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Trasformare il desiderio in destino

Trasformare il desiderio in destino

Premere “invio” è stata una confessione a me stesso. È stato l’inizio di quel lento e inesorabile processo con cui tentiamo di trasformare il desiderio in destino pur di non chiamarlo con il suo vero nome: scelta. Un’abdicazione silenziosa a quindici anni di controllo, una resa davanti a dighe che non volevo più riparare. L’acqua filtrava e io volevo annegare. Ma per farlo senza colpa, avevo bisogno di una scusa perfetta.

Costruire una mitologia per non sentirsi colpevoli

La risposta arrivò dopo sette minuti. Sette minuti in cui fissai il soffitto buio, sentendomi un astronauta che taglia il cavo di sicurezza. “Le dighe sono fatte per crollare”, scrisse. “Specialmente quelle che costruiamo per proteggerci da ciò che desideriamo di più.”

Non era un invito. Era una diagnosi . E in quel momento iniziò il processo più sottile e ingannevole di tutti: la costruzione della giustificazione. Nessuno varca la soglia di un tradimento pensando di essere un mostro. Al contrario, per fare il primo passo in territorio proibito dobbiamo convincerci di essere eroi incompresi, vittime delle circostanze.

Dobbiamo raccontarci una bugia così necessaria da farla diventare verità. La mia bugia fu il Fato. È un’arte sottile, quella di trasformare il desiderio in destino. Iniziai a rileggere la nostra storia non come una sequenza di scelte, ma come una sceneggiatura già scritta. Il nostro incontro? Un prologo. La canzone alla radio? Un segnale.

Costruii una mitologia intorno a noi. Due anime fratturate che si erano riconosciute, due naviganti destinati a trovarsi nella tempesta. Stavo cercando la mia Atlantide personale, un continente sommerso dove finalmente avrei potuto essere me stesso. Non importava se quel continente esistesse davvero; importava solo che io ci credessi abbastanza da mettermi in viaggio.

L’illusione di trasformare il desiderio in destino

È questo che facciamo per dare il permesso al nostro cuore: riscriviamo il passato per rendere il futuro inevitabile. Eleviamo l’oggetto del nostro desiderio a salvatore. “Non posso farci nulla”, mi ripetevo. “È più forte di me.”

Ed era vero. Ma era diventato più forte di me perché io avevo smesso di combatterlo. Avevo aperto le porte e lo avevo chiamato Destino per non sentirmi in colpa. Il mio unico scopo, inconscio ma potente, era trasformare il desiderio in destino per giustificare ogni passo verso il baratro.

Il primo caffè, il primo messaggio ambiguo, la prima bugia detta a mia moglie sugli orari d’ufficio. Ogni passo oltre il limite era giustificato da questa narrativa. Non stavamo scegliendo di tradire. Stavamo scegliendo di vivere. Non stavamo mentendo. Stavamo proteggendo gli altri dal dolore inutile di una realtà che non avrebbero potuto capire.

La bugia divenne un sistema filosofico. Mi ritrovai a pensare che se il mio matrimonio fosse stato davvero vivo, questo non sarebbe accaduto. Come se la mia infedeltà fosse la prova del fallimento del matrimonio, e non la sua causa. Mi vedevo come un martire che si sacrifica per la felicità altrui, invece che l’egoista che insegue la propria.

Il momento esatto in cui la bugia diventa realtà

C’è un momento preciso in cui la bugia smette di essere un’ipotesi e diventa un piano tattico. Fu durante una riunione. Un viaggio di lavoro a Milano. Uno sguardo attraverso il tavolo. “Posso andare io”, dissi.

In quel momento, varcare la soglia divenne inevitabile. Un biglietto del treno, una camera d’albergo, una data sul calendario. Quella sera, a cena, dissi a mia moglie che sarei partito. Lei mi chiese se avessi bisogno di qualcosa, con una sollecitudine che mi ferì più della rabbia. Mi stava facilitando il tradimento senza saperlo. “Non è colpa mia”, mi dissi. “Lei non mi vede più”. Trasformai la sua innocenza nella sua colpa.

I giorni prima della partenza vissi in una doppia dimensione. Sei giorni per convincermi che quello che stavo per fare era giusto. Mi guardavo allo specchio e vedevo un uomo diverso, un eroe pronto a liberarsi. Credevo davvero di essere coraggioso nel mio tentativo di trasformare il desiderio in destino, ignorando che il vero coraggio sarebbe stato restare e affrontare la realtà.

La partenza: l’atto finale per trasformare il desiderio in destino

La sera prima, mia moglie mi preparò la valigia. La guardai piegare le camicie e sentii qualcosa crepare dentro di me. Non abbastanza da fermarmi, ma abbastanza da capire che la mitologia era una finzione. “Tutto a posto?” mi chiese. “Sì”, mentii.

Quella notte scrissi a lei un solo messaggio: “Domani”. La risposta fu immediata: “Domani”. Era una promessa, un patto, un punto di non ritorno.

Il mattino dopo, uscii di casa mentre Roma si svegliava. Avrei potuto tornare indietro, ma la bugia era più forte della realtà. Milano era ormai solo una circostanza; il tradimento vero era avvenuto molto prima, nel momento in cui avevo scelto di credere che il Fato esistesse pur di non assumermi la responsabilità delle mie scelte.

La verità nascosta dietro l’euforia

Guidando verso la stazione, sentii l’ultimo brandello di resistenza dissolversi. C’era solo l’acqua che mi aveva investito. Mi stavo lasciando andare e credevo fosse libertà. Non capivo ancora che stavo semplicemente scambiando una gabbia con un’altra. Che quella corrente apparentemente naturale era una scelta che facevo a ogni respiro.

La bugia più grande era chiamare tutto questo libertà. Lo avrei capito solo dopo, quando l’euforia si fosse trasformata in veleno e la bolla di Milano si fosse dissolta nella realtà. Quando avessi scoperto che Atlantide non esisteva. Ma mentre il treno mi aspettava, ero ancora abbastanza ingenuo da credere nella mia mitologia. Ancora abbastanza cieco da chiamare destino quello che era solo desiderio.


Trasformare il desiderio in destino

Dario Fossati

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Dario Fossati

Autore ombra e 'Moonie' nell'anima. Ho scelto di cancellare il mio volto per dare voce all'unica cosa che conta davvero: le storie. Racconto ciò che spesso nascondiamo sotto la superficie: la complessità, la vertigine, la disperazione... Qui su The Digital Moon, condivido il mio viaggio senza filtri. Perché anche la luna ha un lato in ombra, ed è lì che accadono le cose più interessanti.