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Diritti LGBTQ in Europa al Pride 2025: cosa cambia?

Diritti LGBTQ in Europa, cosa cambia. Facciamo l’update

Giugno è passato come un tornado glitterato, lasciandoci in mano una scorpacciata di Pride, parate, eventi di vario tipo e una buona dose di realtà da digerire. Io, che ho fatto un mini-tour da Milano a Torino, passando per Budapest e dando un occhio anche a Ginevra, Amsterdam e altre città fighe, ho deciso di mettere tutto in fila. Perché il Pride non è solo festa. Il pride è soprattutto quel promemoria che ci ricorda che la strada è lunga e piena di sorprese (buone e meno buone).

Milano e Torino: tra carri, cuori e gelati arcobaleno

In Italia le cose si fanno con stile: Milano ha sfoggiato una marea di gente che più colorata non si poteva. C’erano carri che sembravano usciti da un film di Wes Anderson e gelati arcobaleno che parevano avere poteri magici contro l’afa. Torino, invece, ha puntato su un Pride più sobrio, ma non meno intenso. Marcia inclusiva con tante associazioni e numerosi bambini e talk. Il tutto con quel tipo di energia che ti fa pensare “ok, questa è roba seria”

Budapest: il Pride vietato ma più visibile che mai

Ma l’interesse quest’anno era focalizzato maggiormente su Budapest. Qui il Pride è stato vietato, ma sapete cosa? C’è stata comunque una marea di gente. Molti i volti noti come Michael O’Flaherty, Graeme Reid, Hadja Lahbib. E persino sindaci coraggiosi come Gergely Karácsony. Tutti pronti a sfidare il governo con megafoni e glitter. Perché quando il potere cerca di zittirti, tu rispondi con una festa — e magari pure una boat parade (anche se non proprio sulle acque, stavolta).

Per capire meglio le sfide attuali del Pride e dei diritti LGBTQ+ a Budapest e in Ungheria, vi consiglio questo approfondimento di BBC News e il report dettagliato di ILGA Europe.

Quest’ano al Pride di Budapest ho trovato anche degli influencer che seguo con passione, prima Gabriele Nobile. Poi l’affiatatissima coppia composta da Michael e Matt. Coppia da sempre attiva per i diritti LGBTQ in Europa e in America.

Ginevra, Amsterdam, Londra e Parigi: la festa che non si ferma mai

Ginevra ha celebrato con una settimana intera di eventi culturali e workshop, un Pride pensato per riflettere e includere tutti — un po’ come un abbraccio svizzero ma con più paillettes.

 Amsterdam, la regina delle boat parade, ha nuotato, ballato e dipinto i canali di arcobaleno per una settimana, confermando che la libertà si può anche nuotare. La città è sempre stata tra le prime a difendere e a garantire i diritti LGBTQ in Europa.

Londra, invece, ha avuto qualche momento “drammatico” con proteste che hanno interrotto la parata, perché anche il Pride non è mai solo glitter e rose, ma pure qualche voce fuori dal coro (e qualche vernice lanciata).

Parigi, fedele al suo stile, ha unito festa e politica, con migliaia di persone a sfilare lungo la Senna sotto lo slogan “Liberté, Égalité, Fraternité” — insomma, un messaggio chiaro e quel tocco di eleganza francese che non guasta mai.

Molte altre città si sono unite per dire NO alle discriminazioni e SI ai diritti per tutti.

In Conclusione Diritti LGBTQ in Europa, facciamo l’update: molto è ancora da fare, soprattutto nell’Est Europa, dove si tenta di mettere a tacere le minoranze. Ma le voci non si spengono e le lotte continuano. La resilienza è forte e ogni passo avanti è una vittoria condivisa. È fondamentale restare uniti, sostenere chi rischia e non abbassare mai la guardia. Perché il vero cambiamento nasce dall’impegno collettivo e dalla consapevolezza che i diritti di pochi sono i diritti di tutti.

Diritti LGBTQ in Europa, cosa cambia. Facciamo l’update

MiaBlu

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Pride: immagine esemplificativa