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INTERVISTA A VINCENZO NICOLAO: LA LOTTA CULTURALE

INTERVISTA A VINCENZO NICOLAO: LA LOTTA CULTURALE

BISOGNA FAR FLUIRE LE EMOZIONI IN ARTE, PRIMA CHE L’EMOZIONE UMANA DIVENTI RABBIA

NON UNA SEMPLICE INTERVISTA, UNA VERA RIFLESSIONE A DUE SUL PASSATO, PRESENTE E FUTURO DELL’ARTE, DEL CINEMA E DELL’UMANITA’ A 360 GRADI.

IL CONCETTO DI VINCENZO è UN INNO ALL’ARTE LIBERA. UNA LOTTA CULTURALE CONTRO IL SISTEMA

Erano anni che non mi capitava uno scambio culturale di questo livello. Doveva essere un’intervista a un cineasta, come di consueto. Tuttavia le parole hanno iniziato a fluire senza meta, dall’Arte alla politica, passando per l’economia e il delirio di onnipotenza dell’essere umano. Due ore di chiacchierata intensa, filosofica, coinvolgente. Una stretta di mano iniziale che è diventato un abbraccio tra due anime sensibili. Perchè al di là del ruolo di sceneggatore e regista, Vincenzo Nicolao è sopra ogni cosa un’anima dalla sensibilità acuta, e nel suo sentire sà di dover combattere per una precisa causa.

INTERVISTA A VINCENZO NICOLAO: LA LOTTA CULTURALE

Stiamo perdendo la nostra individualità umana?

Nel cinema degli anni 90 si faceva riferimento a un possibile futuro distopico, comandato da macchine senzienti, da luci al neon abbaglianti e da un malessere condiviso dall’umanità intera. La perdizione dell’identità umana come rappresentazione dell’uomo post 2000. Quel cinema è stato lungimirante. Tutto è esattamente lo specchio di quei film premonitori.

Credi che l’AI arriverà a sostituire l’uomo anche nell’Arte, e in questo preciso argomento, nel cinema?

Una macchina non può eguagliare l’emozione umana. La macchina agisce secondo calcoli matematici. La matematica non ha emotività.

Però, se ci pensi, l’Universo intero è riconducibile alla matematica. Un + e un – non sono altro che maschile e femminile, un cavolfiore è uno spettacolo di frattali, le galassie sono spirali, le forme sono geometrie che seguono Fibonacci ecc… Capisci il senso del mio quesito, no?

Assolutamente, sì! La matematica è la struttura basica su cui si erge una realtà. Una realtà che per quanto sia tangibile per i nostri sensi, può comunque rivelarsi relativa. Einstein ne fu il paladino di questa teoria. Entrando nel particolare, se pensiamo a una sceneggiatura, possiamo relegare il compito all’AI, eppure non avrà mai quella intensità che uscirebbe dalla mente e dal cuore di un essere umano. La matematica può essere creatrice, ma non ha poesia.

Sono d’accordo. Eppure un tramonto, un cielo stellato, un fiore, non sono anch’essi poetici ai nostri occhi?

Come darti torto. Noi attingiamo da quello che già esiste per poter elaborare un progetto artistico. Il sentimento a un tramonto siamo noi a consegnarlo, siamo noi esseri umani a sentire la poetica di un elemento matematico. Un intelligenza artificiale non saprebbe riconoscere una poetica dolce alla base di un fiore da quella straziante di una lacrima.

Siamo di nuovo in accordo. Tornando a quei film anni 90, spesso l’idea delle macchine era distopica. L’immaginario voleva a tutti i costi che l’AI si rivoltasse contro l’uomo per assumerne il controllo. Pensi che si possa arrivare anche a questo?

Io ho più paura dell’essere umano che dell’AI. L’AI è un derivato dell’uomo, è come un allungamento di un arto che arriva dove esso non può estendersi. Fa parte dell’uomo la cattiveria, la gelosia, l’odio, la brama di potere… Abbiamo progettato dei droni, essi possono essere utili alle inquadrature di un film, ma possono anche uccidere. Le macchine possono essere degli aiuti artificiali, come dei mostri pronti alla guerra. Oggi le stiamo usando soprattutto per le guerre. Pensa a Gaza, l’Ucraina ecc…

Che altro ti spaventa del mondo di oggi?

