Intervista a Claudio Falcone autore di Artemisia indomita
Intervista a Claudio Falcone autore di Artemisia indomita
Nazionalità e genesi dell’opera Artemisia indomita
Che cosa ti ha spinto a scegliere la figura di Artemisia Gentileschi come protagonista di un romanzo?
Sai, dopo quarant’anni al Ministero della Cultura ho scritto di molti artisti – Michelangelo, Raffaello, Caravaggio, Modigliani – ma con Artemisia è stato diverso. È stata lei a scegliere me. La prima volta che ho visto le sue Giuditta ho avuto la sensazione di ricevere un pugno nello stomaco: quelle donne guerriere, quella ferocia nelle pennellate… non erano semplici quadri, erano un grido. Ho capito subito che avrei dovuto raccontare la sua storia.
Hai avuto una scintilla iniziale – un quadro, un episodio storico, una lettura – che ha acceso in te il desiderio di scrivere questa storia?
Sì: Giuditta che decapita Oloferne degli Uffizi. Quel sangue che zampilla, quella determinazione negli occhi… non è decorazione, è vendetta dipinta. Poi sono arrivati i documenti del processo per stupro e le torture durante l’interrogatorio. Lì ho compreso che quelle Giuditta erano autoritratti spirituali. Artemisia reclamava giustizia con il pennello.
Quanto è importante per te l’equilibrio tra storia documentata e finzione narrativa?
Gli anni negli archivi mi hanno reso quasi maniacale nella precisione storica! Però la narrativa deve respirare. I fatti principali sono tutti documentati – la violenza, il processo, i viaggi – ma ho dato voce ai silenzi, ai pensieri che nessun documento registra. La Storia è lo scheletro; la fiction è il sangue che lo fa vivere.
Il romanzo è descritto come “fiction storica e manifesto femminista”. Quanto volevi che emergesse la dimensione della ribellione e dell’emancipazione?
Non volevo un trattato, volevo una storia che bruciasse. Artemisia è stata femminista quattro secoli prima della parola. Ha denunciato il suo stupratore quando le donne violentate venivano rinchiuse in convento. Ha preteso lo stesso compenso degli uomini. La sua ribellione era necessaria quanto respirare.
La lotta continua: per questo il mio prossimo romanzo, Io, Lucia, sulla figlia segreta di Tiziano, destinerà il 25% dei ricavi all’associazione ORA. Avrei voluto pubblicarlo il 25 novembre, Giornata contro la violenza sulle donne. Anche Lucia merita di essere ascoltata.
Quali valori di Artemisia ritieni ancora attuali oggi?
Tutti, terribilmente tutti. Il talento che si apre un varco in un mondo che preferisce uomini mediocri a donne geniali. La determinazione a non arrendersi. La forza di trasformare il trauma in arte. Artemisia insegna che sopravvivere non basta: bisogna vivere, creare, lasciare un segno.
La sua storia può offrire una riflessione sul ruolo delle donne e sull’arte contemporanea?
Assolutamente sì. Artemisia ricorda che l’arte è testimonianza, denuncia, riscatto. Ogni donna che oggi rifiuta il silenzio e rivendica il suo spazio è una sua erede spirituale. La grandezza non chiede permesso: si afferma. Non basta essere brave, bisogna essere indomite.
Come hai costruito il personaggio di Artemisia? Quali fonti e interpretazioni ti hanno guidato?
Con la solita ricerca ossessiva. Gli atti del processo mi hanno restituito la sua voce diretta. Le lettere ai committenti mi hanno mostrato il suo orgoglio professionale. Ma soprattutto ho osservato i suoi quadri per ore, cercando di capire cosa provasse mentre dipingeva. Ogni pennellata è un indizio. Poi è arrivata la parte più complessa: entrare nella sua testa, immaginare i suoi incubi, la sua rabbia, la sua forza.
Se volete farvi un bel regalo di Natale, potete pensare di leggere questo libro.
Intervista a Claudio Falcone autore di Artemisia indomita
MiaBlu
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