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Intervista – Da Padova a Malaga: la storia di Giada

Intervista – Da Padova a Malaga: la storia di Giada

Giada, ci racconti il tuo percorso: da Padova a Malaga, cosa ti ha portata fin lì?

Da Padova a Malaga mi ha portata un grande amore! Proprio così: nel 2015 mi sono trasferita in Spagna per vivere con quello che sarebbe stato il mio compagno di vita per otto anni. Quando ci siamo conosciuti, io vivevo a Padova e lui a Siviglia. Insegnavo già italiano, e quando mi ha proposto di andare a vivere con lui, non ci ho pensato due volte. Così è iniziata la mia vita spagnola. Poi, due anni dopo, ci siamo trasferiti a Malaga perché entrambi sognavamo di vivere vicino al mare.

Cosa ami di più dello stile di vita spagnolo e perché lo senti così in sintonia con te?

Ciò che amo di più è senza dubbio il ritmo rilassato e lontano dallo stress. Qui le persone sembrano godersi di più la vita, anche nei piccoli momenti quotidiani. Una passeggiata sul lungomare, un caffè lento al sole la mattina, la brezza marina, i 22 gradi in inverno… Un sogno! A volte mi capita di guardarmi intorno e pensare: “Ma qui non lavora mai nessuno?”, poi mi ricordo che sono quasi tutti turisti! Ma l’impressione che si ha è proprio questa: una vibe leggera, serena, che mi fa sentire bene.

Come hai iniziato a insegnare italiano a stranieri? È stata una scelta consapevole o un incontro casuale?

Ho sempre saputo che avrei fatto l’insegnante: è una missione che sento profondamente mia. La mia prima formazione è stata una laurea in Storia dell’Arte, ma presto mi sono resa conto che non offriva molti sbocchi. Un giorno, una conoscente mi parlò dell’insegnamento dell’italiano a stranieri e quell’idea mi affascinò subito. Così, nel 2011, andai a Roma un mese per iniziare la mia formazione. Da lì ho continuato a specializzarmi in modo sempre più accademico. Insomma, è stato un mix tra una scelta consapevole e un incontro fortunato.

In che modo il tuo trasferimento all’estero ha influenzato il tuo approccio all’insegnamento?

È proprio grazie al mio trasferimento che ho iniziato a insegnare online. Quando sono arrivata a Siviglia, ho inviato il mio curriculum a tutte le scuole della città, e l’unica a rispondere è stata una scuola online. Era il 2015, e all’epoca l’insegnamento virtuale era ancora poco conosciuto. All’inizio ero scettica, ma ho presto scoperto che, con i giusti strumenti, le mie lezioni online potevano essere efficaci quanto quelle in presenza. Anche la mia tesi di master l’ho dedicata proprio all’e-learning. È stato l’inizio perfetto… anche se in quel momento non lo sapevo.

Sei anche coautrice di libri di testo: com’è nata questa esperienza e che tipo di materiali crei?

Anche questa è stata una bella coincidenza. Un giorno partecipai alla presentazione di un libro di grammatica al Centro Culturale Italiano di Siviglia. Alla fine dell’evento, mi avvicinai alla relatrice, scambiammo qualche parola e, pochi minuti dopo, mi chiese di inviarle il mio curriculum perché pensava di propormi delle collaborazioni interessanti. Nove anni dopo, collaboro ancora con quella casa editrice! Mi occupo di creare unità didattiche, esercizi di grammatica e lessico, attività video, materiali per l’ascolto e anche guide per insegnanti. Ogni nuovo progetto è una sfida stimolante.

Cosa cerchi di trasmettere ai tuoi studenti oltre alla lingua italiana?

Cerco sempre di trasmettere positività e una visione della vita in cui conta soprattutto il percorso, non solo il traguardo. Imparare una lingua può essere frustrante, specialmente nei momenti in cui sembra di non avanzare, ma è proprio lì che non bisogna mollare! Lo dico sempre: a un certo punto ti accorgi che hai parlato in italiano per un’ora senza sforzarti, o capisci un film senza sottotitoli. È una sensazione bellissima. Come nella vita: l’unico vero fallimento è smettere di provarci.

Quanto conta, secondo te, la connessione culturale ed emotiva nell’apprendimento di una lingua?

Conta tantissimo. I miei studenti sono adulti con una forte motivazione personale: amano l’Italia, ci vanno spesso, hanno origini italiane o sono affascinati dalla cultura, dalla cucina, dalle tradizioni. Questa connessione emotiva è il vero motore dell’apprendimento.

