Intervista a Sara: L’arte sul filo dell’innovazione
Intervista a Sara: L’arte sul filo dell’innovazione
Sara, a soli 23 anni unisci una forte passione per la pittura tradizionale all’interesse per l’intelligenza artificiale e la stampa 3D. In che modo il mondo digitale e quello reale riescono a incontrarsi nel tuo percorso, e come dimostri a chi è scettico che la tecnologia e la stampa 3D non sono fredde, ma veri e propri strumenti di espressione artistica?
Effettivamente potrebbe sembrare che il mondo digitale e quello reale siano separati ma in fondo sono come due facce della stessa medaglia. Ad esempio, mi capita spessissimo di iniziare un progetto proprio disegnando su un foglio con una semplice matita, soprattutto quando devo capire come strutturarlo o ricreare un pezzo rotto per poi passare alla tecnologia e dare a quell’idea una terza dimensione. La stampa 3D e l’intelligenza artificiale non sostituiscono l’ispirazione: sono solo strumenti, esattamente come lo sono il pennello o la spatola per un pittore.
Una stampante 3D non crea da sola: dietro c’è la mente di una persona che ha immaginato l’oggetto, che ha scelto e studiato il materiale adatto per trasmettere una certa sensazione, e che ha calibrato la macchina per ottenere quel preciso risultato. Sebbene dietro il risultato ci siano circuiti, ingranaggi e sensori, l’emozione e il calore nascono dall’idea e dall’intenzione di chi usa lo strumento, non dallo strumento in sé. Ecco perché sto cercando di dare vita a un brand tutto mio, con l’obiettivo preciso di scardinare questa “freddezza” che si tende ad attribuire quasi inconsapevolmente a tutto ciò che è tecnologico o frutto della tecnologia
Stai studiando la stampa 3D completamente da autodidatta, affermando che ti piace “sporcarti le mani” per capire il funzionamento delle macchine e le potenzialità dei materiali. Quali sono state le sfide tecniche più grandi che hai dovuto affrontare da sola nel tuo laboratorio e come sei riuscita a superare quei piccoli fallimenti che fanno parte della sperimentazione?
Studiare da autodidatta significa accettare il fallimento come una tappa inevitabile nell’apprendimento. Lo è anche se si ha un mentore che ci spiana la strada ma ancor di più quando si deve andare avanti completamente da soli. Ho dovuto imparare a capire la stampante ascoltando i suoi rumori, guardando come si comportava il filamento e, inevitabilmente, sbagliando. La sfida tecnica più grande è stata proprio questa: capire la fisica e la logica dietro la macchina e i diversi materiali, ognuno con le sue regole di temperatura e velocità.
Le prime volte che una stampa falliva a metà o l’oggetto non veniva fuori come immaginavo, la frustrazione c’era. Ma ho capito subito che ogni errore era un indizio. Smontare un pezzo, pulire un componente o sostituire parti che con il tempo finiscono per usurarsi mi hanno permesso di “sporcarmi le mani” davvero. Superi il fallimento quando smetti di vederlo come un blocco e inizi a vederlo come un pezzo di puzzle che ti mancava per capire come funzionano le cose.
Da circa un anno stai muovendo i tuoi primi passi nel mondo dell’intelligenza artificiale. Come immagini l’evoluzione del tuo lavoro e della tua creatività in futuro, e in che modo pensi che l’IA possa integrarsi con la stampa 3D e la pittura per dare vita a nuove forme d’arte?
Personalmente vedo l’intelligenza artificiale come una grandissima alleata della creatività, un acceleratore di idee. Ad esempio, può essere utilizzata per ottimizzare le strutture dei modelli 3D prima ancora di stamparli, o per vedere se il quadro che ho in mente di realizzare ha senso così come me lo immagino.
Il bello di questa fusione è che l’IA può gestire la parte più complessa di calcolo o l’ispirazione iniziale, lasciando a me la libertà di sperimentare con la materia reale. In futuro, così come lo è già adesso, sarà un dialogo continuo tra l’algoritmo che suggerisce e le mie mani che creano, stampano e dipingono.
Il settore tech è ancora spesso caratterizzato da una forte presenza maschile. Qual è la tua esperienza come giovane donna che si fa strada in questo ambiente e quali sono gli stereotipi più comuni che ti trovi a dover scardinare attraverso la tua dedizione e le tue competenze?
È vero, c’è ancora il pregiudizio, a volte inconscio, che le materie tecniche o l’uso di macchinari complessi siano cose “da ragazzi”. Quando una giovane donna si inserisce in questo ambiente, lo stereotipo più comune è quello di essere guardata con un pizzico di diffidenza o al contrario quasi come una creatura leggendaria uscita da chissà dove.
Io scardino tutto questo semplicemente con i fatti e con la mia dedizione. Quando dimostri di conoscere la macchina, di saper modellare in autonomia e di conoscere bene i materiali con cui hai a che fare, i pregiudizi svaniscono. La competenza non ha genere, e spero che vedere sempre più ragazze in questo campo aiuti a rendere la normalità ciò che oggi purtroppo sembra ancora un’eccezione.
Il tuo obiettivo attraverso questa intervista è trasmettere l’entusiasmo di mettersi in gioco e sperimentare senza paura. Che consiglio daresti a un’altra ragazza che, guardandoti da fuori, vorrebbe approcciarsi a materie complesse come la stampa 3D o l’IA ma è frenata dal timore di non farcela o di non avere un percorso di studi tradizionale alle spalle?
Questo consiglio lo dò a tutti, ragazzi e ragazze che siano: non aspettate che qualcuno vi dia il permesso di iniziare o un pezzo di carta che attesti che siete pronti/e. Oggi, per fortuna, abbiamo a disposizione una quantità immensa di informazioni, tutorial e community. La mancanza di un percorso di studi specializzato non è un limite, io per fare un esempio, mi sono avvicinata a questo mondo per puro caso e ho fatto un percorso di studi che potrebbe risultare totalmente incompatibile con il mondo tech e non per questo mi sono fermata.
Non abbiate paura di sbagliare o di non capire tutto subito. L’inizio è complicato per chiunque, ma la soddisfazione di vedere qualcosa che prima esisteva solo nella vostra testa prendere forma ripaga ogni singolo tentativo fallito. Quello che cerco di trasmettere ai bambini e ragazzi a cui insegno è proprio questo: bisogna buttarsi, sporcarsi le mani e lasciare che sia la curiosità a guidarci, non la paura. Ma cosa altrettanto importante é non avere mai la presunzione di essere i migliori o di sapere già tutto, perché purtroppo o per fortuna che sia, non si finisce mai di imparare.
SARA WERONIKA CIULLA
Intervista a Sara: L’arte sul filo dell’innovazione
Redazione The Digital Moon
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