Intervista a Trusty: Dal club alla scena internazionale
Intervista a Trusty: Dal club alla scena internazionale
Hai iniziato giovanissimo a produrre e a coltivare la tua passione per la musica: quali sono stati gli elementi – personali o culturali – che hanno contribuito maggiormente a definire la tua identità sonora?
ll primo elemento fondamentale è stata sicuramente l’influenza di mio padre, appassionato di batteria e di musica in generale. Sono cresciuto ascoltando la musica che ascoltava lui, anni ’70 e ’80, oltre a tanta musica dance. Proprio grazie a lui ho iniziato a suonare la batteria da bambino. Ma ciò che mi ha avvicinato davvero al mondo del DJing è stato accompagnarlo in alcune esibizioni nei club di Napoli e provincia con le sue band: restavo letteralmente ipnotizzato ad osservare il DJ che suonava dopo il loro live. Da lì è nata una vera curiosità per quel mondo.
Hai lavorato con artisti di grande rilievo, da Luchè a Guè Pequeno fino a Coco. Qual è stata la collaborazione che più ti ha trasformato come artista e cosa hai imparato da quei momenti in studio?
Penso che ogni collaborazione arricchisca artisticamente, ma quelle che mi hanno insegnato di più sono state in particolare le sessioni in studio con Luchè e Coco. Con loro ho capito che l’unica vera “ricetta” per arrivare alle persone è essere se stessi e fare ciò che si ama davvero. Ci saranno sempre persone a cui non piacerà quello che fai, ed è normale: fa parte del percorso e della vita in generale. Non si può piacere a tutti, né si può costringere qualcuno a restare ad ascoltare.
Il successo di “Le pietre non volano”. Questo brano ha rappresentato uno snodo importante nella tua carriera, ottenendo la certificazione di platino. Cosa ricordi della sua nascita e come ha influenzato la tua crescita professionale?
Ricordo che ho prodotto il beat di “Le pietre non volano” in un momento in cui mi sentivo mentalmente molto scarico, ma nonostante tutto ho trovato la forza di portare a termine la traccia nel miglior modo possibile. Fu Coco a suggerirmi di farla ascoltare a Luchè, che stava chiudendo il suo disco “Dove volano le aquile”. A Luchè piacque subito e ci adattò un testo che aveva già scritto.
La certificazione di platino è stata una soddisfazione enorme: anni fa la sognavo e riuscire a realizzarla è stato incredibile. Ma non bisogna mai smettere di sognare. È proprio continuando ad andare avanti nei momenti più difficili che si riesce davvero a vincere.
Ti sei esibito nei party più seguiti in Italia e hai portato la tua musica anche all’estero. Come cambia il tuo approccio quando ti trovi davanti a pubblici e contesti così diversi?
In realtà il mio approccio non cambia mai. Cerco sempre prima di tutto di divertirmi e, di conseguenza, di far divertire ed emozionare chi ascolta i miei set e la mia musica. Che ci siano 20 persone o 2.000, l’energia e la voglia sono sempre le stesse.
I tuoi remix – da Tyla fino a Kanye West e Ty Dolla Sign – hanno risuonato in radio e festival internazionali. Qual è, secondo te, la chiave per creare un remix capace di superare i confini nazionali e catturare l’attenzione della scena worldwide?
La chiave, per me, è sempre quella di divertirsi durante la fase di creazione. Nella musica, se ciò che fai emoziona prima di tutto te stesso, difficilmente stai sbagliando.
Spesso ragazzi emergenti mi chiedono come ottenere più ascolti, al di là delle promozioni. La mia risposta è sempre la stessa: creare musica in modo vero, divertendosi ed essendo il più possibile originali. Tutti cercano di costruire la “hit”, ma spesso la vera hit è proprio la traccia che meno ti aspetti. Meglio non aspettarsi nulla e lasciare che la musica trovi la sua strada da sola.
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Redazione The Digital Moon
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