C’è un episodio particolare o uno studente che ti ha lasciato un ricordo indelebile?

Ce ne sono tanti, ma uno in particolare mi ha cambiato la vita. Si chiama Colin, è americano ed è diventato uno dei miei migliori amici. Ricordo ancora la nostra lezione di prova, quattro anni fa: nei primi cinque minuti ho sentito un’energia così bella che ho pensato: “Questa persona potrebbe essere il mio migliore amico.” E così è stato. All’epoca lui viveva a Roma, la mia città preferita, così sono andata a trovarlo ed è nata un’amicizia profonda che dura ancora oggi. È stato proprio lui a spingermi ad aprire la mia pagina Instagram. Mi ha detto che avevo qualcosa di speciale da offrire e che dovevo condividerlo. Era un’idea che avevo in mente da tempo, ma grazie a lui ho trovato il coraggio di iniziare. Se oggi esiste Universo Italiano, è anche merito suo. Grazie Colin!

Come riesci a conciliare creatività e metodo nell’insegnamento?

È qualcosa che mi viene abbastanza naturale. Ho una formazione solida nell’insegnamento dell’italiano come lingua straniera, perché sono convinta che non sia un mestiere da improvvisare. Ma la creatività è altrettanto fondamentale, e per fortuna non devo forzarla: nasce spontaneamente, spesso proprio dagli studenti, dai loro blocchi, dalle loro frustrazioni… o dalle mie ispirazioni del momento. Anche quando mi capita un blocco creativo, non mi spaventa: so che prima o poi torno nel flusso.

La crescita personale e la spiritualità fanno parte della tua vita: come influenzano il tuo lavoro?

Sono parte integrante del mio approccio. Cerco sempre di incoraggiare i miei studenti e di ricordare loro che gli errori fanno parte del processo. Imparare una lingua è come vivere: ci sono alti e bassi, momenti di frustrazione e momenti di soddisfazione. Io cerco di trasmettere una visione positiva e realistica allo stesso tempo. Non si tratta solo di imparare dei vocaboli o delle regole: è un percorso di trasformazione personale, fatto di piccoli traguardi e grandi scoperte. E io sono lì per accompagnarli, con pazienza e fiducia.

In che modo pratichi la consapevolezza nella tua quotidianità, anche come insegnante?

Medito quasi ogni giorno e ascolto spesso contenuti legati alla crescita personale, alla manifestazione e alla spiritualità. Questo mi aiuta a restare centrata e a mantenere una visione positiva anche nei periodi più impegnativi. Credo che questo equilibrio interiore si rifletta anche nel mio modo di insegnare: le mie lezioni diventano un momento di piacere e relax per i miei studenti, direi quasi una pausa dagli obblighi quotidiani. Alcuni di loro sono con me da oltre cinque anni: ormai siamo amici, spesso mi viene da dire che “ne abbiamo passate tante insieme”!

Che ruolo hanno gli animali nella tua vita e cosa ti ha insegnato Quentin?

Un ruolo fondamentale. Considero la lotta per i diritti degli animali la mia missione principale in questa vita. Purtroppo l’essere umano tende a schiavizzarli e a considerarli esseri inferiori a suo uso e consumo, ma per me non è così. I cani, in particolare, sono creature di una purezza e innocenza incredibili: ti amano senza condizioni, ti restano sempre accanto, e non ti giudicano mai. Quentin, il mio chihuahua (ovviamente adottato), mi insegna ogni giorno a vivere il momento presente e ad accogliere con gioia tutto ciò che arriva… anche se è solo un pezzo di zucchina e lui avrebbe preferito del prosciutto (che però, a casa nostra, non troverà mai!)

Da dove nasce il tuo sogno di aprire un canile “di lusso”? Come lo immagini?

Amo i cani da quando ho memoria, ma per diverse ragioni della vita, Quentin è il primo che ho potuto adottare. Nel 2019 ho fatto volontariato per circa un anno in un canile a Malaga e, contrariamente a quanto immaginavo, non tornavo mai a casa triste. Anzi, mi sentivo felice e profondamente grata: sapere che quei cani potevano vivere anche solo un momento di gioco e libertà grazie alla presenza di noi volontari mi riempiva il cuore. Loro non hanno nient’altro se non noi. Nemmeno una ciotola “propria”: quel poco che c’è, è tutto condiviso.
Da quell’esperienza è nato il mio sogno: aprire un “canile di lusso”. Con questa espressione intendo un rifugio, o meglio, una vera casa (la mia!) in cui ogni cane abbia uno spazio sul divano, una cuccia tutta sua, giochi, coperte, coccole quotidiane, cibo di qualità e cure veterinarie eccellenti. Nei canili tradizionali, purtroppo, spesso manca tutto questo. I livelli di stress nelle gabbie sono talmente alti che non si può lasciare nemmeno una coperta o un gioco, perché potrebbero scatenare litigi. Ecco, io sogno un luogo dove i cani non debbano più vivere esposti alle intemperie e nella solitudine, ma possano sentirsi davvero amati, rispettati, coccolati e finalmente al sicuro.

