OGGIANO: C’ERA UNA VOLTA… NON A HOLLYWOOD. IN ITALIA
OGGIANO: C’ERA UNA VOLTA… NON A HOLLYWOOD. IN ITALIA
INTERVISTA A PUPI OGGIANO, IL FIGLIO DI UN CINEMA ROSSO ARGENTO. C’ERA UNA VOLTA… NON A HOLLYWOOD. IN ITALIA
C’era una volta…
C’era una volta… Non a Hollywood. In Italia …A Roma, Torino e Milano (soprattutto) c’era un’Italia particolare. Quelle erano le città dove più era palpabile l’odore di piombo. Quello degli anni 70, con l’atmosfera sconvolta dalle lotte studentesche, i teppisti di strada, i rapimenti e le bande criminali improvvisate.
Poi l’Italia è risorta con gli 80 del boom economico e la Milano Da Bere che accoglieva i giovani. C’erano yuppies dediti allo sfarzo, al business e ai vestiti firmati. Ma anche città scopritrice di grandi talenti artistici, sia locali che emigrati dal centro e dal sud. E c’era una volta una produzione seriale di un certo genere cinematografico, cresciuto proprio a cavallo di questi due decenni contradditori del secolo scorso. C’era ua volta… non Hollywood. In Italia. Soprattutto a Roma e Torino
Poi arrivarono gli anni 90, e il mondo sembrava spaventato all’idea di non sentirsi all’altezza di diventare l’uomo del 2000, l’uomo del futuro per antonomasia. E così ogni giorno era Natale, per usare una frase dal film INTERSELLAR di C. Nolan del 2014, in cui, il padre del protagonista ricorda nostalgico quanto la tecnologia abbia trasformato il mondo. E secondo le leggi del film, ogni giorno un aggeggio nuovo era in vendita, un pc più potente, una tv a maggior risoluzione ecc…
E il cinema? Beh, si è dovuto adattare.
Le sale cinematografiche cominciarono a proiettare giocattoli made in USA. Tanti effetti speciali e niente sperimentazione (come invece si usava fare nei decenni alle spalle, soprattutto qui in Italia).
Al posto di inquadrature in soggettiva, luci esasperate, musiche ipnotiche, sceneggiatture spiazzanti, ci troviamo seduti davanti a ridondanti effettoni digitali.
tutto potevano ricreare, da onde gigantesche che sommergevano NY City, astronauti eroi che piazzavano bombe su asteroidi minacciosi per evitarne l’impatto sul pianeta ecc… Fino a sci-fi che oscuravano i cieli durante il 4 Luglio del 1996. Indimimenticabile la gigantesa astronave pilotata da alieni brutti e cattivi, castigati e presi a pugni da un giovane Will Smith. Da poco scappato dal reame di Bel Air
Abbiamo avuto anche polizieschi con esplosioni e sbirri in canottiera che correvano da un quartiere all’altro per disinnescare bombe. Senza mai avere il fiato corto e senza mai un graffio. Nemmeno dopo essere sopravvissuti a un esplosione in una stazione metro in cui il vagone gli si spiaccicava praticamente addosso.
Ok essere dei Duri a Morire, ma qui siamo proprio oltre i Cinecomic che sbarcheranno poi nel vero futuro, nel vero secondo decennio dei duemila.
E in tutto questo la scena italiana si spegne, un po’ per mancanza di denaro, un po’ sindrome da senso di inferiorità verso gli USA. Tutto si placa e si adiagia su commedie o su drammi abbastanza pesantoni, fatta eccezione per alcuni titoli. Del gore, dell’estetica del macabro, della messa in scena dell’omicidio brutale come opera d’arte rimane ben poco. Qualche produzione di scarso successo, molti flop, e alcune cadute di stile. Inomma la produzione a catena di montaggio si inceppa per colpa dei Tempi Moderni. Ma al posto di uno Charlotte pasticcione, a mettere un ferro che blocca l’ingranaggio è l’asta della bandiera a stelle e strisce.
