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Intervista a Cristiano Ruiu: Dalla telecamera al tavolo verde

Intervista a Cristiano Ruiu: Dalla telecamera al tavolo verde

Dal microfono al casinò: come nasce l’occasione di entrare nel mondo del gioco e, in particolare, nel team del Casinò di Campione?

Correva l’anno 2016. All’epoca il mio lavoro principale era a TeleLombardia e in parallelo avevo aperto un’agenzia dove curavamo tutta la comunicazione relativa al poker per il Casinò di Campione. Il Poker della casa da gioco dell’enclave italiano era assolutamente all’apice della propria storia, si trattava della poker room più grande d’Europa e i giocatori venivano da tutto il mondo per fare i tornei.

Avevamo stipulato anche un accordo con le World Series di Las Vegas per portare il WSOP Circuit a Campione che era così diventata la capitale europea del Poker. La concorrenza, in particolar modo il Casinò di Lugano, era in sofferenza e cercavano di trovare novità a livello di marketing e comunicazione.

Tra queste, avevano provato a fare una sponsorizzazione con TeleLombardia che prevedeva che ci fosse un tavolo da Black Jack durante le partite dove un tifoso del Milan, uno della Juve e uno dell’Inter giocavano for fun. Si trattava ovviamente di un gioco finto e per l’occasione veniva ospitato in studio un croupier del Casinò di Lugano. Naturalmente avevano chiesto a me, Rossi e Chirico di fare questo gioco siglando un piccolo contratto, io però all’epoca lavoravo con la mia agenzia per il Casinò di Campione e rifiutai, così misero Leonardo Martinelli al posto mio. L’allora responsabile marketing del Casinò di Lugano ci era rimasta un po’ male. Dopo però, da Lugano incominciarono a guardare i prodotti che facevamo per Campione e uno dei segreti del successo era proprio tutto il lavoro di comunicazione che c’era dietro.

Succede che passano i mesi e a fine 2016 s’intravvedeva qualche piccola crepa a Campione, nel senso che si incominciava a parlare della possibilità del fallimento. Contestualmente con la mia agenzia dovevamo rinnovare il contratto e, detto molto banalmente, “ci volevano tagliare un po’ sui soldi”. Proprio in questo frangente vengo ricontattato dalla responsabile marketing di Lugano. Negli anni precedenti a Lugano avevano provato a far partire il poker però senza successo, così mi chiesero se io e la mia agenzia fossimo interessati ad andare a fare a Lugano questo lavoro di comunicazione.

Mi sembrava la strada giusta anche se, come dissi in passato in un’intervista a Libero, passare da Campione a Lugano in quel momento era un po’ passare dalla Juventus al Chievo. Soprattutto perchè la Poker Room di Lugano non esisteva, pur avendoci speso tanti soldi. Ciononostante, con i miei soci decido di provare a fare questo salto e mi ricordo che incontrai la direttrice Emanuela Ventrici del Casinò di Lugano e le dissi: “Facciamo una prova di 3 mesi per vedere se riusciamo a fara partire la Poker Room, ma non garantiamo nulla perché il lavoro è molto complicato e la concorrenza fortissima”: questo è stato l’inizio.


Il primo incarico: cosa l’ha affascinata del settore del poker e quali competenze giornalistiche è riuscito a trasferire in quell’ambito?

Il primo incarico fu di fare quello che facevamo a livello di comunicazione a Campione, quindi interviste, servizi, grafiche, testi e articoli sui giornali, così come il marketing, direttamente sulla clientela. Come spiegavo nell’intervista precedente, negli anni di Campione avevo acquisito anche una certa popolarità nella community del poker e trasferirla al Casinò di Lugano era molto difficile, come passare da giocare dal Santiago Bernabeu a un campo di serie B.

