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Tra tecnica ed emozione: il viaggio musicale di Lorenzo Cicerchia

Tra tecnica ed emozione: il viaggio musicale di Lorenzo Cicerchia

Come è cambiato il tuo stile musicale nel corso degli anni e come si è evoluto il tuo rapporto con la chitarra? Ci sono tecniche o approcci che oggi prediligi rispetto agli inizi?

Il mio stile musicale è cambiato molto nel tempo, o meglio, si è arricchito. Sono cresciuto ascoltando i grandi classici del rock come Led Zeppelin, Deep Purple, Jimi Hendrix, Guns N’ Roses, Pink Floyd – che sono stati la mia prima vera scuola.

Con gli anni e con lo studio ho iniziato a esplorare nuovi mondi sonori: il jazz, la fusion e soprattutto la musica da film, di cui mi sono letteralmente innamorato. Tutto questo oggi confluisce nei miei progetti, sia nei brani da solista che nelle composizioni con i CdA.

Dal punto di vista chitarristico, ho imparato a dare un valore enorme al suono e al feeling: per me sono parte integrante della tecnica. Allo stesso tempo, non ho mai smesso di coltivare il lato più “virtuoso” dello strumento, legato alla complessità delle frasi solistiche e armoniche, che continuo ancora oggi a studiare con passione.

In che modo l’esperienza come insegnante influenza le tue composizioni e la tua crescita come musicista?

Forse non tutti sanno che ho iniziato a insegnare molto presto: i miei primi allievi di chitarra li ho avuti già a 15 anni. Ancora oggi porto avanti questa passione, insegnando lo strumento e lavorando come docente di musica in una scuola elementare.

È un aspetto fondamentale della mia vita, perché mi permette di trovare un equilibrio tra due mondi apparentemente opposti ma, in realtà, profondamente connessi.

Fare l’insegnante per me è un privilegio: poter trasmettere la passione per la musica a bambini, ragazzi e adulti (perché la musica davvero non ha età) è una delle cose più belle che esistano. In questo modo non cresco solo come musicista e artista, ma soprattutto come persona. Regalare emozioni ai miei studenti in classe e ai fan durante i concerti sono due esperienze diverse ma ugualmente impagabili.

La tua presenza scenica è parte integrante del tuo racconto artistico: come costruisci l’equilibrio tra estetica visiva e messaggio musicale?

Ho sempre dato grande importanza allo stile. Ricordo che già a 12 anni, nei miei primissimi concerti, passavo del tempo a scegliere con cura l’outfit giusto per salire sul palco.

Fa parte di me: indossare un abito scenico che mi rappresenta mi aiuta a sentirmi più sicuro e a esprimere meglio la mia personalità durante lo show.

Il messaggio musicale, naturalmente, arriva dalla musica stessa, ma credo che l’estetica visiva sia parte integrante dello spettacolo. Mi piace pensare al concerto non solo come a un’esibizione, ma come a un’esperienza totale, in cui suono, stile, effetti speciali e connessione con il pubblico si fondono per creare qualcosa di molto più intenso e memorabile.

Quando non sei sul palco, come organizzi il tuo tempo per bilanciare la vita privata con l’impegno musicale?

Essere in tour è senza dubbio una delle esperienze più belle che possa vivere un musicista, ma forse dall’esterno non si immagina quanto sia anche impegnativo e faticoso.

Proprio per questo, per me è fondamentale ritagliarmi dei momenti di equilibrio e dedicarmi ad altro.

Lo sport è una parte importante della mia vita: oltre alla palestra pratico la boxe, che mi appassiona davvero tanto. Amo anche viaggiare e concedermi dei momenti di relax nel mio studio, che è un po’ il mio rifugio creativo.

Sono piccoli spazi che mi permettono di ricaricare le energie e mantenere un equilibrio tra la vita privata e l’intensa attività musicale.

Ci sono momenti o luoghi particolari che stimolano di più la tua creatività?

È una domanda bellissima. Spesso ci si chiede se sia meglio l’estate o l’inverno… personalmente non ho ancora trovato una risposta definitiva, perché entrambe le stagioni mi trasmettono emozioni diverse.

Se però penso alla creatività, probabilmente l’inverno ha qualcosa in più. Sono una persona che ama quella sfumatura malinconica, e l’atmosfera invernale la amplifica in un modo speciale.

Ricordo tante sere d’inverno in cui mi affaccio alla finestra per guardare il cielo, il mare o le stelle: sono momenti semplici, ma riescono a trasmettermi emozioni fortissime, che poi inevitabilmente si trasformano in musica.

Non so esattamente il perché, ma spesso queste sensazioni, che possono sembrare malinconiche o tristi, mi piacciono e diventano come una vera e propria “benzina” per la mia musica.

Sono emozioni che difficilmente riuscirei a spiegare a parole, ma penso che si possano percepire ascoltando ciò che creo.


Tra tecnica ed emozione: il viaggio musicale di Lorenzo Cicerchia

Redazione The Digital Moon

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