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Intervista ad Orfeo Zanforlin: 5 Anni di calcio tra formazione e visione strategica

Intervista ad Orfeo Zanforlin: 5 Anni di calcio tra formazione e visione strategica


Orfeo, con 45 anni di esperienza tra campo e scrivania, hai attraversato ogni categoria del calcio italiano. Come si è evoluto nel tempo il tuo approccio metodologico e qual è la lezione più importante che ti ha lasciato il passaggio dal calcio giovanile alla gestione delle prime squadre?

Ero molto giovane quando ho iniziato ad allenare, spinto da una forte passione ma con le idee piuttosto confuse, scelsi la panchina di una prima squadra per poi passare alle scuole calcio. Capii presto che dovevo mettere ordine alle cose che volevo esattamente fare, era necessario documentarmi, studiare, approfondire e conoscere il calcio in tutti i suoi aspetti, pensai a  una percorso formativo graduale seguendo prima i più giovani poi gli adulti. Tra allenamenti, aggiornamenti e curiosità alimentavo sempre più il mio interesse, questo mi ha permesso di conoscere il metodo e saper distinguere le giuste proposte che no possono essere mai uguali se non in alcuni casi e in piccola parte. 

Il mio approccio con i bambini di ogni fascia di età e poi con gli adulti cambiò, iniziai a conoscerli, considerarli e trattarli ognuno per la propria sensibilità, carattere e personalità. Così l’allenatore diventa Istruttore, mette in primo piano la conoscenza, si raffronta e comunica in modo aperto, sincero e onesto e credibile anche negli atteggiamenti. Questo aiuta a crescere in loro autorevolezza, convinzione, rispetto e conoscenza, tutti elementi che  aiutano a migliorare la loro crescita formativa ma anche a raggiungere obiettivi sportivi. 

Anche il metodo di allenamento cambia, gli allenamenti vengono programmati seguendo una progressione delle esercitazioni e delle proposte, congrue con il loro apprendimento. Il rapporto e il modo di approcciarsi è molto importante anche se in parte diverso fra giovani e adulti, per questi ultimi le richieste sono finalizzate a contenuti più’ tecnici o tattici con obiettivi diversi e molto più efficaci dal punto di vista degli obiettivi spesso finalizzati ai risultati. Un bravo Istruttore o allenatore deve conoscereil metodo, distinguere le proposte e seguire un percorso logico,  che abbia una sua progressione ben definita.. 


Sei iscritto al Registro Nazionale dei Formatori e hai guidato la struttura del Nord Italia per l’Udinese Academy, arrivando a redigere manuali tecnici per ogni figura del club, inclusi i genitori. Quali sono i pilastri formativi indispensabili che un istruttore deve possedere oggi per crescere i talenti del futuro?

Un istruttore oggi deve sapere relazionare con il giocatore, avere una visione proiettata verso il futuro, volto a migliorare il suo apporto in linea con i cambiamenti. E’ mia abitudine ricordare che il calcio come altri sport si evolve ogni nano secondo. Il calcio è sempre più veloce, con il tempo diventerà sempre più relazionale e meno posizionale, i giocatori devono, sapere interpretare diversi ruoli senza rinnegare la loro specialità, devono saper leggere le situazioni di gioco, avere una buona visione periferica e aspetti cognitivi, caratteriali e di personalità importanti,  tutte componenti che fanno un calciatore pensante.


Oggi sei a capo di una struttura che organizza corsi di formazione nazionali per osservatori, allenatori e preparatori, oltre a curare il perfezionamento tecnico dei giovani. Quali qualità cerchi prima di tutto in un giovane calciatore e come si riconosce un vero talent scout?