Era così complicato perchè bisognava impostare una comunicazione totalmente diversa, anche se si trattava di una casa da gioco distante solo 10km, però devo dire che in questa prova di 3 mesi avevamo già raggiunto qualche piccolo risultato. Il grande switch che ho avuto è stato proprio dopo questi primi 3 mesi perché grazie all’esperienza che ho avuto a Campione, assistendo alla gestione di una grande poker room in cui durante gli eventi arrivavano ad essere impiegati 200 dealer, avevo capito che la base per costruire un poker “sensato ” non partiva dai giocatori ma dall’equilibrio con le risorse umane impiegate.

A differenza degli altri giochi del Casinò, i tavoli, ma soprattutto il poker, hanno un introito molto basso per le sale da gioco e un dispendio molto alto in termini di personale. Quindi è un attimo che il poker possa essere una grande perdita per un casinò a livello economico. Per questo bisogna lavorare con il “bilancino” capendo quando è sostenibile. Come dico sempre, il poker deve essere considerato un veicolo di marketing in un casinò, non una fonte di guadagno. Perciò l’obiettivo era quello di non spendere troppo di personale e comunque riuscire a portare gente all’interno del casinò.

Capita questa cosa, dopo 3 mesi incontro la direttrice e le dico: “Prima di fare la comunicazione, che sicuramente è importante, qui bisogna formare lo staff, riformare il settore e ripartire da zero”, questo per costruire un prodotto alternativo ed essere competitivi con Campione, che nel frattempo era diventato un nostro competitor. Per questo motivo le dico che andare avanti a fare solo il lavoro di comunicazione onestamente non aveva molto senso perché non avremmo potuto portare grandi risultati, bisognava invece fare un lavoro più profondo.

Apro una piccola parentesi: tutte le conoscenze che io ho acquisito nell’ambito del poker, nascono dal fatto che avevo cominciato a giocare a livello amatoriale, facendo negli anni tornei sempre più importanti in giro per il mondo, così ho conosciuto tante realtà diverse, acquisendo nozioni, capendo gli errori e valutando le cose positive e quelle negative. 

Con queste premesse e con la prospettiva di portare avanti un grande progetto, la Direttrice mi ha chiesto di voler diventare “Poker Manager”.  Mi ha fatto un’offerta che di fatto è stata quella che ha cambiato la mia vita.


Cambio di prospettiva: quali sono state le principali difficoltà nell’abbandonare la sua identità di giornalista televisivo per abbracciare un ruolo all’interno di un casinò?

Avere un lavoro di Manager in un casinò in Svizzera significava abbandonare quasi totalmente il mio lavoro in televisione a Telelombardia da giornalista e cambiare il ritmo delle mie giornate, perché voleva dire lavorare prevalentemente di notte, operativo sul floor, assumere e licenziare personale. Nella mia vita non ero mai stato un responsabile, un direttore, ero sempre stato un redattore, un inviato, un conduttore. Per me il direttore era sempre stato Fabio Ravezzani e per la prima volta dovevo essere chiamato io a dirigere un reparto con tutte le problematiche del caso.

Un vero e proprio cambiamento anche per il fatto che smettevo di lavorare in Italia e iniziavo a lavorare in Svizzera, abitando però già a Lugano. Si trattava di un vero e proprio cambio di vita a 38 anni. Decido che era il momento di farlo, così sciogliemmo l’agenzia perché venivo assunto stabilmente dal Casinò di Lugano e riduco sensibilmente la mia percentuale lavorativa a Telelombardia, andando solo una volta alla settimana. Così ho iniziato a fare il Poker Manager, ho creato il mio staff prendendo qualcuno che lavorava già con me a Campione, soprattutto il mio amico Filippo, che mi ha sempre accompagnato in quest’avventura fin dall’inizio.

Con mille difficoltà riusciamo a competere con un casinò che era molto più grande e con una poker room più strutturata, della quale noi stessi avevamo partecipato al grande successo. Facciamo bene, perché parte il poker a Lugano, mentre nel frattempo a Campione emergono sempre più difficoltà. Noi acquisiamo sempre una maggior fetta di mercato e inizia ad andare bene anche il casinò.

