatte per un sogno

Redazione The Digital Moon

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