Sport-precariato e insegnamento
Sport-precariato e insegnamento
Premessa
Premettendo il fatto che il lavoro in Italia, soprattutto in Campania, è scarso, parlo principalmente della realtà del Sud Italia, dove le problematiche legate all’occupazione riguardano tutti, senza nemmeno considerare la preparazione e la competenza di un eventuale tecnico del fitness, degli sport da combattimento o di altre discipline sportive. Anche riuscire a ottenere una supplenza annuale nelle scuole, per motoria o educazione fisica nella scuola secondaria, è estremamente difficile.
Il problema principale è che, al di fuori del settore statale, il lavoro nello sport è minimo, se non quasi del tutto assente, perché i compensi sono molto bassi. Gli stipendi non consentono di risparmiare, poiché le spese quotidiane assorbono quasi tutto il guadagno, rendendo difficile persino fare la spesa per mangiare.
PROGRAMMA DI STUDI
Il programma di studi è molto ampio e articolato, senza nemmeno considerare le materie principali come anatomia, fisiologia, biomeccanica, biochimica, chimica e molte altre. A queste si aggiungono le attività pratiche, che forniscono un importante background tecnico e operativo.
Il vero problema è che, per comprendere realmente le materie e svolgere in maniera efficace sia la pratica sia la teoria, è necessaria una pratica sportiva costante. Solo così uno studente, o un futuro professore, tecnico o coach, può acquisire competenze sia pratiche sia teoriche complete.
REALTÀ NEL LAVORO
Per quanto riguarda il settore lavorativo, in tutte le discipline sportive, fitness, sport di squadra, sport da combattimento, sport di contatto e non, individuali e collettivi il discorso è sempre lo stesso: i compensi sono ai minimi storici. Ogni istruttore, oggi ancora più che in passato, viene pagato pochissimo. Personalmente lavoro per una società sportiva di atletica leggera e percepisco 150 euro per corso; questo significa che, tenendo due corsi da un’ora ciascuno, arrivo a guadagnare circa 300 euro al mese.
La situazione non è migliore in altre società sportive; anzi, questa può essere considerata addirittura una delle situazioni migliori ipotizzabili. In molte altre realtà si viene pagati ancora meno e, spesso, i pagamenti non sono nemmeno puntuali. La maggior parte delle situazioni lavorative nel mondo dello sport funziona in questo modo. Le società sportive e le palestre giustificano questi compensi sostenendo di avere molte tasse da pagare, difficoltà economiche dovute agli iscritti che pagano in ritardo e problemi nella gestione delle spese e delle dichiarazioni fiscali. In parte tutto ciò è reale, ma alcuni responsabili, titolari di palestra o gestori di società sportive enfatizzano eccessivamente queste difficoltà economiche, arrivando spesso a usarle come giustificazione per non pagare adeguatamente i propri tecnici.
Per non parlare poi delle opportunità di crescita cioè ogni istruttore cucce qualsiasi voglia, ha uno stipendio base se gli va bene come vi ho detto prima però oltre a non farcela non ha neanche delle possibilità di guadagno perché più acquisisce iscritti e più aumentano le responsabilità ma non aumenta lo stipendio, non viene incentivato viene promosso semplicemente ad una carica di responsabilità maggiore dove non vede un miglioramento se non di poco, allora a quel punto un coccio di istruttore in un modo o nell’altro va a diminuire la sua bravura come istruttore perché non ne vede il motivo di migliorare la qualità del servizio che offre. Oltretutto dopo un poco si sente pure dire che non è bravo e che non offre un servizio dignitoso dall’altra parte evita di rispondere per non essere maleducato però la risposta vera e propria è che non si sente il dovere di migliorare quel servizio tutto qua.
ABILITAZIONE
Per quanto riguarda l’insegnamento statale, il lavoro come insegnante viene spesso idealizzato, come se fosse tutto semplice e stabile, ma la realtà è molto diversa. Per anni un insegnante è costretto a vivere nel precariato, sperando ogni anno di ottenere un incarico annuale. Molto spesso i contratti durano soltanto poche settimane, qualche giorno o, nei casi migliori, alcuni mesi. Un incarico annuale stabile è qualcosa che capita raramente.
Ogni insegnante, indipendentemente dalla materia, ha diverse classi di concorso attraverso le quali può ottenere supplenze temporanee o annuali. Lo stesso vale anche per il personale ATA e per il ruolo di collaboratore scolastico, uno dei lavori più pesanti dal punto di vista fisico e lavorativo.
L’abilitazione all’insegnamento, tanto richiesta e valorizzata, obbliga molti docenti a tornare all’università per frequentare corsi e studiare programmi già affrontati, assimilati e spesso già applicati nell’ambito scolastico. Il costo di questi percorsi può arrivare anche a 4.000 euro. Lo stesso avviene per l’abilitazione al sostegno, necessaria per diventare insegnante di sostegno, che spesso rappresenta anche la base per accedere successivamente all’abilitazione nella propria classe di concorso. Molti docenti lavorano già da anni nella scuola e si ritrovano comunque a dover ristudiare gli stessi argomenti affrontati all’università, aggiungendo inoltre il tirocinio obbligatorio.
CONCLUSIONE
In conclusione, oggi fare l’insegnante rappresenta un enorme investimento, ma soprattutto per lo Stato e non per il docente. L’insegnante trascorre anni a studiare e ad abilitarsi, mentre nel frattempo è costretto a svolgere altri lavori come il coach, l’istruttore o altre attività per riuscire a mantenersi economicamente. Si può anche arrivare a guadagnare discretamente, ma spesso a costo di sacrificare completamente la propria vita personale, nella speranza che un giorno arrivi il ruolo stabile e, forse, una vita più serena.
Sport-precariato e insegnamento
Daniele
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