La Direttrice Emanuela Ventrici apprezza il mio lavoro e alla fine di quell’anno mi propone anche la direzione del marketing e qui sicuramente il mio passato, e anche il mio presente, da giornalista e le mie capacità di scrivere e comunicare trovano sicuramente un buono sbocco.

A livello di marketing sono stato aiutato in tutto e per tutto dalla mia esperienza a Telelombardia perché è una realtà in cui ho potuto avvicinarmi ad altri ambiti: ho seguito tanti processi, quindi l’aspetto giuridico, così come l’ambito commerciale con gli sponsor. Per il mio ruolo di responsabile marketing si è rivelata utile l’esperienza acquisita a Telelombardia, così come la riconoscibilità che avevo e che ho anche nel territorio del Canton Ticino perché Telelombardia è da sempre presente nelle tv via cavo nel Canton Ticino e, dati alla mano, è la tv più vista del Cantone italiano. Vivendo e lavorando in Svizzera avevo contatto continuo con gente che mi conosceva da sempre per la tv e questo ovviamente poteva essere un vantaggio importante.

Mi ricordo che in uno dei primi incontri che ho fatto da responsabile marketing per fare un contratto di comunicazione con la tv locale TeleTicino, arrivano i due incaricati e rimangono a bocca aperta perché c’ero io a fare l’incontro. Sono stato agevolato in tante dinamiche lavorative e poi ovviamente le ho sapute anche sfruttare. Diciamo che sia l’esperienza che le conoscenze acquisite come giornalista, in particolar modo nel lavoro a Telelombardia, mi avevano aiutato tanto nell’inizio di una nuova professione, perché di fatto dopo pochi mesi ero manager di 2 settori: il poker e il marketing, quest’ultimo fondamentale per l’andamento del Casinò.

Il marketing oltretutto ti avvicina a tantissimi ambiti della città sia istituzionali che non istituzionali e richiede un coinvolgimento profondo con il tessuto sociale, organizzando o partecipando a molti eventi e manifestazioni.


L’etichetta “Cristiano Ruiu di Telelombardia”: quanto è stato faticoso scrollarsi di dosso quell’immagine e farsi riconoscere come professionista di un nuovo settore?

Uno dei primi problemi è stato proprio questo, perché clienti, dipendenti e altri manager mi vedevano come il giornalista sportivo: pensavano capissi solo di calcio e del resto non capissi niente. La mentalità del Ticinese è da sempre molto chiusa e, per me che sono milanese al 100%, passare dalla mentalità di Milano a livello lavorativo e sociale alla mentalità del Canton Ticino è stato come andare in galera. In Ticino la cosa più importante sono i soldi e questo, a cascata, cambia tantissimo il modo di vedere le cose, soprattutto come chiusura mentale.

Io venivo visto dai colleghi come quello che si occupa di calcio. Una volta durante una riunione il responsabile IT del casinò di Lugano mi disse “Si va beh, tu è meglio se parli di calcio” e io ovviamente l’ho trattato come andava trattato senza troppi peli sulla lingua. Questa resistenza, in realtà, ho scoperto e capito che è proprio uno dei limiti dei manager che vengono dalla gavetta del casinò, ovvero quelli che magari hanno iniziato a lavorare come croupier a 20 anni e per bravura, competenze e esperienza hanno avuto promozioni fino ad arrivare a diventare manager.

Se da una parte queste persone hanno dalla loro l’esperienza del lavoro nella casa da gioco, dall’altra manca quella dell’essere giocatore e mancano soprattutto gli strumenti culturali e l’overview necessaria per sostenere un ruolo manageriale. Per essere un buon manager nel mondo del gaming, soprattutto live, devi capire quali sono le esigenze dell’organizzatore cioè di chi metaforicamente dà le carte, ma anche di chi gioca. Il segreto del mio successo, condiviso dalla Direttrice che mi ha affidato questo ruolo proprio per questa ragione, è che io avevo le due prospettive: appassionato di poker e operatore del settore. Per questo motivo io già a quei tempi pensavo di essere un passo avanti rispetto a miei colleghi, mentre loro pensavano il contrario pur non avendo le mie stesse skill. Dopo oltre 10 anni che lavoro in questo mondo penso di aver superato questa “etichetta”.


