Intervista a Filippo Tordella: Dalla porta di calcio al sogno
Intervista a Filippo Tordella: Dalla porta di calcio al sogno
Com’è nato il tuo amore per il ruolo del portiere dopo aver iniziato a giocare “come tutti” fuori dalla porta?
È nato così per caso, vedevo come agli altri compagni che giocavano in porta volavano ed alcune volte mi sarebbe piaciuto provare quelle sensazioni, avevo un compagno di squadra che stava in porta e lui voleva giocare in mezzo al campo allora parlandoci siamo andati dal mister e abbiamo chiesto se potevamo fare a cambio.
Le prime esperienze sono state terribili a l’inizio ti cambia proprio tutto da quando stai in mezzo al campo, però poi dopo un po’ facendo allenamenti ed arrivata la prima partita non sono andato neanche troppo male. Poi da lì è stato un crescendo affettivo per questo sport ma soprattutto per il ruolo.
Quanto hanno contato le amicizie e le esperienze vissute grazie al calcio nella tua crescita personale?
Questo sport ti permette di fare tante conoscenze, però anche amicizie vere. Ti aiuta tanto a saperti rapportare con tante persone ed apriti ad alcune che leghi e porti avanti negli anni, poi essendo stato molto introverso da bambino penso sia stato molto importante per me questa fare questo sport di gruppo.
Diciamo che ti ci senti sempre con queste amicizie strette, e c’è un reciproco aiuto se ancora continuiamo a fare questo sport, poi con chi ha smesso si parla di tutto per alla fine l’importante è saper che uno non ci si perda per strada.
Qual è stato il momento più difficile durante il periodo in cui ti sei allontanato dal calcio per motivi familiari e per l’infortunio?
Il momento più difficile è stato proprio quando mi sono fatto male..sapevo che poteva essere qualcuno di importante poi a 18 anni non sapendo cosa fare, ed anche un po di paura magari se doveva esserci un’operazione, ho detto basta.
Poi in quell’estate, avendo avuto discussioni a casa presi e me ne andai a l’estero, sono stati anni a livello di esperienza molto utili personalmente però avevo sempre quel qualcosa che mancava..dopo un po’ sono dovuto tornare per forza per un grave problema per mia madre. Di conseguenza stando in Italia ogni tanto provavo a giocare però tra tenere sotto controllo la situazione di mamma lavoro e ovviamente il mio focus non era molto sullo sport soprattutto per l’età che avevo. Poi è arrivato un periodo dove avevo una ragazza a lato mio che mi ha aiutato molto, mi ha consigliato di operarmi prevalentemente appunto per l’età che avevo un recupero migliore e poi magari se volevo tornare a fare un po’ di sport e poter aiutare meglio mia madre per la situizone che aveva.
Cosa ti ha spinto davvero a rimetterti in gioco dopo l’operazione e le esperienze vissute all’estero?
La verità, credo sempre sia stata lì dentro, però ormai non ci credevo più, ti fai male all’età di 18 e poi ti operi quando ne hai 22 ed inizi il recupero senza esserti allenato per 4 anni, te cosa penseresti nella tua testa? “ Ma do vado!?”.
Però lavorando, avendo delle situazione a casa non semplici e non facendo uno sport che alla fine ami, uno ha bisogno di uno sfogo o momento suo per scaricare… Lavorando in un bar ho fatto una conoscenza, è stata pura casualità. Però ci siamo messi a parlare e tutto gli avevo fatto vedere dei vecchi video e mi aveva detto che ero bravo, e lì mi fa, “ perchè non ricominci?”.
Io non conoscendo nulla su come erano funzionava un recupero da quell’infortunio, non sapendo come trovare e rifarmi un nome nella mia città, uno penserebbe chi te lo fa fare? E invece è scattato una scintilla, che anche grazie al suo aiuto in quel periodo, mi sono voluto rimettere in gioco. Quindi lavoravo molto, molto in quel periodo però la mattina prima di andare facevo tutto in palestra per rimettermi in forma, ed ogni mese visite di controllo per farmi dare l’ok dal ortopedica, anche lei fondamentalmente e soprattutto persona vera e di grande cuore, alla fine l’ok arriva, allora cerco con chi potermi allenare privatamente da portiere ovviamente e da lì si è ricominciato. È stata una sensazione bellissima ma anche brutta perché non giocando e allenandoti da tanto tempo vedevo come si faticava anche nelle cose semplici..però faceva e fa parte del processo tutto ciò e va apprezza anche questa parte.
Quanto è stato importante il progetto della Social Football Academy nel tuo percorso fino all’esperienza calcistica a San Marino?
Allora dopo un’esperienza di 6 mesi in Germania, non andata benissimo per infortuni, torno in Italia.
Da li ero tornato un po’ demoralizzato sinceramente, perché c’era stato un accordo per prolungare però dopo è saltato tutto. Quindi lavorando nel mentre a Roma torvo e alla ricerca di squadra ne trovo una, però è stato un anno fermo in pratica, ho giocato una partita sola, però ero rimasto li prevalentemente per il mister dei portieri, grande persona e soprattuto brava ad allenare. Nel mentre avevo trovato una palestra dove avevo fatto la seconda riabilitazione dopo la Germania ed ho iniziato a spingere forte, oltre ad essere un grande personal è stata ed ancora tutt’oggi una grande persona. Mentre quest’anno stava finendo su Instagram vedo questo progetto della Social Football Academy, e prende la mia attenzione.
Scrivo ed il CO Andrei Cosma mi spiega tutto il progetto, fa un raduno i primi di luglio valuta tutti i ragazzi che provano ed i migliori secondo criteri di meritocrazia, come ormai nel calcio italiano dai dilettanti ma anche purtroppo nei professionisti non è più così, li porta a fare amichevoli con squadre professionistiche ed anche primavere. Da lì mi sono convinto a provare ed è stata una bella esperienza quell’estate soprattutto per aver fatto altre amicizie che in questi anni vanno avanti e ci si sente spesso! Detto ciò al primo raduno ancora nulla, poi non me la sarei anche sentita di andare un’altra volta fuori dopo la Germania, perché mia madre purtroppo non stava bene..
Quindi torno a Roma, nel mentre rimanendo sempre in contatto con la Social, tra lavoro ed altre vicende personali. Comunque durante l’anno spingo per allenarmi bene da solo ed incontro un’altra persona fondamentale nel percorso, Alessio Giorgi, grande professionista ma ancor di più come persona. Ci prepariamo per arrivare al raduno ed amichevoli estive con la social, mi indirizza dove andare a fare fisioterapie e tutto, per appunto arrivare bello pimpante e carico. Arriviamo a luglio passato, iniziamo amichevoli a destra e sinistra, nuove e vecchie amicizie che si riuniscono per far vedere con la prima squadra social al mondo che età livello in cui ti trovi a giocare, puoi gicaterla con tutti e soprattutto con società attrezzate e giocatori che fanno solo quello per lavoro! Un sogno!
Quindi la mia estate va bene, ed Andrei mi dice che c’è una possibilità per una squadra a San Marino, vado provo e da lì quest’anno è iniziata quest’avventura! Grazie ad un progetto social, mi ha dato l’opportunità di rimettermi in gioco al di fuori dell’età o livello da cui si parte.
Filippo Tordella
Intervista a Filippo Tordella: Dalla porta di calcio al sogno
Redazione The Digital Moon
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