Intervista a Rodolfo Sciolla: Strategia dietro stare in Australia
Intervista a Rodolfo Sciolla: Strategia dietro stare in Australia
Stare_in_Australia nasce con un approccio molto diverso rispetto alle classiche agenzie informative. Qual è il problema principale che hai visto nelle persone che cercano di trasferirsi in Australia senza una guida strutturata?
Stare_in_Australia nasce prima di tutto da un’esigenza reale. Quando vivevo in Tasmania mi sono reso conto che molte altre comunità straniere, in particolare quelle sudamericane, potevano contare su un supporto molto più forte da parte dei propri connazionali.
Gli italiani, invece, erano spesso soli, costretti a orientarsi tra informazioni frammentate e poco affidabili. Per questo il progetto è partito in modo semplice: un gruppo WhatsApp e una pagina Instagram con l’obiettivo di creare una rete di supporto tra italiani. Nel tempo questa iniziativa si è evoluta fino a diventare un’agenzia strutturata, oggi riconosciuta da gran parte della comunità italiana in Australia.
Il problema principale di chi parte senza una guida è la confusione informativa. Molti si affidano a fonti non qualificate — conoscenti, social, persone senza competenze specifiche — oppure a informazioni generiche trovate online. L’Australia non è un Paese impossibile da capire, ma è un sistema fatto di tante piccole regole: ignorarle può portare a errori costosi, aspettative irrealistiche o, nei casi peggiori, a vere e proprie truffe.
Capita spesso di vedere persone arrivare convinte di trovare lavoro in un certo modo, o dopo aver speso migliaia di euro per servizi inutili venduti dall’Italia. Il nostro obiettivo è esattamente l’opposto: offrire un servizio concreto, a un prezzo competitivo, vendendo solo ciò che ha un’utilità reale per il percorso del cliente.
All’inizio abbiamo lavorato a lungo offrendo consulenze gratuite; oggi non è più sostenibile, ma abbiamo mantenuto la stessa filosofia: proporre solo soluzioni che abbiano un impatto reale. Le oltre 150 recensioni a cinque stelle raccolte dall’apertura dell’agenzia nel luglio 2025 — tutte spontanee — sono la conferma di questo approccio.
La vera difficoltà, spesso, è far comprendere il valore della competenza a chi parte da zero. Proprio per questo il nostro ruolo è accompagnare le persone con preparazione e chiarezza, aiutandole a strutturare un percorso solido prima ancora di salire su un aereo.
Parli spesso di “strategia personalizzata” e non di soluzioni standard. Cosa significa concretamente per un cliente e perché è così importante nel sistema migratorio australiano?
Ogni persona ha obiettivi diversi, e la strategia deve sempre partire da lì. Non esiste una soluzione valida per tutti. Un diciannovenne che desidera fare un’esperienza di vita non ha le stesse esigenze di chi è in Australia da due anni e vuole costruire un percorso di lungo periodo.
Nel primo caso, proporre un investimento importante in formazione potrebbe essere inutile; nel secondo, invece, potrebbe rappresentare una scelta strategica per restare nel Paese. La prima grande distinzione è capire se la persona si trova ancora in Italia o è già in Australia. A chi parte dall’Italia consiglio spesso il Working Holiday Visa: permette di conoscere il Paese prima di investire cifre importanti.
Spendere migliaia di euro senza sapere se l’Australia è davvero il posto giusto può rivelarsi un errore. Quando invece una persona è già sul territorio, le opzioni si moltiplicano e diventa possibile costruire un percorso più mirato. Tutto ruota attorno a una domanda fondamentale: dove vuoi arrivare?
La strategia personalizzata serve esattamente a questo — evitare scelte standardizzate e progettare un percorso coerente con obiettivi, risorse e tempistiche.
Uno dei vostri punti di forza è la trasparenza, anche quando significa dire cose scomode. In che modo questo approccio aiuta davvero le persone a evitare errori costosi o scelte sbagliate?
L’Australia è stata per anni una destinazione molto attrattiva, e dove c’è domanda nascono inevitabilmente anche operatori poco seri. Oggi questo fenomeno è ancora più evidente: il contesto internazionale spinge sempre più persone a guardare all’Australia, e questo attira anche chi vede un’opportunità di guadagno facile.
Dire “no” a volte è difficile, perché le persone tendono ad ascoltare chi promette percorsi semplici e garantiti. Ma preferiamo rinunciare a un guadagno immediato piuttosto che avallare scelte sbagliate.
La trasparenza costruisce fiducia nel tempo. Significa spiegare anche ciò che un cliente magari non vorrebbe sentirsi dire, ma che è necessario sapere per prendere decisioni consapevoli. È una strategia meno spettacolare nel breve periodo, ma è ciò che permette di costruire un’agenzia solida, credibile e sostenibile nel lungo termine.
Lavorate a stretto contatto con professionisti registrati ed employer. Quanto conta oggi avere una rete qualificata e aggiornata in un contesto normativo complesso come quello australiano?
Conta moltissimo. Dare consigli senza competenze specifiche espone le persone a rischi enormi.
Molti si basano esclusivamente sulla propria esperienza personale: questo può funzionare quando tutto rientra nei casi standard, ma basta una variabile — precedenti penali, situazioni sanitarie, percorsi lavorativi particolari — perché quel modello smetta di essere valido.
Avere una rete di professionisti qualificati significa poter offrire risposte anche quando il percorso non è lineare. La differenza reale emerge proprio nei casi complessi: non quando tutto va bene, ma quando serve una direzione chiara per evitare errori.
Essere un punto di riferimento affidabile vuol dire questo — esserci soprattutto quando le cose non sono semplici.
Guardando al futuro, quale pensi sia il cambio di mentalità più importante che chi vuole trasferirsi in Australia dovrebbe fare per aumentare davvero le proprie possibilità di successo?
Il primo passo è accettare una realtà fondamentale: quando si arriva in Australia si riparte da immigrati. Fare paragoni immediati con la propria posizione in Italia è uno degli errori più comuni.
All’inizio è spesso necessario partire da ruoli entry-level. Non è un passo indietro, ma una fase di costruzione. L’obiettivo iniziale dovrebbe essere entrare rapidamente nel mercato del lavoro, preservare le proprie risorse economiche e creare stabilità.
Parallelamente, è importante continuare a lavorare sulla propria direzione professionale e prepararsi per il futuro. Ed è qui che torna centrale la pianificazione strategica.
Serve anche una base finanziaria: senza un minimo di tranquillità economica, le opzioni si riducono drasticamente e si rischia di dover prendere decisioni forzate. Più margine si ha, più possibilità si possono valutare.
In sintesi, il cambio di mentalità è questo: smettere di pensare al trasferimento come a un salto improvviso e iniziare a vederlo come un progetto da costruire nel tempo, con metodo e consapevolezza.
Intervista a Rodolfo Sciolla: Strategia dietro stare in Australia
Redazione The Digital Moon
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