Il ruolo di marketing manager: in che modo la comunicazione e la capacità di leggere il pubblico, tipiche del giornalismo, l’hanno aiutata a costruire strategie efficaci nel mondo del gaming?

Come spiegavo in altre interviste ho avuto la fortuna nella mia vita di avere tantissimi maestri, dai quali ho potuto imparare osservando il loro lavoro, mi riferisco ad esempio a Fabio Ravezzani nel mondo del giornalismo. Questo mi ha dato aperto le porte del mondo del calcio dove ho avuto la possibilità di lavorare con un direttore generale come Moggi e di vedere da vicino all’opera Adriano Galliani e allenatori come Capello e Mazzone. Tutto questo mi ha arricchito tantissimo anche nel mondo della mia professione poiché mi ha aiutato a rapportarmi con il pubblico, a gestire il personale, a estrapolare concetti e strategie di marketing, a redigere gli articoli e i comunicati stampa senza l’ausilio di agenzie esterne.

Questo perché se tu fai fare un comunicato stampa o un intervento in tv da un’agenzia esterna, questa non conosce i messaggi che vuoi trasmettere, invece uno che vive tutti i giorni la realtà e la sa comunicare rappresenta un valore aggiunto.

La sublimazione di questo lavoro, lo dico sempre, è stata quando nell’estate del 2019 c’era l’Inter con Antonio Conte che doveva fare il ritiro precampionato prima di partire per la tournée asiatica e, visto che il centro di Appiano era in ristrutturazione, Marotta fece un accordo con il FC Lugano che prevedeva l’uso delle strutture per due settimane a luglio. Stavano cercando sponsor per finanziare questo ritiro e io, avendo intuito questa occasione, mi tuffai. Il Casinò Lugano ha quindi sponsorizzato in Svizzera il ritiro dell’Inter e ha organizzato la prima amichevole dell’Inter di Antonio Conte con il Lugano che si chiamò Casinò Lugano Cup, il cui l trofeo era un gigante coppa con il logo del casinò Lugano. Il tutto con una cifra contenuta grazie ovviamente a Marotta e tutto il Management dell’Inter.

Questa Casinò Lugano Cup ha avuto un successo incredibile, al di là del record di incassi allo stadio, per la risonanza mediatica mondiale e perché era la prima partita di Conte sulla panchina nerazzurra. L’Inter ha vinto e quindi il nome del Casinò di Lugano, con un piccolo evento e una spesa veramente contenuta, fece il giro del mondo. È stato l’apice a livello simbolico della mia carriera perché avevo collegato le 2 cose, il calcio e il marketing del gaming, mettendo a frutto entrambe le risorse e ottenendo un grande risultato. Non a caso il 2019 è stato il miglior anno come risultati del Casinò di Lugano, complice anche e soprattutto la chiusura Campione.

Poi questa era una delle iniziative per legarmi al territorio, perché Lugano è un brand a livello mondiale dato che si conoscono le banche, il lago ecc. Così ho inventato questa campagna “Noi siamo Lugano” ed avevo coinvolto tantissimi attori del territorio mediante giochi e promozioni per pubblicizzare il Casinò attraverso la città e avendo un grande successo, sponsorizzando anche il FC Lugano. Complessivamente una bellissima esperienza dove ho messo un po’ tutto quello che era stata la mia esperienza lavorativa e professionale.


L’esperienza in Novomatic: cosa ha rappresentato per lei entrare in una multinazionale del calibro di Novomatic e come ha gestito questo salto di scala?