Essere vegetariana ha influenzato altre scelte nella tua vita personale o professionale?

Direi che non ha avuto un impatto drastico, almeno finora, ma sicuramente influenza molte delle mie scelte quotidiane. Per quanto riguarda la mia vita personale, nella lista delle caratteristiche del mio uomo ideale una delle prime voci è che sia vegetariano o, ancora meglio, vegano. Sarebbe difficile per me condividere la vita con qualcuno che non condivide questa visione per me così importante.

Quali sono i valori che guidano il tuo modo di lavorare e di vivere?

L’onestà, l’altruismo e la costante voglia di evolvere sono alla base di tutto ciò che faccio, sia nel lavoro che nella vita personale. Credo molto anche nella capacità di mettersi in discussione, di riconoscere i propri errori e, perché no, di riderci su. L’autoironia è una grande alleata: alleggerisce, connette, umanizza.

Come immagini il futuro dell’insegnamento dell’italiano per stranieri?

Credo che l’insegnamento online continuerà a crescere e ad affermarsi sempre di più. È una modalità che offre flessibilità, accessibilità e infinite possibilità creative. La mia speranza, però, è che la figura dell’insegnante non venga sostituita dall’intelligenza artificiale. Perché c’è un elemento che, almeno per ora, resta esclusivo dell’essere umano: l’empatia, la capacità di cogliere lo stato emotivo di uno studente, di intuire quando è il momento di spingere o di rallentare, e questo non può essere replicato da un algoritmo. Ed è proprio questo, secondo me, che fa la differenza nell’efficacia di una lezione.

Cosa ti entusiasma di più oggi nel tuo lavoro?

Il contatto umano, senza dubbio. Anche attraverso uno schermo, riesco a creare connessioni profonde con i miei studenti. Ogni persona che arriva nella mia vita professionale è un piccolo universo da esplorare, e questo rende il mio lavoro incredibilmente stimolante.
Mi entusiasma anche la possibilità di creare contenuti, di sperimentare, di reinventarmi. Ma la cosa più gratificante in assoluto è vedere i risultati concreti: quando uno studente passa da zero a leggere libri in italiano, guardare film senza sottotitoli o conversare con gli italiani durante un viaggio… lì sento che il mio lavoro ha davvero avuto un impatto.

Se potessi cambiare qualcosa nel modo in cui si insegna l’italiano oggi, cosa sarebbe?

Mi piacerebbe vedere più attenzione all’aspetto emotivo dell’apprendimento. Troppo spesso ci si concentra solo su grammatica e strutture, dimenticando che dietro ogni studente c’è una persona, con la sua storia, la sua motivazione, le sue fragilità. Insegnare non è solo trasmettere contenuti: è saper ascoltare, accogliere, adattarsi. Quando uno studente si sente al sicuro e compreso, apprende meglio. E questo, per me, è il cuore dell’insegnamento.

Che consiglio daresti a chi sogna di insegnare lingue e vivere all’estero?

Il primo consiglio è: formatevi. Essere madrelingua non basta per insegnare una lingua. Serve preparazione, consapevolezza dei processi di apprendimento, capacità di creare un percorso su misura per ogni studente.
E poi… buttatevi! Vivere all’estero è un’esperienza che allarga la mente e il cuore, che mette alla prova, ma arricchisce in modo profondo. Non è sempre facile: ci saranno sfide, momenti di solitudine, ostacoli burocratici. Ma se sentite che è la vostra strada, vale davvero la pena percorrerla.

Dove possiamo seguirti, trovare i tuoi libri o saperne di più sul tuo progetto?

Mi trovate su Instagram, TikTok e Facebook come Universo Italiano. Lì condivido consigli per l’apprendimento, curiosità culturali e tanti pezzetti di vita vera in italiano. I manuali di cui sono coautrice sono pubblicati da Casa delle Lingue e vengono usati in molte scuole in tutto il mondo. Se vi va di imparare l’italiano con leggerezza, autenticità e un sorriso, vi aspetto nelle mie pagine!

Intervista – Da Padova a Malaga: la storia di Giada
Redazione The Digital Moon

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