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Intervista a Italian Ghost Story: Storia e segreti

Intervista a Italian Ghost Story: Storia e segreti

Italian Ghost Story – IGS nasce nel gennaio 2020 con la pubblicazione del libro I fantasmi di Terracina, da un’idea di Amedeo Cerilli e Lidia Longo. Il progetto unisce competenze provenienti dall’archeologia, dalla storia dell’arte, dal teatro, dal digital marketing turistico e dall’economia, con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio culturale italiano attraverso una narrazione contemporanea del folklore e del paranormale.

Storia e tradizione popolare si incontrano in leggende che tornano a vivere attraverso racconti, ricerche e testimonianze raccolte sul territorio. IGS segue due principali direttrici: le ghost stories e gli eventi a tema ghost.

Le ghost stories rappresentano il cuore del progetto. I libri raccolgono leggende antiche e moderne, rielaborate in forma narrativa e accessibile, attingendo a fonti locali, testimonianze orali e documenti della tradizione. Le pubblicazioni IGS figurano oggi tra i titoli più venduti online nel settore del folklore italiano.

Accanto ai libri, IGS sviluppa eventi a tema ghost, format culturali e divulgativi che esplorano il rapporto tra luoghi, memorie e narrazioni popolari, con l’intento di promuovere una forma di turismo nuova e sostenibile legata alle leggende del territorio.

L’obiettivo del progetto è contribuire alla crescita del ghost tourism in Italia, valorizzando storie e identità locali e riportando alla luce un patrimonio immateriale spesso tramandato solo oralmente.

È possibile seguire Italian Ghost Story su Instagram, TikTok, Facebook e YouTube, e ascoltare i nostri podcast dedicati alle leggende italiane, “Passato… e Presenze”, in anteprima ogni domenica alle 12:30 su No Limits Radio e, a breve, anche su Spreaker e Spotify.


Come nasce l’idea di Italian Ghost Story e cosa vi ha spinto a trasformare il folklore in un progetto editoriale e divulgativo?

Italian Ghost Story nasce dal desiderio di raccontare il territorio italiano attraverso uno sguardo diverso: non quello dei manuali di storia ma quello delle memorie popolari, delle leggende e delle presenze che, secondo la tradizione, continuerebbero a camminare tra noi.
L’idea prende forma quando ci siamo resi conto che il folklore, spesso relegato a curiosità marginale, è in realtà una chiave di lettura potentissima del passato. Le storie di fantasmi non sono soltanto racconti suggestivi: custodiscono traumi collettivi, paure, riti, geografie emotive e identitarie.
Trasformarle in un progetto editoriale e divulgativo è stato naturale: volevamo dare dignità a questo patrimonio, raccoglierlo con rigore e restituirlo con un linguaggio accessibile, coinvolgente e rispettoso delle comunità locali.


Qual è la leggenda o il fantasma che più vi ha colpito durante le vostre ricerche sul territorio italiano?

Ogni regione custodisce storie incredibili ma una delle più incisive è senza dubbio quella del Marchesino Francesco Longhidel Castello di Fumone: un bambino realmente esistito e il cui corpicino è ancora presente e visibile in una teca; la sua vicenda tragica ha generato una delle leggende più famose dell’Italia centrale, che ha attirato l’interesse anche delle reti televisive più famose.
È un esempio perfetto di come la leggenda nasca dall’incontro tra dati storici documentati, testimonianze orali e una memoria collettiva che continua a evolversi, generazione dopo generazione.
In casi come questo, il confine tra storia e racconto si assottiglia fino a diventare un’unica voce.


Come scegliete le storie da raccontare nei vostri libri e quali criteri seguite per ricostruirle fedelmente?

Il metodo è duplice: scientifico e narrativo. Partiamo sempre da fonti verificabili: archivi comunali, documenti, testimonianze scritte, articoli d’epoca, interviste con gli abitanti del luogo, e—quando possibile—sopralluoghi nei luoghi citati. Selezioniamo le storie che rispettano tre criteri fondamentali:

1. Radicamento territoriale, ossia leggende nate da un contesto preciso.

2. Coerenza storica, verificando l’esistenza dei personaggi e degli eventi.

3. Significato culturale, cioè la capacità della storia di raccontare qualcosa del luogo, della sua identità, della sua memoria.

Solo dopo questa fase interviene la scrittura creativa, che ha il compito di rendere la leggenda accessibile senza tradirne le origini.


In che modo gli eventi “ghost” contribuiscono alla valorizzazione culturale e turistica dei luoghi che esplorate?

Gli eventi ghost permettono di unire narrazione, storia locale e partecipazione diretta del pubblico.
Attraverso ghost tour, presentazioni, camminate notturne e attività divulgative, le persone scoprono luoghi spesso dimenticati o poco valorizzati: vicoli, palazzi storici, archivi, castelli, piccoli musei, cappelle isolate.
Il potere del racconto crea un legame emotivo immediato e offre un accesso nuovo al patrimonio: non più statico, ma vissuto e condiviso.
Per molti Comuni, questi eventi rappresentano una forma di turismo alternativo, sostenibile e identitario, capace di attirare un pubblico curioso, rispettoso e desideroso di conoscere la storia del territorio da prospettive insolite.


Quali sono i prossimi sviluppi del progetto IGS e come immaginate il futuro del ghost tourism in Italia?

IGS sta ampliando il proprio ecosistema: nuovi libri regionali, podcast tematici, collaborazioni con enti turistici, prodotti digitali interattivi e format social sempre più narrativi.
Stiamo lavorando per creare una vera e propria rete italiana dedicata al ghost tourism, unendo luoghi, comunità e istituzioni in un percorso tematico riconoscibile e di qualità.

Per il futuro immaginiamo un turismo culturale che non si limiti alle mete classiche, ma che riscopra borghi, archivi, tradizioni orali e memorie nascoste.
Il ghost tourism, se fatto con cura, può diventare uno strumento potente per riportare attenzione su territori dimenticati, per creare economia locale e per restituire voce a storie che rischiano di perdersi.


Intervista a Italian Ghost Story: Storia e segreti

Redazione The Digital Moon

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