Intervista a Claudio Giglio: Dagli Sketch su DVD ai Palchi
Intervista a Claudio Giglio: Dagli Sketch su Dvd ai Palchi
Da piccolo registravi sketch su DVD per i parenti: com’era il pubblico allora, e com’è cambiato oggi?
Il mio primo pubblico erano i miei parenti, che ridevano a prescindere da qualsiasi cosa facessi o dicessi. A dire il vero, una volta girai anche un piccolo corto di mafia, ma ridevano anche lì. Speravo che qualcuno mi dicesse: “Fai ridere, ma secondo me come attore drammatico sei meglio” … invece no, mi hanno sempre detto solo “fai ridere”.
Oltretutto, da piccolo ero molto timido e mi “esibivo” solo tramite video che mettevo su DVD. Ricordo che ci scrivevo sopra con il pennarello: “Il meglio di Claudio Giglio”. Non ho mai letto o recitato la poesia a Natale davanti a tutti. Poi i miei genitori si sono trasferiti in Toscana e lì ho fatto la mia prima recita con la scuola.
Cosa ti ha insegnato la Toscana, tra bocciature e palchi teatrali?
Ricordo ancora la prima battuta detta sul palco: “Babbo ‘ndo lo metto il materasso?”. In Toscana ho appreso un’ironia diversa. Alcuni toscani a volte risultano un po’ over sympathy, ed è qualcosa su cui ho sempre riflettuto tanto: dove finisce il ridere di me e dove inizia il ridere con me?
E mentre perdevo tempo su questa domanda, mi hanno bocciato tre volte.
Mi sentivo un po’ escluso a scuola, ma grazie alla mia simpatia riuscivo sempre a fare comunella con tutti, anche col bullo della classe.
Dopo la terza media ho iniziato a fare teatro seriamente, per cercare il mio posto nel mondo. In contemporanea facevo l’animatore nei centri estivi del paese e il servizio civile in una casa di riposo, dove la mia unica mansione in realtà era quella di fare il giullare con gli anziani.
Dopo qualche anno ho debuttato con il mio primo spettacolo comico Sul giglio della strada, ma dopo poche repliche è arrivato il Covid, che mi ha costretto a fermarmi.
C’è stato un momento in cui hai davvero pensato di mollare?
Durante il Covid ho riflettuto per quasi due anni su cosa fosse giusto o sbagliato per me.
Ai tempi avevo anche il famoso posto fisso, e avevo una paura matta a lasciarlo.
Ma poi ho pensato a quel bambino che da piccolo, in cameretta, si divertiva tanto a costruire sketch comici… e ho capito che gli dovevo dare almeno la possibilità di provarci fino in fondo.
Ecco perché ho deciso di licenziarmi e partire per Milano, alle porte di Zelig, traguardo che ho sempre sognato.
Una volta messo piede a Milano, apro il cellulare e vedo: “Il teatro di Zelig rischia di chiudere per sempre”. Ho pensato: “Forse l’universo mi vuole dire qualcosa”.
Cos’hanno gli anziani e i bambini che il “pubblico adulto” non ha?
Quando un bambino ride, nei suoi occhi vedi la novità, la curiosità e l’immaginazione di un futuro.
Negli anziani vedi – oltre alla cataratta – uno sguardo che ti dice: “Io sono ancora qui, e sto ascoltando la tua storia”.
E il bello è che il giorno dopo si dimenticavano tutto, quindi potevo ripetere lo stesso pezzo all’infinito. Una pacchia.
C’era una signora che mi diceva: “Sei bravissimo, dovresti farlo di mestiere!”.
E il giorno dopo: “Sei bravissimo, dovresti farlo di mestiere!”.
Tant’è che, quando mi sono trasferito al Nord, ho ripensato spesso alle sue parole con commozione.
Mi sono detto: “Questa volta mi dedicherò solo a questo”.
E da lì a sei mesi… sono diventato papà.
Lo so, mi piace complicarmi la vita. Un giorno, guardando indietro il mio percorso, sono andato da mia figlia e le ho detto:
“Vedi? Papà ci ha provato davvero. Non ha aspettato il momento giusto, se l’è creato. Tra mille cadute e qualche vittoria, ha inseguito quello che lo faceva sentire vivo”.
E lei: “Ninininini! Ninininini!”. E c’ha due anni, parla così.
Oggi, cosa diresti al Claudio di dieci anni fa? E cosa speri dica tua figlia di te, un giorno?
Se potessi tornare indietro di dieci anni, gli direi di non aver paura di lasciare andare molte cose, di godersi di più i genitori, e che se qualcuno che dice di amarlo gli impedisce di prendere determinate strade, allora non deve ascoltarlo… perché significa che non lo ama davvero.
Di mia figlia spero che un giorno possa dire di avere un bravissimo papà.
E cercherò di trasmetterle quello che mia madre ha trasmesso a me: voglia di vivere, curiosità, coraggio.
Intervista a Claudio Giglio: Dagli Sketch su Dvd ai Palchi
Redazione The Digital Moon
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