Intervista a Pietro: Il Mondo della Nightlife
Intervista a Pietro: Il Mondo della Nightlife
Pietro, com’è iniziato il tuo percorso nel mondo della nightlife e cosa ti ha spinto a intraprendere questa strada?
È iniziato tutto un po’ per curiosità e un po’ per passione. Frequentavo locali come tanti ragazzi della mia età, ma mi affascinava vedere cosa succedeva dietro le quinte. Un giorno ho deciso di provarci, di mettermi in gioco come promoter. All’inizio era un modo per conoscere gente e imparare, ma col tempo è diventato qualcosa di più: un lavoro e una responsabilità.
Quali sono stati i passaggi fondamentali che ti hanno portato da promoter a organizzatore di eventi?
Tanta costanza. All’inizio devi solo imparare e portare risultati, senza troppe pretese. Poi cresci, inizi a costruirti un team, a capire cosa funziona e cosa no. Quando inizi a pensare non solo a “portare gente”, ma a “creare esperienze”, lì fai il salto. La fiducia dei locali, le collaborazioni giuste e l’attenzione ai dettagli fanno la differenza.
Ci racconti i tuoi primi format: come sono nati e cosa li rende diversi dagli altri eventi a Roma?
I primi format sono nati ascoltando il pubblico e cercando di dare qualcosa che mancava. Non abbiamo mai puntato solo sulla quantità, ma sulla qualità dell’esperienza. Ogni format ha un’identità chiara: dalla musica alla location, fino al tipo di pubblico. Quello che li rende diversi è l’atmosfera: vogliamo che la gente si senta parte di qualcosa, non solo ospiti o clienti.
Quanto contano le collaborazioni con i tuoi soci DJ nella costruzione di un evento di successo?
Tantissimo. Un evento non è solo organizzazione o numeri: è anche anima, e i DJ danno quell’anima con la musica. Lavorare con persone che condividono la tua visione fa la differenza. I migliori eventi nascono quando c’è sintonia tra chi organizza e chi suona.
Tribal-House e Hard-Techno: perché avete scelto proprio questi generi per i vostri nuovi format invernali?
Perché volevamo uscire un po’ dagli schemi. Roma ha già tanta offerta commerciale, ma c’è un pubblico che cerca altro. La Tribal-House ha un’energia tribale e coinvolgente, mentre la Hard-Techno è pura potenza. Sono generi che creano comunità, ed è quello che ci interessa: costruire qualcosa che unisca le persone, non solo che le intrattenga.
Roma è una città piena di eventi: qual è la chiave per distinguersi e portare qualcosa di unico?
Essere autentici. Non serve copiare quello che già esiste. Serve capire chi sei, cosa vuoi proporre e per chi. La gente sente se c’è passione o solo business. La cura dei dettagli, la scelta del team, la comunicazione, la location… ogni cosa deve parlare lo stesso linguaggio.
Quanto è importante il lato organizzativo rispetto al lato creativo nell’ideazione di un evento?
Sono due facce della stessa medaglia. Puoi avere un’idea fighissima, ma se non la sai organizzare non funzionerà. E viceversa. Il segreto è trovare l’equilibrio: avere visione, ma anche struttura. Io ho capito col tempo che l’organizzazione è quella che ti salva quando qualcosa va storto.
C’è stato un momento o un evento che consideri una svolta nella tua carriera?
Sì, c’è stato un evento in particolare dove abbiamo fatto il sold-out in una location nuova, rischiando tutto. È stato un punto di svolta perché lì ho capito che il pubblico si fidava di noi, ma soprattutto credeva in me e vedeva che avevamo creato qualcosa di solido. Da quel momento in poi ho iniziato a pensare in grande.
Guardando al futuro: qual è il tuo sogno più grande come organizzatore di eventi?
Il mio sogno è creare un format che possa uscire da Roma e girare l’Italia, ma soprattutto l’Europa. Un progetto che porti la nostra identità ovunque, senza perdere il contatto con la community da cui è nato tutto. Alla fine, più che crescere in grandezza, voglio crescere in profondità: fare eventi che lasciano il segno.
Intervista a Pietro: Il Mondo della Nightlife
Redazione The Digital Moon
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