Il fantasma dei giorni passati
Il fantasma dei giorni passati
Questo racconto esplora il peso delle stanze infestate dai ricordi, che si muovono nella mente come il fantasma dei giorni passati, restituendoci l’esatta misura di quel vuoto e la fatica di elaborare la fine di una storia d’amore.
Una presenza senza corpo
Milano oggi è un muro bianco. La nebbia ha cancellato i profili dei palazzi, lasciando solo un vuoto lattiginoso che somiglia paurosamente a quello che porto dentro. Sono seduto alla scrivania del mio nuovo monolocale, e il foglio davanti a me è l’unica cosa solida in questa stanza di spettri.
Il dottore dice che la consapevolezza è il primo passo verso la guarigione. Ma la consapevolezza non ha il potere di sfrattare chi ha già preso possesso delle fondamenta. Credevo che scoprire di essere stato sostituito mi avrebbe reso libero — che vederti in quel locale con il tuo nuovo burattino avrebbe spezzato l’incantesimo. Invece mi ha solo condannato a una forma più raffinata di martirio. Non sei più una donna di carne e ossa che posso odiare o desiderare. Sei diventata uno spirito maligno che infesta le mie ore, silenzioso e onnipresente come solo le cose amate sanno essere quando se ne vanno.
Ti sento ancora, malgrado il silenzio che abbiamo costruito. Ti sento nel riverbero di quel pianoforte malinconico che qualcuno suona nell’appartamento accanto — una melodia che sembra piangere per cose che non torneranno mai, che parla di ferite che si rifiutano di diventare cicatrici, di un dolore che cristallizza invece di svanire. In quel suono ritrovo puntuale il fantasma dei giorni passati, che non accenna a svanire.
La condanna dell’eternità
A Roma, quando tutto era ancora noi, mi dicevi che saremmo stati eterni. Ora quell’eternità è la mia condanna. Sei ovunque. Se chiudo gli occhi vedo la tua ombra proiettata sulle pareti di questa casa che non hai mai visitato. Sento il tuo profumo di vaniglia e pioggia mescolarsi all’odore asettico del mio presente. Quando provo a dormire, le tue mani — quelle mani che ora accarezzano un altro — stringono ancora il mio collo, non per amarmi, ma per ricordarmi che non sono più tuo.
«La memoria è una stanza infestata», mi ha detto il dottore. Aveva ragione. Ho provato a cambiare città, a cambiare vita, a cambiare pelle. Ma come si fa a sfrattare un inquilino che non paga l’affitto eppure ha preso possesso di ogni stanza? Hai lasciato troppe tracce, troppe frammenti sotto la mia pelle perché io possa semplicemente scrollarti via. Sei diventata un’infezione cronica che il tempo non riesce a debellare — non perché sia più forte del tempo, ma perché io continuo, inconsapevolmente, ad alimentarla.
Ogni volta che cerco di riprendere possesso del mio spazio interiore, inciampo in un tuo ricordo. Una parola che usavi spesso. Il modo in cui inclinavi la testa. La vibrazione particolare della tua risata in una stanza affollata. Sono schegge di vetro che pungono ogni volta che provo a fare un passo avanti. Mi hai svuotato della mia identità per riempirmi della tua assenza — e questa è la parte più perversa: non è il tuo ricordo che mi abita, è il vuoto esatto della tua forma.
Cronaca di una possessione
Vorrei che te ne andassi davvero. Vorrei che questo spirito trovasse un’altra casa, un altro uomo da consumare lentamente. Invece resti qui, muta e onnipresente, a guardare il mio naufragio con quegli occhi che non mi vedono più.
Il dottore dice che devo smettere di nutrire lo spettro. Ma come si fa a negare il cibo a ciò che vive del tuo stesso sangue? Certe presenze non si esorcizzano — si impara, faticosamente, a condividerci la stanza. A sedersi accanto al fantasma senza lasciare che occupi la sedia dove dovresti sederti tu.
Oltre la prigionia della memoria
Aggiungo questo foglio alla scatola. Non è una liberazione — è solo il resoconto di una prigionia che almeno, finalmente, so di scegliere. Resto qui, in questa Milano che non mi appartiene ancora, aspettando il momento in cui il fantasma dei giorni passati smetterà di essere un urlo e diventerà, finalmente, solo polvere. Non perché tu smetta di essere stata reale. Ma perché io passi oltre, smettendo di aver bisogno che tu lo sia ancora.
Il fantasma dei giorni passati
Dario Fossati
Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.
https://www.instagram.com/thedigitalmoon

