Intervista a Simone Peraino: Fotografia e la danza
Intervista a Simone Peraino: Fotografia e la danza
Cosa ti ha spinto a diventare fotografo e videomaker, e come hai iniziato il tuo percorso professionale?
La fotografia è nata dentro di me come un istinto naturale: il bisogno di fermare ciò che altrimenti sarebbe svanito. Da ragazzo mi accorgevo che osservavo il mondo in modo diverso, come se ogni dettaglio racchiudesse una storia da raccontare. Ho iniziato con una piccola reflex, scattando ovunque e a chiunque, finché quelle immagini sono diventate un linguaggio: il mio.
Il passo verso il professionismo è stato graduale ma inevitabile. Più fotografavo, più capivo che non avrei potuto fare altro nella vita. La macchina fotografica è diventata un’estensione del mio modo di percepire il mondo: luce, emozioni, ritmo, autenticità
Qual è stata l’esperienza più significativa che hai vissuto collaborando con Mediaset, e come ha influenzato il tuo lavoro?
L’esperienza con la Mediaset è stata meravigliosa. Lavorare in un ambiente così dinamico e strutturato ti costringe a essere impeccabile: ogni secondo conta, ogni inquadratura deve comunicare, ogni scelta tecnica deve essere perfetta.
Il progetto più significativo è stato assistere alla costruzione di contenuti dietro le quinte, dove la spontaneità si mescola alla professionalità. Vedere come nascono le emozioni televisive mi ha permesso di portare nei miei lavori un nuovo livello di precisione e consapevolezza. Oggi nei miei video e nelle mie foto c’è quella capacità di raccontare, di costruire narrazione, di catturare l’essenza di un istante con la forza di un frame televisivo
Come ti prepari per un evento, e quali strategie utilizzi per catturare momenti autentici nelle tue fotografie e nei tuoi video?
La preparazione inizia molto prima dell’evento. Analizzo luci, location, flusso di persone, atmosfera. Ma soprattutto studio le persone: cosa cercano, cosa vivono, quali emozioni caratterizzeranno quella giornata.
Durante l’evento adotto un approccio “invisibile”: mi muovo con discrezione, lascio che gli altri dimentichino la macchina fotografica. Solo così posso catturare momenti realmente autentici.
La mia strategia è semplice e complessa allo stesso tempo: ascolto la scena. Non mi limito a guardarla, ma la interpreto. Mi sincronizzo con i ritmi, con le dinamiche emotive, con quello che sta per accadere. È lì che nascono le foto più vere.
Puoi raccontarci di un progetto recente che ti ha particolarmente entusiasmato e che ha messo in risalto la tua creatività?
Recentemente ho realizzato un progetto dedicato alla danza urbana e latina, unendo fotografia, videomaking e storytelling. Ho scelto di raccontare i ballerini non solo mentre danzano, ma anche nella loro dimensione emotiva: preparazione, concentrazione, piccole imperfezioni che diventano poesia.
Ho giocato con luci dinamiche, riflessi e movimenti di macchina fluidi, trasformando la danza in un’esperienza visiva immersiva. Questo progetto mi ha ricordato perché amo ciò che faccio: perché la creatività non è solo tecnica, è un viaggio personale con cui trasformo energia in immagine.
In che modo la tua passione per la salsa e la bachata influisce sulla tua visione artistica e sul tuo approccio alla fotografia?
La salsa e la bachata non sono soltanto danze: sono linguaggi dell’anima, sono energia, connessione, ritmo, abbandono. E tutto questo vive profondamente nella mia fotografia.
Ballando ho imparato a sentire prima ancora di vedere. Ho imparato che ogni movimento ha un’intenzione, ogni pausa ha un significato, ogni sguardo un’emozione sottile. È la stessa cosa che cerco nelle mie foto: quel micro-secondo in cui la verità emerge tra un passo e l’altro della vita.
La danza mi ha insegnato il valore del timing perfetto. Proprio come un ballerino anticipa la musica, io anticipo la scena: percepisco quando qualcosa sta per accadere e scatto nel momento esatto in cui emozione e forma si incontrano.
E poi c’è il ritmo: la salsa e la bachata mi hanno dato un occhio più fluido, più sensibile. Le mie fotografie hanno movimento anche quando sono ferme. I miei video respirano, pulsano, vivono.
Sui social mi conoscono come @Sperainophotographer – porto questa dualità: fotografo e ballerino dell’immagine. Racconto l’emozione come fosse musica e trasformo ogni scatto in una coreografia visiva. La danza mi ha insegnato che il corpo non mente. E nemmeno una fotografia
Intervista a Simone Peraino: Fotografia e la danza
Redazione The Digital Moon
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