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Intervista a Massimiliano Forcella: Streamer e Content Creator

Intervista a Massimiliano Forcella: Streamer e Content Creator

Hai una lunga esperienza come grafico e video maker: in che modo queste competenze ti hanno aiutato a costruire la tua identità di streamer e content creator?

Fortunatamente, la mia esperienza come grafico e video maker si è rivelata provvidenziale all’inizio: ho potuto realizzare da solo tutte le grafiche e gli elementi visivi necessari per le mie streaming, evitando così crisi creative e spese inutili. Inoltre, potendo montare personalmente reel e video — che, guarda caso, è anche il mio lavoro principale — tutto il processo mi risulta piuttosto naturale… o almeno così mi piace raccontarlo!


Cosa ti ha spinto a scegliere Twitch come piattaforma principale per il tuo progetto personale? C’è stato un momento preciso in cui hai capito che stavi costruendo qualcosa di importante?

Dopo la pandemia, quando molti nuovi streamer sono emersi, le piattaforme più utilizzate erano principalmente Twitch e Facebook. Devo ammettere che all’inizio Twitch non mi convinceva affatto: avevo un’idea piuttosto negativa del mondo dello streaming, anche a causa dei pregiudizi che, purtroppo, la società tende a trasmettere. Mi sembrava assurdo passare ore a guardare qualcuno che semplicemente giocava o chiacchierava con la chat. Pensavo che YouTube fosse molto più interessante e “serio”.

Poi, quasi per gioco, ho deciso di provare: mi sono detto “Passo già tanto tempo a giocare a Warzone… perché non iniziare a streammare anche io?”. E da quel momento non mi sono più fermato. Sono passati tre anni e sono ancora qui: segno che forse, senza accorgermene, stavo davvero costruendo qualcosa di importante.


I tuoi reel su Border Control Fiumicino hanno avuto un enorme successo su Instagram. Secondo te, qual è il segreto dietro la viralità di quei contenuti e come hai gestito il flusso di nuovi utenti arrivati da lì?

Il segreto, secondo me, è sempre lo stesso: essere se stessi. Almeno per me ha funzionato così. Alla fine, reagisco a dei video di una trasmissione andata in onda qualche anno fa, ma credo che sia stata proprio la naturalezza con cui lo faccio — magari anche il mio accento romano — a coinvolgere le persone e a farle appassionare.

Nel giro di poco tempo mi sono ritrovato a gestire una viralità che, sinceramente, non avrei mai immaginato. E non è stato facile. Il flusso di nuovi utenti è stato imponente e cerco, per quanto possibile, di rispondere a ogni singolo commento. Mi sembra doveroso mantenere attivo un contatto con chi mi segue, anche solo per rispetto verso chi dedica anche solo un minuto del proprio tempo a guardare un mio video o lasciare un messaggio. È una cosa che non do mai per scontata.


Call of Duty e Trackmania sono titoli molto diversi: cosa ti attrae di ciascuno e in che modo riesci a bilanciare competitività e intrattenimento durante le live?

Call of Duty e Trackmania sono sicuramente due giochi molto diversi, ma entrambi mi hanno sempre attratto per motivi opposti: uno per l’adrenalina, l’altro per la tecnica e la precisione.

Detto questo, oggi cerco di tenere la competitività fuori dalle mie live. Ho capito col tempo che puntare troppo sulla performance può facilmente portare alla tossicità, sia per lo streamer che per l’atmosfera generale della diretta. Preferisco creare un ambiente rilassato, dove chi guarda può “chillare” e io posso interagire con la chat senza dovermi incollare al monitor come se fossi in una finale mondiale.

All’inizio, lo ammetto, ero super competitivo — sia su Warzone che su Trackmania. Ma diciamo che “invecchiando” si migliora… o almeno, così dicono! 😅


Portare avanti uno streaming quotidiano richiede una grande dose di energia e disciplina. Come mantieni viva la motivazione e quali sono gli obiettivi che ti sei posto per il futuro?

Sarò sincero: come si dice a Roma, finché tengo botta, vado avanti. Cioè, finché questo dispendio di energie non inizierà a pesarmi davvero, continuerò a fare live.

La mia routine ormai è ben rodata: lavoro dalle 9:30 alle 18:30, torno a casa, mi sistemo e alle 19:30 sono in diretta fino all’una, a volte anche alle due di notte, dal lunedì al venerdì. In pratica, passo quasi 16 ore al giorno davanti al PC. Finché riuscirò a reggere questi ritmi, non ho intenzione di fermarmi.

Non ti nascondo che sto facendo di tutto per trasformare lo streaming — che oggi è un hobby — in un vero lavoro, che un domani mi permetta magari di lasciare il mio attuale impiego. Ma non è affatto semplice come spesso si crede. C’è chi ha fortuna e dopo poco ottiene la partner su Twitch, con centinaia o migliaia di spettatori. E poi ci sono quelli come me, che iniziano con 1, 2, 10 persone in live, ma non mollano, continuano con passione e determinazione. Come si dice: testa bassa e pedalare.

È quello che faccio ogni giorno, con costanza e dedizione, sperando che prima o poi tutto questo impegno venga ripagato e non sia stato inutile.


Intervista a Massimiliano Forcella: Streamer e Content Creator
Redazione The Digital Moon

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