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Intervista a Gabriele Fanelli: La magia multidisciplinare

Intervista a Gabriele Fanelli: La magia multidisciplinare

Fisica, Astrofisica, Pianoforte e Magia: a prima vista sembrano mondi lontani. In che modo, invece, dialogano tra loro nel tuo modo di pensare e di stare sul palco?

Ho sempre visto questi ambiti di studio non come semplici interessi, ma come una naturale conseguenza del mio modo di essere. Studiare l’Universo e i suoi complessi enigmi soddisfa la tendenza ad espandere orizzonti e sfamare una costante curiosità, osservando e usando la matematica.

Dedicarsi alla musica invece risponde a un bisogno interno, più umano e meno immediato; è un modo di esprimersi ricco di straordinaria bellezza, aver potuto conoscere e studiare la musica è per me segno di grande privilegio.

La magia invece è una pura passione che manifesta la voglia di divertirsi e di interagire con gli altri, stupirli e raccontare loro qualcosa di nuovo. Quando mi esibisco racconto il mio modo essere e ciò che mi ha portato fin qui, in quel momento si dà vita a ogni parte di Gabriele, non c’è contrasto, ma una naturale complicità che spesso porta ad interessanti alchimie.


Sei partito come un prestigiatore molto tecnico ed elegante, per poi abbracciare sempre di più una dimensione comica e ironica. Cosa ha innescato questo cambiamento e cosa ti dà oggi l’umorismo che la “pura tecnica” non ti dava?

Maturare nella crescita artistica richiede cambiamenti. Essi sono sempre il risultato di esperienze, studio e input esterni, pur rimanendo coerenti con la propria essenza e personalità.

Ricordo una conferenza del mago Sergio Starman, salito due volte sul podio del campionato del mondo di magia: alla fine della conferenza mi avvicinai e, quasi per gioco, gli chiesi come si potesse vincere una competizione del genere.

Lui mi rispose di getto: “Vuoi vincerla anche tu?” , al che rimasi spiazzato e, ancor prima di trovare una risposta sensata, mi riportò nella sala conferenze tenendomi più di tre ore. Non fu una lezione di magia, ma un vero insegnamento di presenza scenica e personalità (con tanto di lavagna), mirato ad esprimere chi fossi e chi volessi rappresentare.

Ognuno di noi porta sul palco sé stesso, e così ho capito di non poter esprimere solo il gusto per la maestria delle mani, ma anche il lato più goliardico della mia persona, ciò che mi ha sempre portato ad essere il giullare della classe o del gruppo di amici. Uno stimolo importante nasce anche dall’amicizia con il mago comico Andrea Paris: oltre a divertirmi moltissimo vengo costantemente attratto dalla sua ricca vena creativa, i momenti passati con lui sono per me più che preziosi.


Il close up richiede intimità, precisione e controllo totale dello spettatore, mentre il palco amplifica tutto. Come cambia Gabriele quando passa dalla magia a stretto contatto a quella da palco?

    Sono di fatto momenti che richiedono repertori, tempi e linguaggi molto diversi. Nel “Close up” lo spettatore è il prossimo diretto, il principale interlocutore che talvolta diventa parte integrante della magia, sostituendosi addirittura al mago; a differenza di quando viene chiamato a salire sul palco, lo spettatore qui è più naturale e meno intimorito, si ha quindi uno spontaneo confronto in cui si gioca con le persone, non esistono ruoli definiti.

    Nel palco lo spazio e il tempo hanno forme diverse, si richiede maggiore presenza e fisicità: una risposta completa del corpo e del linguaggio, oltre che effetti di magia più adatti alla distanza e alla scena. É proprio qui che emerge la possibilità di esprimere se stessi nella propria totalità.


    Hai vissuto due epoche dei social molto diverse: YouTube “artigianale” nel 2013 e TikTok iper-veloce e virale dal 2022. Cosa hai imparato da questo salto generazionale nel modo di comunicare e creare contenuti?

    Spesso si parla della differenza tra adesso e prima dei Social, è ovviamente immediato trovare evidenti differenze. Appare tuttavia meno d’impatto il confronto tra epoche del web vicine, ma che in realtà sorprende non poco: i Social in pochi anni hanno radicalmente cambiato le nostre modalità di approccio alla notizia e alla comprensione esterna a causa di tempi di visione ultra rapidi e sopratutto per l’assenza di una scelta attiva dei contenuti da guardare.

    Per un intrattenitore come me, ciò ha portato a creare video in una modalità più nitida, facile e immediata. Anche in queste condizioni possiamo però imparare molto: la brevità richiede necessaria efficienza e chiarezza espositiva, e questo è di fatto un lavoro stimolante.


      Guardando al futuro, tra carriera scientifica, insegnamento musicale e intrattenimento, ti immagini più come un fisico che fa magia, un musicista che comunica scienza o un intrattenitore che usa tutto il resto come superpotere?

      Domanda delle domande, allo stato attuale sto concludendo il mio percorso in magistrale, insegnando pianoforte e muovendomi nello spettacolo. Ad Aprile andrò in onda con il programma “Su il Sipario”, su canale Italia.

      Attualmente vedo davanti due idee principali: da un lato percorrere la via artistica dando spazio a ogni elemento possibile; mi piacerebbe infatti fare divulgazione e intrattenimento. Dall’altra invece una professione più legata al percorso tecnico-scientifico, arricchita da occasioni artistiche con musica e magia.


      Intervista a Gabriele Fanelli: La magia multidisciplinare

      Redazione The Digital Moon

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