COSA RESTERA’ DI QUEI FILM OTTANTA? (E ANCHE SETTANTA)
C’ERA UNA VOLTA… NON A HOLLYWOOD. IN ITALIA.
C’era Roma. E c’era Dario Argento, il maestro del cinema gore nostrano, elogiato in tutto il mondo. Uno dei pochi che ha provato a portare avanti quel filone sanguinario dopo il capodanno che determinò la fine di un millennio.
Ma soprattutto di un secolo in cui la settima arte ha conquistato i cuori e le menti di critici e giurie popolari. I risultati non sono stati eccelsi. Talvolta sono cascati nel ridicolo e molti di noi cultori di questo artista si sono chiesti se fosse stato sostituito da un sosia incapace.
Da Suspiria a Dracula3D c’è un abisso talmente profondo da far più paura di tutta la sua filmografia; Dario… dove sei finito?
CHIEDIAMOLO A PUPI OGGIANO
Ciao Pupi, intanto presentiamoci. Io sono Dany D. Darko, il mio cognome è uno pseudonimo con chiari riferimenti a un cult del cinema sci-fi. Pupi ricorda invece il maestro Avati… è una scelta anche la tua?
E’ di recente pubblicazione la novelization tratta dalla sceneggiatura originale di “Contro un iceberg di polistirolo” mio ultimo film. Ed ultimo capitolo dell’esalogia su cui ho lavorato ininterrottamente negli ultimi 8 anni. Dentro la quale abbiamo inserito anche un mio scritto molto intimo e personale. Svela molto di me e del perché mi sono imbattuto in questo lungo lavoro.
Inizia così: “Mi chiamo Stefano “Pupi” Oggiano, sono nato a Torino il 3 Agosto 1972 alle 19,00. “Pupi” deriva dai miei trascorsi calcistici e dal mio amore nei confronti di Paolino Pulici, idolo incontrastato della curva Maratona, chiamato dai tifosi granata Pupigol. Nulla a che vedere quindi col grande regista Pupi Avati. Cosa che parrebbe più facile pensare, data la mia attuale condizione legata al mondo del Cinema. Ad oggi son di gran lunga molto più coloro che mi chiamano Pupi che quelli che mi chiamano Stefano. E’ così da oltre 40 anni”.
Cosa ti ha avvicinato al genere slasher/gore in stile Argento, Fulci, Bava e… Avati (nonostante la sua produzione sia più a largo spettro in quanto a generi).
Fu in occasione di un fatto accaduto durante la Prima Mondiale di Phenomena di Dario al Cinema Reposi di Torino. Ebbi l’onore di conoscere colui che mi avrebbe per sempre cambiato la vita. Ho raccontato più volte che in quell’occasione il Maestro appariva ai miei occhi di ragazzino come un’entità soprannaturale. Al pari di Dracula, Frankestein o L’uomo lupo. Avevo parecchio timore di incontrarlo e soprattutto presenziavo ad una proiezione vietata ai minori di 14 anni. Mi sentivo un infiltrato e questa cosa mi metteva ancora più ansia.
Finita la proiezione lo avvicinai, timidamente, gli strinsi la mano senza guardarlo in viso. Non subito almeno, e constatai allibito la sua semplicità e la sua enorme gentilezza. Una persona squisita che tutti sembrava amassero e che da quel momento iniziai ad amare anche io.
Arrivo al dunque. La notte stessa dopo aver assistito al buio, sprofondato nella poltroncina, a quel primo film argentiano sul grande schermo fui “vittima” di un terribile incubo. Reale e spaventoso: sarei morto a 49 anni! Ecco, non so da dove sia giunta tale convinzione e per anni mi sono posto questo quesito senza risposta, ma tant’è. Ho sempre pensato che la visione traumatica delle vicende narrate in Phenomena mi abbiamo scosso e toccato nel profondo. Sta di fatto che questa convinzione, seppur in maniera blanda me la sono portata dentro fino al compimento del cinquantesimo anno di età! …Finalmente salvo…
Cosa ne pensi del cinema di Quentin Tarantino? Uno dei cineasti più applauditi e fautore del cinema nostrano anni 70, etichettato negativamente come di serie b (slasher, poliziotteschi, commedie erotiche)
Tarantino è un grande uomo di Cinema. Lo stimo molto. Quella sua linea di non voler strafare e di voler terminare la sua straordinaria carriera cinematografica con soli 10 lungometraggi realizzati la trovo meravigliosa. A mio avviso il suo pregio maggiore è quello di centrifugare scene, situazioni, personaggi, partiture. Tutto appreso nei sui anni di formazione. Quando lavorava in una videoteca, e farle diventare qualcosa di assolutamente originale con un proprio marchio di fabbrica assai riconoscibile. Lui non copia, come molti erroneamente sostengono, lui Tarantinizza. E’ questa cosa è chiaramente fuori discussione.
