Intervista a Sabrina: La mia pratica di Yoga
Intervista a Sabrina: La mia pratica di Yoga
Qual è stata la tua prima esperienza con lo yoga e come ha influenzato il tuo percorso personale?
La mia prima esperienza con lo yoga è arrivata in un momento molto delicato della mia vita. Mi era stato suggerito per aiutarmi con gli attacchi di panico che in quel periodo mi terrorizzavano. È quasi ironico pensare che, prima di iniziare, la frase che dicevo sempre era: “Io non farò mai yoga.”
E invece è stato proprio lo yoga a trovarmi quando ne avevo più bisogno. All’inizio mi sono avvicinata con scetticismo, quasi per necessità. Ma già dalle prime pratiche ho sentito qualcosa cambiare: quando salivo su quel tappetino stavo bene.
Lo yoga mi ha insegnato a non scappare dalle sensazioni, ma ad attraversarle. È stato un punto di svolta: da strumento per gestire l’ansia è diventato un cammino di trasformazione personale, di ascolto e di riconnessione profonda con il mio corpo e le mie emozioni.
Oggi insegno anche per questo: perché so cosa significa sentirsi persi e scoprire che dentro di noi esiste uno spazio di calma che aspetta solo di essere ritrovato.
In che modo i vari stili di yoga che insegni (Hatha, Vinyasa, Yin, Yoga Nidra) arricchiscono la tua pratica e quella dei tuoi allievi?
Ogni stile che insegno ha un linguaggio diverso e complementare. L’Hatha mi aiuta a radicarmi e a comprendere le basi del corpo; il Vinyasa mi connette al respiro in movimento, fluido e creativo; lo Yin è un invito alla calma profonda, al lasciar andare e alla presenza; Yoga Nidra, infine, apre uno spazio interiore di ascolto e rigenerazione profonda.
Per i miei allievi, questa varietà significa poter esplorare il corpo e la mente da più angolazioni, trovando ciò di cui hanno bisogno in quel momento, e imparare che lo yoga non è solo postura, ma esperienza, respiro ed energia.
Puoi condividere un momento significativo durante le tue Cerimonie del Cacao o della Luna e l’impatto che ha avuto sui partecipanti?
Ricordo una Cerimonia del Cacao, dove la condivisione è diventata così intensa che tutti si sono ritrovati a piangere e dopo a ridere insieme, completamente liberi di sentirsi. Una partecipante mi ha detto dopo che per la prima volta sentiva davvero di essere ascoltata e accolta nel suo dolore e nella sua gioia.
Momenti come questi sono magici: il cacao diventa catalizzatore, la luna specchio delle emozioni e io solo guida delicata in un’esperienza di apertura e guarigione. Vedere fluire emozioni così intense nei partecipanti è ciò che rende il mio lavoro così potente e significativo. E per questo posso solo provare immensa gratitudine.
Come integri il concetto di ascolto e presenza nella tua pratica e insegnamento quotidiano?
Per me, ascolto e presenza non sono solo parole, ma un modo di vivere. Durante le lezioni, osservo il respiro, le tensioni del corpo, le emozioni che emergono. Non dò solo istruzioni, ma creo spazi in cui gli allievi possano sentire e riconoscere se stessi.
Nella vita quotidiana, porto lo stesso atteggiamento: ascolto senza giudizio, attenzione ai piccoli segnali, accoglienza verso ciò che sento e ciò che gli altri portano. È un lavoro continuo, ma incredibilmente gratificante, perché rende ogni momento più autentico e pieno.
Quali sono le formazioni o esperienze che hai acquisito nel tempo e che consideri fondamentali per il tuo approccio allo yoga?
Oltre alla formazione tradizionale in Hatha e Vinyasa, ho approfondito Yin Yoga e Yoga Nidra, che hanno rivoluzionato il mio approccio alla pratica interiore. Ultimamente sto sperimentando l’embodiement che ha trasformato enormemente il mio modo di praticare e insegnare, si parte col sentire col corpo, prima di tutti il resto. Ho partecipato a ritiri, cerimonie e workshop con insegnanti di diverse tradizioni, e ogni esperienza ha lasciato una traccia indelebile.
Credo fermamente che ciò che rende un insegnante autentico sia non solo la tecnica, ma la capacità di connettersi con l’energia degli allievi, di percepire e accompagnare i loro processi interiori. Le mie esperienze più profonde restano sempre quelle vissute sul campo, nel contatto diretto con le persone e con la natura, perché è lì che lo yoga diventa vita vera.
Sabrina Giordano
Intervista a Sabrina: La mia pratica di Yoga
Redazione The Digital Moon
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