Intervista a Dioniso Siri autore di Luna e Sole
Intervista a Dioniso Siri autore di Luna e Sole
C’è chi scrive per raccontare storie e chi scrive per restare dentro i sentimenti.
Con [Nome autore] abbiamo parlato di scrittura, identità, romance queer e del nuovo progetto in uscita a San Valentino: una storia che non idealizza l’amore, ma lo rende umano, imperfetto e necessario.
Raccontaci chi sei e che tipo di storie ami scrivere.
Sono una persona che osserva molto e trattiene poco.
Scrivo storie che nascono dall’incontro tra ciò che desideriamo e ciò che ci spaventa. Mi interessano i legami imperfetti, quelli che non promettono salvezza ma trasformazione. Amo raccontare l’amore quando smette di essere ideale e diventa umano.
Quando hai capito che la scrittura non era solo una passione, ma qualcosa di più?
Quando ho smesso di scrivere per spiegarmi e ho iniziato a scrivere per restare nei sentimenti e viverli, qualunque essi fossero.
A un certo punto ho capito che la scrittura non era un rifugio temporaneo, ma una casa. E che tornavo lì anche quando non avevo più niente da dire, solo da sentire.
C’è un tema che ritorna sempre nei tuoi romanzi?
La ricerca di sé e la comprensione dei propri sentimenti.
Non come luogo, ma come spazio emotivo. Personaggi che cercano qualcuno con cui poter essere veri, senza dover recitare una versione migliore di sé.
Luna & Sole è diventato una storia in due atti. Quando hai capito che serviva un sequel?
In realtà Luna & Sole era nato come libro unico.
Gli eventi si ispirano a due momenti distinti della mia vita: uno più introspettivo, come le fasi lunari, e uno di riscoperta e luce, che ho poi raggiunto in Sole.
L’idea di dividerli è nata quando molti lettori hanno chiesto a gran voce un romanzo mentre stavo ultimando Sole. Lì ho capito che spezzare la storia poteva rendere il messaggio ancora più profondo e digeribile.
Il Sole è continuità, rottura o evoluzione?
È un’evoluzione.
Se il primo libro è la notte in cui impari ad ascoltarti, Il Sole è il giorno in cui provi a vivere ciò che hai capito. Non è più solo sentimento: è scelta.
Lì dove la Luna riflette la luce, il Sole la genera.
I personaggi ti hanno sorpreso strada facendo?
Si sono adattati alla storia esattamente come volevo.
Ed è ancora più bello vedere come continuano a evolversi attraverso gli occhi dei lettori, che aggiungono sempre nuove sfumature e interpretazioni.
C’è una scena di Il Sole a cui sei particolarmente legato?
Sì. Quando Marek si siede al Museo della Musica di Praga e inizia a suonare Má vlast.
È un omaggio alla cultura del luogo e al mio amore personale per la musica.
Come è nata l’idea di scrivere un romance a quattro mani?
Da una conversazione tra me e Mia che non voleva finire.
Ci siamo trovati nel mondo dei romanzi queer e abbiamo scoperto di avere moltissimi punti in comune. Scrivere insieme è stato il modo più naturale per continuare a parlare, ma con una storia in mezzo.
Com’è lavorare insieme? Divisione tecnica o istinto?
È stato un dialogo continuo.
A volte uno iniziava una scena e l’altro la portava avanti, arricchendola. Ci siamo dati spazio e fiducia, contaminandoci a vicenda.
È stata una delle esperienze di scrittura più belle che abbia vissuto.
Cosa ti ha sorpreso di più dello scrivere in coppia?
Il rispetto.
Scrivere insieme significa imparare ad ascoltare davvero l’altra voce e integrarla. Non c’è mai stato scontro, solo ricchezza. Ed è questo che rende il libro speciale.
Se dovessi descrivere questo romance con tre parole?
Travolgente.
Ironico.
Delicato.
Che tipo di amore racconta una storia che esce a San Valentino?
Un amore reale.
I protagonisti sono disillusi, come molti ragazzi della nuova generazione. Hanno paura dell’amore, ma la mascherano.
Quello che vivono è un sentimento semplice e inevitabile, come quando la vita non ti permette più di restare fermo nelle tue paure.
Nei tuoi libri l’amore non è mai solo romantico. Quali fragilità ti interessa raccontare?
La paura di non essere abbastanza.
La difficoltà di lasciarsi vedere senza maschere.
Essere vulnerabili oggi è complicato, ma credo che proprio lì si nascondano i sentimenti più profondi.
Quanto è importante per te la rappresentazione autentica nei romance queer?
È fondamentale.
Non per spiegare, ma per normalizzare. Racconto sentimenti, non etichette.
Non penso mai di scrivere un “romance queer”, penso alle emozioni che vivo in prima persona.
Credo più nell’amore che salva o in quello che mette in crisi?
In quello che mette in crisi.
Perché solo così costringe a essere onesti, a crescere, a scoprirsi. E alla fine, proprio per questo, salva.
Cosa vorresti che il lettore portasse con sé dopo aver chiuso Il Sole?
La consapevolezza che non tutti gli incontri devono diventare il grande amore della vita.
I sentimenti non hanno bisogno di validazione esterna.
L’amore che ci fa brillare davvero è quello verso se stessi.
Perché non dovrebbero perdersi il romance in uscita a San Valentino?
Perché San Valentino non è solo una festa commerciale.
È una celebrazione di ogni forma di amore: per se stessi, per un amico, per un partner, persino per i propri animali.
Il nostro libro parte dal cinismo… ma arriva esattamente lì. NoLove arriva online proprio per celebrare l’amore, in ogni sua forma,
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MiaBlu
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