Temo l’indifferenza che vaga tra le menti dei più giovani. Mi spaventano i ragazzi che non hanno il coraggio di mettersi in gioco.

Eppure, uscendo dal cinema per un istante, penso alla musica… quanti ragazzi stanno sfondando e diventando famosi?

Sì, è indubbio. Ma la qualità è pressochè mediocre se si pensa alla musica di anni fa. Sono prodotti in scatola, che seguono un certo schema, e questo schema è voluto da chi ha il potere di farti emergere. Un tempo gli artisti si univano per essere liberi e combattevano contro il sistema dell’arte, in ogni suo campo. Musica, pittura, cinema, teatro… oggi c’è solo arrivismo ed egocentrismo. Se io riesco a salire la vetta e tu, magari più talentuoso, rimani in basso, me ne frego altamente.

Insomma bisognerebbe unirsi per combattere il sistema e uscire dall’omologazione di un Arte preconfezionata?

Io ne sono convinto, una lotta armata. Armata di cultura.

Una sorta di ritorno agli anni di piombo, ma con l’ausilio dell’AI. Potrebbe essere utile.

Ripeto, l’intelligenza artificiale è solo una protesi umana. La si può usare per uccidere, o come ausiliaria nel creare bellezza e libertà. Ma prima di tutto dobbiamo unire noi, esseri umani, le nostre forze, le nostre menti, i nostri cuori e su tutto le nostre idee. Solo così possiamo eliminare la censura, l’abolizione culturale nel quotidiano e nel sociale, e la tremenda lotta individualista. L’Arte è di tutti ed è per tutti. Non si può relegare un energia così potente a un solo individuo, per questo viene spremuta fino a che ne rimanga un sottoprodotto puramente di commercio.

Come smuovere tutto questo?

Ci sono due grandi limiti. Il primo è prettamente economico, e il secondo, che è una sorta di derivazione, è il cognome che si ha. Se non sei figlio di qualcuno è molto complicato emergere, e ugualmente se non hai un gruzzolo da investire nel tuo progetto. Aggiungiamoci che adesso ci hanno letteralmente tagliato le gambe. Pensa che il CORTOMETRAGGIO è stato abolito dai finanziamente pubblici.

Quindi l’idea è che tanti piccoli nessuno, accomunati dal talento, si uniscano per divenire un grande qualcuno?

Assolutamente sì. Questo è un periodo in cui siamo in battaglia e gli artisti nemmeno se ne rendono conto. È proprio dalle crisi che nascono i movimenti di lotta artistica, se pensiamo al passato. Bisogna dare un freno all’egocentrismo, abbiamo bisogno gli uni degli altri. Perchè la competizione è giusto che esista, ma non in questo modo. Oggi la competizione è troppo sbilanciata, non c’è niente di equo.

Gli artisti devono lottare per la propria libertà iniziando a liberare prima loro stessi. Questo è il tuo messaggio?

Sì, anche perché tornando all’inizio del discorso, se un artista, che è un essere umano, non raggiunge il suo scopo inizia a stare male. Ne deriva la frustrazione, e poi l’odio. Tutta questa energia negativa, invece, dovrebbe essere usata come vettore per la creatività. Se tutti siamo infelici, le probabilità che l’energia divenga rabbbia sono alte.

Qual è il tuo regista preferito?

Quello che ancora deve arrivare!

E con questa ultima meravigliosa risposta salutiamo il nostro Vincenzo Nicolao, che ci ha promesso di restare in contatto con noi per gli sviluppi del suo nuovo progetto. Un cortometraggio che prenderà il via a dicembre del 2025.

INTERVISTA A VINCENZO NICOLAO: LA LOTTA CULTURALE

Dany D. Darko

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