Yodis: La voce di chi documenta prima che esploda
Yodis: La voce di chi documenta prima che esploda
Da Senigallia a Milano: cosa ha acceso la scintilla che ti ha spinto a entrare nel rap game?
Ho iniziato la mia carriera da YouTuber con un amico: volevamo costruire un business insieme e abbiamo iniziato con il gaming. Poi lui ha lasciato, ma io ho continuato perché mi divertivo. Il rap l’ho sempre seguito, già da quando esplodeva la Dark Polo Gang, anche se ascoltavo roba più “classica” tipo Noyz Narcos, Fabri Fibra, Guè Pequeno, Marracash. La scintilla è nata proprio lì: tra la voglia di creare qualcosa e la passione per questo genere.
Quando hai capito che YouTube poteva diventare una vera piattaforma per la tua visione creativa?
È stato un processo graduale. Quando ho iniziato a ricevere i primi feedback positivi, i commenti, ho capito che c’era del potenziale. Quando poi sono iniziate le prime chiamate da Milano per interviste e collaborazioni, ho realizzato che la mia visione poteva davvero prendere forma su larga scala.
Cosa ti ha spinto a partire proprio dai dissing? Era strategia, passione o entrambe?
All’inizio è nato tutto dal divertimento. Era un format nuovo, fresco, che mi incuriosiva e mi divertiva. Certo, c’era anche un po’ di strategia dietro, ma tutto è partito con naturalezza dalla passione. Ero ancora a scuola e mi ispiravo molto a ciò che vivevo quotidianamente.
Che impatto ha avuto la tua serie sui dissing nel tuo posizionamento nella scena?
Magari parlare di “posizionamento” è un po’ eccessivo, ma sicuramente mi ha fatto conoscere. Portavo tanti video, con costanza e regolarità. Durante il Covid le mie serie sono state pompate tantissimo, molta gente mi ha ringraziato. È stato il trampolino che mi ha permesso poi di passare a contenuti più seri come interviste e reportage.
Collaborare con nomi come Jamil, Young Rame e Laioung: come si costruisce credibilità in un mondo così competitivo?
Secondo me la credibilità nasce dall’essere se stessi. Non ho mai seguito schemi o imposto maschere. Chi ha voluto collaborare con me l’ha fatto perché sono serio, genuino e sincero. Se porti contenuti di qualità ed esprimi la tua vena creativa con autenticità, il resto viene da sé.
Cos’hai imparato lavorando fianco a fianco con artisti così diversi tra loro?
Ho imparato che ognuno ha la propria visione del mondo, dettata dalle esperienze personali. Anche se le cose non vanno sempre come speri, non bisogna prenderla sul personale. È importante saper cogliere sia il bello che il difficile da ogni incontro.
Come descriveresti lo stile Yodis, in tre parole?
Unico, autentico, genuino.
Cosa rende i tuoi contenuti diversi da quelli degli altri creator o media di settore?
Molti seguono un copione, come se esistesse un “manuale del creator”. Io no. Ho sempre cercato di distinguermi, proporre format originali, non omologarmi. Ho una vena creativa che coltivo fin da giovane e questo mi ha sempre guidato.
Quanto conta per te l’autenticità nei contenuti e nel modo di raccontare gli artisti?
Tantissimo. Per me ogni intervista è un confronto umano, non idolatro nessuno. Voglio che sia tutto vero, spontaneo. Questo mi permette di creare un rapporto vero con gli artisti, e spesso loro si aprono molto con me, condividendo aneddoti e storie che valorizzano il loro percorso.
Cos’è per te l’underground oggi in Italia? E cosa manca ancora per valorizzarlo?
Manca Yodis, nel senso di una figura che faccia da collante tra i big e gli emergenti. I big spesso spingono altri big o emergenti per convenienza. I magazine amatoriali invece prendono un po’ tutti senza reale criterio. Serve qualcuno che dia spazio per vero valore, non per strategia.
Come nasce Euro Underground e che visione c’è dietro il progetto?
Nasce da me e OTG, mio amico e socio. Lui caricava i pezzi degli emergenti sul suo canale, poi ha smesso e ho deciso di riprendere io il progetto portandolo a un livello superiore. Da lì sono nate tante opportunità: reportage, progetti ancora inediti… Euro Underground è diventato un vero contenitore creativo.
Cosa ti ispira nel creare nuovi format? Parti da un vuoto che vedi o da qualcosa che vorresti guardare tu per primo?
Un po’ entrambi. Mi ispiro a ciò che mi manca come spettatore, ma anche a intuizioni che mi nascono vivendo. Ho bisogno di energia, sto spesso a contatto con la natura, faccio sport… tutto questo mi aiuta a trovare idee forti. Non potrei creare se fossi chiuso in studio tutto il tempo.
Che tipo di talento cerchi quando racconti un nuovo artista?
Cerco unicità. Non mi interessa chi segue i trend, ma chi porta qualcosa di completamente diverso. Un esempio è Nox: siamo stati i primi a intervistarlo, prima che venisse riconosciuto da Fabri Fibra, Geolier, Rose Villain. Mi piace chi arriva come un fulmine a ciel sereno.
C’è una storia o un reportage che ti ha toccato particolarmente o cambiato la prospettiva?
Sicuramente quello con Baby Gang e Morad. Conoscevo Baby Gang da quando era agli inizi e vederlo riconoscente, sincero, diretto, mi ha colpito. Ha dimostrato che si può arrivare in alto restando fedeli a se stessi e senza dimenticare chi ti ha supportato all’inizio.
Dove vedi Yodis e Euro Underground tra tre anni? Media house? Label? Qualcosa di completamente diverso?
In questi tre anni puntiamo a consolidarci: pubblicheremo tutto il materiale accumulato, con uno stile nuovo, curato, maturo. L’obiettivo è arrivare ai 100k iscritti, poi aprire una vera e propria casa di produzione. Farò lavorare con me gente forte nel video, 3D, grafica. Questo è il primo passo, poi si vedrà.
Yodis: La voce di chi documenta prima che esploda
Redazione The Digital Moon
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