A Lugano ci sono state un po’ di complicazioni perché ci sono stati gli anni del Covid dove il casinò era chiuso e succede che la direttrice del Casinò di Lugano, viene chiamata per avere un altro ruolo al casinò di Mendrisio di proprietà di Novomatic, leader mondiale nel mondo del gaming. Accetta il nuovo incarico e va a dirigere il Casinò Admiral di Mendrisio, competitor sia di Campione che di Lugano. Mi chiede di seguirla. Capisco che è la strada giusta, vado in rottura con i vertici del Casinò di Lugano e in poco tempo mi sposto a Mendrisio. Anche qua, lei ha replicato un po’ lo stesso schema, chiedendomi di proporre un progetto per portare il poker a Mendrisio in contrapposizione con Lugano e Campione (a quei tempi era ancora chiuso) e così entrai in una grande azienda come Novomatic.

Nel 2021 ho iniziato a organizzare il poker sia a Mendrisio e Locarno e successivamente ho ricevuto l’offerta per dirigere anche il marketing. Lavorare per Novomatic è come andare a giocare nel Real Madrid: il top del top come azienda che si occupa del gaming. Una super multinazionale che bisogna meritarsela tutti i giorni, come dico anche ai miei dipendenti. Una situazione professionale di lavoro ineguagliabile. Oltretutto il Casinò di Mendrisio è il più vicino con il confine dell’Italia, come dico io il “Casinò di Milano”, poiché vengono tutti da Milano, per me è stato un po’ come tornare a casa. Per il momento stiamo facendo un ottimo lavoro.


Riflessione personale: se dovesse dare un consiglio a chi oggi affronta un cambiamento di carriera radicale come il suo, quale sarebbe?

Io dico sempre che ho avuto la fortuna nella mia vita di lavorare sempre ma non lavorare mai, perché mi sono sempre occupato degli ambiti delle mie passioni, il calcio, il Milan e il poker, quindi ho avuto questa grandissima fortuna. Non è da tutti condividere la passione e il lavoro.

Il consiglio che posso dare è quello di cercare di pianificare tutto, poi cercare di capire i momenti di svolta e coglierli, perché ci sono degli snodi, i treni passano una sola volta e non bisogna sbagliare. Cercare di inseguire le proprie passioni facendole diventare un lavoro, così non avrai mai l’idea di lavorare. Cercare di avere al proprio fianco persone che sposino il progetto con te e ti stimino a livello professionale in modo che ti possano seguire. Avere sempre un team che si fida di ciò che fai a livello professionale.

Una cosa che ho amato è che tutti i dipendenti del mio reparto a Lugano si sono spostati senza pensieri al Casinò di Mendrisio fidandosi di me: è stata una soddisfazione incredibile e anche loro non si sono pentiti di questo cambio. Come manager rispetto sempre il lavoro dei dipendenti che sono sotto di me e il valore dell’azienda che sta sopra di me dando il buon esempio e trasferendo questi valori ai miei dipendenti. Un manager deve rispettare sia il dipendente che l’azienda e non è una cosa scontata in nessun ambito.

La mia prossima tappa non so ancora bene quale sarà ma quando ero piccolo giocavo a calcio a poker a Monopoli, infatti negli ultimi anni ho incominciato a dedicarmi a un’attività immobiliare in Spagna e così quando andrò in pensione potrò portare avanti questo progetto di appartamenti turistici che in questi anni mi ha dato già importanti soddisfazioni.

Un ultimo consiglio è dunque quello di essere pazienti, cercare di acquisire competenze e non pensare mai che si sappia più degli altri. Ogni giorno si deve migliorare e si deve imparare. Non impigrire mai la mente e migliorare con umiltà e senza presunzione. Questo è il consiglio finale, spero di non avervi annoiato con la mia storia e ringrazio The Digital Moon che me l’ha fatta raccontare in queste puntate.


Intervista a Cristiano Ruiu: Dalla telecamera al tavolo verde

Redazione The Digital Moon

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