Hai un aneddoto da raccontare ai lettori di TheDigitalMoon che riguarda Dario Argento? Ricordi qualche episodio in particolare sul set? Che tipo è lui, il Maestro?
Ho iniziato a frequentare i set del Maestro nel 1996 durante le riprese fiorentine de La Sindrome di Stendhal. Ho molto studiato il suo operato mentre lo vedevo in “azione”. E ovviamente l’ho molto amato, cercando di fare mio, quanto più possibile, quei suoi preziosi insegnamenti. Tra le altre cose il Maestro è una persona davvero divertente e spassosa. E nonostante io gli debba molto dal punto di vista artistico, è il lato umano quello a cui sono maggiormente affezionato. Senza di lui probabilmente il mio approccio al mondo del Cinema sarebbe rimasto a livello di estimatore. Non avrei avuto l’imput di affrontare un mio personale percorso cinematografico.
Ti senti suo allievo? Cosa ti ha lasciato in eredità intellettuale?
Credo di averti risposto per gran parte con la precedente domanda. Ma aggiungo che, nonostante sia indubbia la mia influenza “argentiana” ho comunque sviluppate delle mie personali tematiche. Che sono assai lontane da quelle del Maestro Dario. Film come “…e tutto il buio che c’è intorno “ , per esempio, ha poco a che fare con il Cinema prettamente argentiano.
Hai una produzione non indefferente, i tuoi film sono molto stimolanti. Cos’è che stimola il tuo talento? Come nascono le tue idee per una sceneggiattura, per un componimento di immagini, la ricerca stilistica della fotografia ecc…?
Innanzitutto ti ringrazio del complimento. Il progetto esalogico è particolarmente ambizioso ed elaborato.
Sei film, che sviluppano ed approfondiscono i vari generi citati nel film d’apertura. Il pilota, “La paura trema contro”, film che non è facile incasellare in un genere. In quanto riunisce fantascienza, horror, thriller, giallo e soprattutto molta ironia.
Una frase “manifesto-concept” dell’intero progetto. Sostanzialmente è questo. Realizzare un’opera che racchiudesse tutti i generi, legati al Cinema “de paura”, che mi hanno formato come autore, e che raccontasse molto di me. Forse troppo! Chi mi conosce davvero credo che se ne sia ampiamente reso conto. Fuori dagli schemi e dalle regole, con un unico obbiettivo, l’urgenza di esprimermi utilizzando tutto l’amore sviscerale che ho per l’arte.
Senza spoiler, hai qualcosa da raccontarci sul tuo nuovo film?
Sarà un film Thriller con venature Horror, molto feroce e malsano. Toccherà fra le altre cose il tema attuale del bullismo ovviamente trattato utilizzando le regole del genere. Il primo ciak sarà il 21 di ottobre e le riprese si svolgeranno tra il Piemonte e la Toscana. Il titolo è “Il Grande No”.
Domanda cattiva. Fossimo in un clima distopico in cui un quarto reich decidesse di bruciare ogni film italiano... per quale rischieresti pur di non lasciarlo morire nell’oblio?
Ovviamente “Profondo rosso”.
E con questa perla ringrazio ancora Pupi Oggiano per averci dedicato il suo tempo prezioso.
OGGIANO: C’ERA UNA VOLTA… NON A HOLLYWOOD. IN ITALIA
Dany Darko
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