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Intervista a Salvo Ognibene: Giornalista e sommelier

Intervista a Salvo Ognibene: Giornalista e sommelier

Dal diritto alla comunicazione del vino: quali sono stati i passaggi chiave che hanno segnato questa trasformazione professionale?

Sono cresciuto a Menfi, in un luogo bellissimo sul mare e circondato da vigneti. Ho studiato giurisprudenza a Bologna e per anni mi sono occupato di temi molto diversi ma il vino è sempre rimasto il mio compagno di viaggio. Il passaggio decisivo è stato il ritorno in Sicilia e l’opportunità, un po’ casuale e un po’ cercata, di iniziare a lavorare in una grande cantina occupandomi di comunicazione. Mi avevano chiesto se avessi qualcuno da segnalare qualcuno… e io mi sono proposto da solo. Da lì non sono più tornato indietro. Ho capito che potevo unire scrittura, territorio e passione. In fondo, quella che sembra una “trasformazione” era solo un ritorno alle radici.


In che modo l’esperienza come sommelier, degustatore e giudice internazionale ha influenzato il tuo approccio alla comunicazione e all’ufficio stampa?

Essere sommelier e lavorare realmente in sala ti cambia la prospettiva. Ti costringe ad ascoltare cosa vuole davvero il consumatore, cosa lo emoziona, cosa non funziona, quali parole sono utili e quali diventano solo tecnicismi per addetti ai lavori. Il mondo del vino è spesso autoreferenziale, rischiamo di parlare solo tra noi. L’esperienza pratica, invece, ti mantiene con i piedi per terra: capisci che il vino non è solo analisi sensoriale, ma emozioni, ricordi, desideri.
Quando comunico un’azienda o un vino cerco sempre di portare questo approccio “umanista”: raccontare storie, non schede tecniche; ascoltare il territorio, non sovrapporre un linguaggio artificiale; essere chiari, non elitari. E l’esperienza nei concorsi e nelle degustazioni internazionali mi aiuta a vedere le cose con uno sguardo più largo, meno provinciale.


Qual è, oggi, secondo te, la sfida principale per le aziende vinicole nel comunicare il proprio valore?

La vera difficoltà, oggi, è distinguersi senza perdere identità. La tendenza è inseguire il mercato – lo spumante, il low alcohol, la moda del momento – ma il rischio è perdere il racconto di ciò che rende unico un territorio. La sfida è trovare un equilibrio: essere contemporanei senza diventare omologati. Comunicare senza urlare. Mostrare il valore senza semplificarlo.


Che ruolo ha il marketing digitale nella promozione del vino e quali strumenti ritieni davvero imprescindibili?

Il digitale è fondamentale, ma non può sostituire la relazione umana. Oggi più che mai bisogna essere dove sono le persone: nelle community, piccole o grandi che siano, spesso ibride, tra online e offline. l digitale funziona quando è autentico. Non può inventare valore: può solo amplificarlo.


Dopo cinque libri pubblicati, cosa ti spinge ancora a scrivere e quali nuovi progetti editoriali hai in mente?

Scrivo perché è il mio modo naturale di relazionarmi con il mondo. La scrittura è un ponte: tra passato e presente, tra territori e persone, tra me e ciò che vivo ogni giorno. Ogni libro è nato da una necessità: raccontare un tema che non trovavo spiegato altrove o che aveva bisogno di una voce diversa. E questa necessità non è mai cessata.


Per quanto riguarda i progetti futuri, sto lavorando a nuove idee che uniscono territorio, identità siciliana e vino, ma anche a un progetto più narrativo, meno tecnico. Il mondo del vino ha ancora infinite storie da raccontare, e io ho ancora voglia di farle emergere.


Intervista a Salvo Ognibene: Giornalista e sommelier

Redazione The Digital Moon

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