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Controvento: Intervista ad Anita Maiorana

Controvento: Intervista ad Anita Maiorana e la forza di dire ciò che (quasi) nessuno osa dire

Anita, sei nata nel 2003 a Faenza e in pochi anni sei diventata una voce piuttosto scomoda online. Quando hai capito che usare la parola senza filtri sarebbe stato il tuo tratto distintivo?

Parlare senza filtri è sempre stato il mio modo di respirare. Quando ho iniziato a condividere pensieri controcorrente online, mi sono resa conto che tante persone non avevano il coraggio di dire certe cose, ma si riconoscevano in quello che scrivevo. Allora ho deciso di continuare: non solo per provocare, ma per liberare.

Hai scelto i social per parlare in modo satirico e tagliente di temi spesso considerati intoccabili. Cosa ti spinge a sfidare il politicamente corretto?

Mi spinge il senso di nausea. Nausea per questo mondo patinato e sensibile a senso unico, dove si può ridere di tutto… tranne che delle ideologie dominanti. Io voglio far riflettere, anche a costo di disturbare. Se una verità non si può dire, allora è quella che va detta per prima.

Critichi apertamente il femminismo contemporaneo. Da donna, cosa ti infastidisce di più delle attuali narrazioni femministe?

Mi infastidisce il modo in cui il femminismo contemporaneo ha completamente perso la bussola. È diventato una parodia di se stesso. Invece di emancipare la donna (obbiettivo, in realtà, già ben raggiunto in occidente), la trasforma in una vittima cronica, in perenne guerra contro un patriarcato che spesso è più un fantasma ideologico che una realtà concreta. E nel frattempo, si perde il senso autentico della femminilità, della famiglia, dei ruoli naturali.

Spesso ti schieri contro quello che chiami “buonismo di facciata”. Cosa intendi esattamente con questa espressione?

Il buonismo di facciata è quello che accoglie tutti… tranne chi la pensa in modo diverso. È quello che preferisce tutelare le minoranze ideologiche piuttosto che ascoltare le difficoltà vere delle persone. È quello che ti impone di dire “genitore 1 e 2” invece di “mamma e papà”, perché la verità biologica ormai dà fastidio. E come essa, tante altre verità.

Sei promessa sposa a Emanuel Cosmin Stoica, influencer e attivista con disabilità. Com’è nato il vostro legame e in che modo si alimenta anche sul piano della comunicazione pubblica?

All’inizio ero semplicemente una sua fan. Lo seguivo sui social, ascoltavo tutto quello che diceva, leggevo ogni parola. Mi colpiva la sua lucidità, la sua intelligenza, il suo modo diretto e ironico di smontare il politicamente corretto. Mi faceva pensare, ma anche sorridere. Non era solo stima: era qualcosa che cresceva dentro piano piano, anche se non lo capivo ancora.

Poi ci siamo conosciuti davvero. Non dietro uno schermo, ma nella vita vera. Ed è lì che tutto ha preso forma, che ci siamo innamorati.

Oggi siamo promessi sposi. E sì, siamo anche una coppia pubblica. Ma prima di tutto siamo due persone che si sono scelte ogni giorno. La nostra comunicazione, anche online, nasce da quello che siamo nella realtà: autentici, affiatati, liberi, innamorati e immensamente legati. Non recitiamo una parte, non cerchiamo approvazione.

Hai già pubblicato due romanzi: ci racconti brevemente di cosa parlano e quanto di te c’è dentro quelle pagine?

Il primo è un fantasy, La Maledizione Perduta, nato da una me più giovane, che cercava un senso nell’avventura e nel simbolo. Il secondo, La Vita Oltre L’Oceano, è un romance realistico, ispirato ad un viaggio importante che ho fatto e che tuttora porto nel cuore.

La tua attività online ti ha mai portato a subire attacchi o censure? Come gestisci il dissenso e l’odio in rete?

Assolutamente sì. Mi hanno segnalata, insultata, minacciata, perfino patologizzata. Ma tutto ciò mi ha sempre toccato il giusto. L’odio non mi fa paura. Mi preoccupano di più il silenzio e l’indifferenza. Il dissenso, invece, lo accolgo: se mi critichi con argomenti, ti rispetto. Se mi insulti perché ho toccato il tuo totem ideologico… allora vuol dire che ho fatto centro.

C’è un argomento che ancora non hai avuto il coraggio o l’occasione di affrontare pubblicamente?

Sì, c’è un argomento, e forse anche più di uno. Ma quando arriverà l’occasione… lo farò volentieri.

Ti definiresti una “contro-narratrice”? E se sì, che responsabilità senti nel portare avanti questa voce alternativa?

Sì, lo sono. Raccontare storie diverse, disturbanti, autentiche è un atto politico. La responsabilità che sento è quella di restare vera, anche quando conviene di più tacere.

Guardando al futuro: più romanzi, più attivismo o più satira? Dove ti immagini tra cinque anni?

Non voglio scegliere tra romanzi, satira e attivismo: sono parti diverse della stessa missione. Tuttavia, una cosa a cui tengo molto è diventare madre, costruire una famiglia grande e unita.

Controvento: Intervista ad Anita Maiorana
Redazione The Digital Moon

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