Innanzitutto si considera l’età dell’osservato e per questo le valutazioni sono molto diverse dal ragazzo all’adulto, cambiano anche le prospettive. Il talent scout deve avere una visione ampia e non generalista dell’osservazione, deve avere intuito verso la prospettiva. In gara deve considerare la personalità e la leadership di un ragazzo,  se cerca e si muove per sua scelta negli spazi con la giusta tempistica, se ha la visione in situazione, come ricevere e costruire con la corretta postura, se sa attaccare, difendere proteggere e calciare a rete con personalità. In tutto questo come già detto si deve considerare l’età ma soprattutto il grado di apprendimento in prospettiva.

I corsi di perfezionamento tecnico e scuola calcio che facciamo nella mia struttura Wepersonal aiutano moltissimo a migliorare e crescere nei diversi aspetti tecnici fondamentali ma anche caratteriali e della sfera mentale, questi ultimi sono allenabili ma non fanno di ogni ragazzo iscritto un talento.

Il calciatore si valuta in gara, in situazione. Wepersonal, è un’attività specializzata e specifica, si fanno corsi individuali o a gruppi di 2-3 giocatori di movimento o portieri, questo compensa quanto le società, gli istruttori non riescono a svolgere per il numero elevato di ragazzi in ogni squadra.


Oltre al lavoro sul campo, sei responsabile del portale zonacalciofaidate.it e volto noto come opinionista televisivo su emittenti come Telelombardia e 7 Gold. In che modo l’esperienza diretta di allenatore e Direttore Sportivo arricchisce la tua analisi tattica e critica sul calcio attuale durante le dirette TV?

Parlare di calcio è sempre per me piacevole, soprattutto se ho la possibilità di comunicare a molte persone. Sono un formatore quindi in grado di rispondere o sviluppare tutti gli argomenti del calcio giocato, di quello che avviene su un campo di allenamento, in partita e nello spogliatoio. Distinguere per caratteristiche tecniche, strutturali e caratteriali un giocatore da un altro sia di settore giovanile che di prima squadra nei dilettanti o nei professionisti. Ho parecchi riscontri positivi, apprezzati, fra coloro che seguono i miei interventi.


Dall’alto della tua esperienza come selezionatore LND e dirigente, quale diagnosi fai dello stato di salute del nostro calcio di base e quali sono gli interventi prioritari da attuare per ridare valore al merito e alla competenza tecnica?

Su questo tema riconosco d’essere un pò visionario. Il calcio italiano ha una serie di problemi che le istituzioni non sanno o non vogliono per ora affrontare. Nei dilettanti e nei settori giovanili sono necessari dei cambiamenti epocali per avvicinarsi agli standard di molti altri paesi, soprattutto europei. Le istituzione devono sostenere il calcio non sostenersi con gli introitiprovenienti dal calcio, come fanno molte altre federazioni. Riportare il Calcio nelle scuole. Per diversi anni sono stato Resp. Settore Giovanile e i miei istruttori andavano gratuitamente nelle scuole a sostituire le insegnanti a fare educazione fisica,correggere il camminare, il correre, le posture corrette, attivare le articolazioni e giocare a calcio. La priorità è portare la conoscenza corretta del calcio e dello sportnelle famiglie, fare formazione e portare cultura sportiva, così anche agli allenatore, molti diplomati ma presuntuosi che pensano solo al risultato e a migliorare il proprio curriculum calcistico. 

Redigere un manuale calcistico di riferimento obbligatorio che ogni società deve seguire, abolire le classifiche nelle categorie non agonistiche. Ridurre i costi di iscrizione ai campionati e i viaggi lunghi per fare gare amichevoli che costringono le famiglia a dei costi eccessivi. Ripartire da zero con tanta formazione nelle società, istruttori qualificati che vanno periodicamente ad insegnare lo sport e il calcio nelle società e poi verificare, promuovere o bocciare il loro operato, dalla direzione sportiva ai genitori, dirigenti, allenatori e tutti gli altri.

E mi fermo qui!!


Intervista ad Orfeo Zanforlin: 5 Anni di calcio tra formazione e visione strategica

Redazione The Digital Moon

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