IntervisteLibri e letteratura

Intervista ad Olimpia Ambrosio: Dalla scrittura terapeutica all’ironia social

Intervista ad Olimpia Ambrosio: Dalla scrittura terapeutica all’ironia social


Il titolo del tuo libro: Non tutti meritano l’amore che ricevono, è forte, diretto e spezza l’idealizzazione classica del sentimento amoroso. Qual è stata la scintilla o l’esperienza che ti ha spinto a mettere nero su bianco una verità così complessa e spesso dolorosa?

Questo libro nasce da una ferita, ma anche dalla voglia di darle un significato. Per molto tempo ho creduto che amare significasse resistere, comprendere tutto, giustificare tutto e dare sempre una possibilità in più, poi ho capito che l’amore, quello vero, non dovrebbe consumarti né farti dubitare continuamente del tuo valore. La scintilla è arrivata quando mi sono resa conto che stavo dando amore a qualcuno che non era in grado di custodirlo, è stato doloroso accettarlo, ma anche incredibilmente liberatorio. Ho iniziato a scrivere senza l’intenzione di pubblicare un libro: avevo semplicemente bisogno di sopravvivere a quello che stavo vivendo. Ogni pagina era uno sfogo, una domanda, una risposta che ancora non riuscivo a darmi.Quando ho riletto quei testi, ho capito che non parlavano più soltanto di me. Raccontavano una realtà che tantissime persone vivono in silenzio. È lì che è nato Non tutti meritano l’amore che ricevono: non come un’accusa, ma come un promemoria. L’amore è prezioso e non dovrebbe mai essere dato per scontato.

Nel testo affronti temi delicati come la dipendenza emotiva e il rischio di annullarsi per qualcuno che non sa custodire l’amore che riceve. Secondo te, qual è il primo segnale d’allarme che dovrebbe farci capire che stiamo confondendo l’amore con un sacrificio continuo di noi stessi?
⁃ Credo che il primo campanello d’allarme sia quando inizi a perdere te stesso pur di non perdere l’altra persona. Succede in modo quasi impercettibile: smetti di dire quello che pensi per evitare discussioni, metti sempre i bisogni dell’altro davanti ai tuoi, ti senti in colpa ogni volta che provi a chiedere rispetto o attenzioni. A un certo punto non ti chiedi più “Sono felice?”, ma “Sto facendo abbastanza perché questa persona resti?”. Quando il tuo benessere dipende esclusivamente dall’umore, dalle scelte o dalla presenza di qualcun altro, non stai più vivendo un amore sano. L’amore richiede impegno, certo, ma non dovrebbe chiederti di rinunciare alla tua dignità.


Nella tua presentazione accenni a una personalità ironica, quasi opposta a quella intima e profonda che emerge dalle tue pagine. In che modo questa tua “personalità multipla” e l’ironia ti aiutano a bilanciare la densità emotiva della scrittura e a relazionarti con la tua community?

L’ironia è sempre stata una forma di sopravvivenza. Chi mi segue sui social vede una parte di me che ama scherzare, creare meme, sdrammatizzare e trovare un sorriso anche nelle giornate più pesanti, non è una maschera: sono davvero così. Allo stesso tempo esiste una parte di me molto sensibile, che sente tutto in maniera amplificata e che trova nella scrittura il modo migliore per esprimersi. Per anni ho pensato che queste due versioni di me fossero in contraddizione, oggi invece credo che si completino. La mia community mi conosce in entrambe le sfaccettature. C’è chi arriva per una battuta e resta perché si ritrova in un pensiero più profondo, e c’è chi scopre il libro e poi si sorprende nel vedere che dietro quelle pagine c’è anche una ragazza che ama ridere. Credo che sia proprio questo a rendere autentico il rapporto con chi mi segue: mostro tutte le mie sfumature, senza fingere di essere sempre forte o sempre fragile.


Tu definisci la scrittura come un rifugio per trasformare la fragilità in forza, con l’obiettivo di far sentire il lettore meno solo. Durante il processo di stesura del libro, c’è stato un capitolo o un momento in cui tu stessa ti sei sentita particolarmente vulnerabile o, al contrario, profondamente liberata?

Ci sono stati diversi momenti in cui ho dovuto fermarmi perché scrivere significava rivivere emozioni che credevo di aver superato. La parte più difficile è stata essere completamente sincera. Non con i lettori, ma con me stessa. Ammettere di aver accettato situazioni che oggi non accetterei più non è stato semplice, è stato come guardarmi allo specchio senza filtri. Non c’è un capitolo in particolare che mi ha resa particolarmente vulnerabile in quanto lo è stato, praticamente, l’intero libro. Tutti i punti che tocca e approfondisce sono un viaggio interiore che non tutti riescono a intraprendere.


Nella tua frase finale lanci un bellissimo invito a riconoscere il proprio valore e a rimettersi al centro. A chi si trova oggi in un legame che fa male e non trova il coraggio di uscirne, quale primo passo fondamentale consigli di fare per iniziare a scegliere se stessi?

Il primo passo è smettere di cercare continuamente una giustificazione per chi ci fa soffrire e iniziare ad ascoltare quello che proviamo davvero. Spesso restiamo perché abbiamo paura della solitudine, del cambiamento o dell’idea di dover ricominciare da capo, ma c’è una solitudine ancora più dolorosa: quella che si prova accanto a qualcuno che non ci vede davvero. Vorrei dire a chi sta vivendo questa situazione che scegliere se stessi non significa smettere di amare, significa iniziare ad amare anche la persona che ogni mattina ci guarda dallo specchio. Meritiamo un amore che ci faccia sentire al sicuro, ascoltati, rispettati. Se per ottenere l’amore di qualcuno dobbiamo continuamente rinunciare a noi stessi, allora non stiamo perdendo una relazione: stiamo perdendo noi. E nessun amore vale un prezzo così alto.

Olimpia Ambrosio di Forio


Intervista ad Olimpia Ambrosio: Dalla scrittura terapeutica all’ironia social

Redazione The Digital Moon

Social The Digital Moon | Leggi altri aritcoli qui.

https://www.instagram.com/thedigitalmoon

Intervista ad Olimpia Ambrosio: Dalla scrittura terapeutica all'ironia social