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Intervista a Rebecca Bruni: La magia delle parole

Intervista a Rebecca Bruni: La magia delle parole


Milano, il profumo dei libri divorati fin da bambina, le letture di filosofia e la passione per la letteratura: come si incontra questo tuo background profondamente umanistico e la passione per la parola scritta con la scelta di raccontare proprio l’universo visivo e dinamico della moda?

Sono profondamente convinta che la parola sia un potente mezzo sinestetico, uno strumento capace di aggregare contenuti anche molto diversi tra loro. Nel mio caso, essendo appassionata di retorica e di moda, l’incontro tra scrittura e immagine è venuto da sé. Scrivere un testo che completi o arricchisca un’immagine è il mio compito e mi piace pensare che, attraverso i miei articoli, i lettori possano scoprire storie, curiosità e aneddoti.


Il tuo ingresso nel giornalismo di moda è iniziato per puro caso con una candidatura inviata dalla spiaggia a Elle, per poi proseguire attraverso le esperienze in Mondadori e Grazia, fino ad approdare a D la Repubblica. In che modo ciascuna di queste tappe ha contribuito a forgiare il tuo stile e a farti padroneggiare sia il linguaggio della carta stampata che quello dei social?

Fin da bambina volevo occuparmi di moda, ma non sapevo né come né dove. Gli studi che ho fatto e una buona dose di fortuna mi hanno aperto la strada. Ho iniziato scrivendo per Elle, poi sono passata al brainstorming e alla realizzazione di contenuti, prima per la pagina The Wom di Mondadori e poi per Grazia.

Oggi sono tornata alle origini e scrivo di moda e tendenze per D la Repubblica. Il mio è stato finora un percorso molto variegato, che mi ha dato tanto. Ho imparato le logiche dei social e allo stesso tempo ho affinato la mia dialettica, cercando di dare profondità ai temi di costume. Scrivere il copy di un post è diverso dallo scrivere un articolo e sono grata alle esperienze che ho fatto perché mi hanno insegnato a confrontarmi con entrambi. Per quanto riguarda il mio stile, posso dire che è in continua evoluzione. Prendo spunto dai colleghi che considero i migliori nel settore e che inconsapevolmente mi aiutano a migliorare ogni giorno di più.


Oggi racconti per D la Repubblica le ultime novità in fatto di stile, le tendenze del momento, i look delle celebrity e il design. Qual è la vera sfida quando si scrive di moda per un pubblico attento e giovane, riuscendo a mantenere sempre un punto di vista fresco, interessante e mai banale?

I lettori ti seguono per il taglio che dai all’articolo e per le curiosità che riesci a scovare riguardo a un look o a una tendenza. L’abito indossato da Amal Clooney a Como è semplicemente un abito, anche se stupendo. Eppure non tutti sanno che è un vintage di vent’anni fa. Lo stesso vale per la vera storia della Kelly o della Birkin di Hermès. La maggior parte della gente le vede solo come oggetti di lusso irraggiungibili. Spesso invece quello che c’è dietro un abito o un accessorio è molto più interessante di chi lo indossa.


Oltre al fashion, negli ultimi tempi hai unito la passione per la fotografia di luoghi e paesaggi alla scrittura gastronomica, collaborando con Scatti di Gusto e Chronic Gastronomes. Com’è nato questo colpo di fulmine per il food journalism e quanto è stimolante riuscire a “mettere in parole ciò che metti sul palato”?

Il colpo di fulmine è arrivato per puro caso. Leggevo spesso siti, blog e profili che parlavano di locali e ristoranti perché, oltre alla retorica, mi piace anche l’estetica e mi sono sempre divertita a scoprire spazi belli dove pranzare o fare colazione. A un certo punto mi sono detta “perché no? Sai scrivere, prova a farlo anche con il food”. E così ci ho provato.

Tradurre in parole ciò che metto sul palato è una sfida perché un piatto dev’essere prima di tutto assaporato e raccontarlo a chi quel piatto non l’ha mangiato può essere complicato. Qui entra in gioco il concetto di sinestesia di cui parlavo prima: il mio obiettivo è creare una connessione virtuale ma realistica tra ciò che il lettore vede e ciò che proverebbe seduto a tavola.


A quasi 29 anni hai già costruito un percorso eclettico che fonde editoria, digital e critica gastronomica. Quali sono i prossimi mondi che vorresti esplorare con la tua scrittura e cosa possiamo aspettarci dalle tue prossime avventure dentro e fuori Instagram?

Mi piacerebbe ampliare il ventaglio includendo anche il design e l’arte, due mondi che considero complementari ai temi che già tratto. E poi non nego che mi piacerebbe cimentarmi anche in qualche podcast… chi lo sa, magari sarà il prossimo step.

Rebecca Bruni|Ig: @rebeccabruni


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Redazione The Digital Moon

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